Dazi, Trump cambia ancora le carte in tavola: la nuova tariffa globale sale dal 10 al 15%
di Raffaele RicciardiMILANO - Mai dare qualcosa per fatto quando in ballo c’è il presidente americano, Donald Trump. Poche ore dopo la pubblicazione da parte della Casa Bianca della scheda con il nuovo ordine per un dazio globale al 10%, in risposta alla mazzata arrivata della Corte Suprema che ieri ha annullato una buona fetta delle tariffe da lui imposte, il presidente torna su Truth per dire che quel livello sarà immediatamente alzato al 15 per cento.
"Io, in qualità di presidente, aumenterò, con effetto immediato, i dazi mondiali del 10% sui Paesi, molti dei quali hanno 'derubato' gli Stati Uniti per decenni, senza alcuna ritorsione (finché non sono arrivato io!), al livello pienamente consentito e legalmente testato del 15%", la dichiarazione di Trump sul social. Decisione presa dopo una “approfondita, dettagliata e completa” analisi “della ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana” sentenza della vigilia.
Un livello di imposizione doganale che così pareggerebbe quanto pattuito con gra…
MILANO - Mai dare qualcosa per fatto quando in ballo c’è il presidente americano, Donald Trump. Poche ore dopo la pubblicazione da parte della Casa Bianca della scheda con il nuovo ordine per un dazio globale al 10%, in risposta alla mazzata arrivata della Corte Suprema che ieri ha annullato una buona fetta delle tariffe da lui imposte, il presidente torna su Truth per dire che quel livello sarà immediatamente alzato al 15 per cento.
"Io, in qualità di presidente, aumenterò, con effetto immediato, i dazi mondiali del 10% sui Paesi, molti dei quali hanno 'derubato' gli Stati Uniti per decenni, senza alcuna ritorsione (finché non sono arrivato io!), al livello pienamente consentito e legalmente testato del 15%", la dichiarazione di Trump sul social. Decisione presa dopo una “approfondita, dettagliata e completa” analisi “della ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana” sentenza della vigilia.
Un livello di imposizione doganale che così pareggerebbe quanto pattuito con grandi partner commerciali come Europa, Giappone, Corea del Sud e Taiwan, che sembravano poter sfruttare questa finestra per migliorare la propria posizione.
Resta da vedere se sarà confermato quanto spiegato fino a poche ore prima dalla stessa Casa Bianca. E cioè che la nuova imposizione entrerà in vigore il 24 febbraio alle 12:01 ora di Washington.
La Corte suprema boccia i dazi, Trump: "Mi vergogno per i giudici, non hanno coraggio"
Il decreto specifica che il nuovo balzello viene introdotto ai sensi della sezione 122 del Trade Act del 1974, che conferisce al Presidente il potere di affrontare determinati problemi fondamentali nei pagamenti internazionali tramite sovrattasse e altre restrizioni speciali sulle importazioni. Non più dunque lo Ieepa censurato dalla Corte. L’obiettivo dichiarato è “arginare il deflusso di dollari verso produttori stranieri e incentivare il ritorno della produzione nazionale”.
Una durata di 150 giorni, intanto altre “indagini”
Il dazio durerà 150 giorni: ci vorrebbe il Congresso per estenderlo, ma sappiamo che ci sono Repubblicani che nel libero mercato credono ancora e vedono come fumo negli occhi la politica sul commercio del presidente. E in effetti il 15% risulta essere il livello massimo cui Trump può arrivare con la Sezione 122. Ma poi si è portato avanti e oltre a ciò, e ad assicurare che manterrà in vigore le attuali imposte sulle importazioni ai sensi delle Sezioni 301 e 232, ha segnalato l'intenzione di avviare ulteriori indagini commerciali.
"Nel corso dei prossimi pochi mesi - ribadisce su Truth contestualmente all’annuncio del 15%- l'amministrazione Trump determinerà ed emetterà le nuove tariffe legalmente ammissibili, che proseguiranno il nostro straordinario processo di successo per rendere l'America di nuovo grande - PIÙ GRANDE CHE MAI PRIMA!!!".
Secondo la scheda informativa, ha incaricato l'Ufficio del Rappresentante commerciale degli Stati Uniti di avviare indagini ai sensi dell'autorità conferitagli dalla Sezione 301. Servono cioè indagini specifiche per ciascun Paese, che includono audizioni e la possibilità per le aziende o le nazioni interessate di fornire il proprio contributo, come spiega la Bloomberg. Per poter imporre i dazi, i funzionari dovrebbero concludere che il Paese ha violato un accordo commerciale o ha intrapreso pratiche che gravano sul commercio degli Stati Uniti. Linea già indicata, d’altra parte, dal segretario al Tesoro Bessent subito dopo la Corte: “Torneremo allo stesso livello di tariffe per i vari Paesi”, ha detto alla Fox.
Farmaci, auto, agricoltura: le esenzioni
Tornando alle informazioni pubblicate dalla Casa Bianca, sono confermate le esclusioni già previste in passato, “per via delle esigenze dell’economia statunitense o per garantire che il dazio affronti in modo più efficace i problemi fondamentali dei pagamenti internazionali degli Stati Uniti”. Esentati allora: alcuni minerali critici, metalli utilizzati per valuta e lingotti, energia e prodotti energetici; risorse naturali e fertilizzanti di cui gli Usa hanno bisogno, così come alcuni prodotti agroalimentari, tra cui carne bovina, pomodori e arance; prodotti farmaceutici e ingredienti farmaceutici; alcuni prodotti elettronici; autovetture, alcuni autocarri leggeri, determinati veicoli medi e pesanti, autobus e alcune parti di autovetture, autocarri leggeri, veicoli pesanti e autobus; alcuni prodotti dell’aerospazio; libri.
Fuori dal nuovo dazio globale anche tutti gli articoli e le parti di articoli attualmente soggetti o che diventeranno soggetti ad azioni ai sensi della sezione 232, i beni conformi all’intesa con Canada e Messico e il tessile che proviene dall’America centrale oggetto già di accordo.
Confermata anche la sospensione del trattamento duty-free de minimis per le spedizioni di basso valore.
Gli accordi con i partner, per alcuni (Europa inclusa) una discesa temporanea
Nell’ordine si conferma la volontà proseguire con la politica dei dazi, elencando una serie di cifre sul deficit americano che ne giustificano l’attivazione. Non solo commerciale: alla fine del 2024, si legge, la posizione netta di investimento internazionale degli Stati Uniti ammontava a 26.000 miliardi di dollari, pari all’89% del Pil statunitense. Ciò significa che, se tutte le obbligazioni verso l’estero contratte dagli Stati Uniti dovessero scadere oggi e anche se tutte le attività estere possedute dagli Stati Uniti potessero essere immediatamente utilizzate come pagamento, gli Stati Uniti dovrebbero comunque effettuare pagamenti pari all’89% della loro produzione economica annuale per onorare i propri impegni.
Ecco allora l’urgenza, vista dalla Casa Bianca, di attingere ancora ai dazi, “uno strumento fondamentale nella cassetta degli attrezzi del Presidente Trump per proteggere le imprese e i lavoratori americani, riportare la produzione in patria, ridurre i costi e aumentare i salari”. Con un accenno però ai partner, che pare riferito anche all’Europa pronta a mettere in stand-by il recepimento dell’intesa scozzese: gli Stati Uniti “continueranno a onorare i propri Accordi giuridicamente vincolanti sul Commercio Reciproco. Gli Stati Uniti si aspettano lo stesso impegno dai loro partner commerciali”.