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Dazi, Donald Trump rilancia: “Subito al 15% per tutti”. E Parigi punta al bazooka

epa12763415 US President Donald J. Trump (L) takes questions from the media about the Supreme Court's striking down of most of his tariffs during a press conference in the briefing room at the White House in Washington, DC, USA, 20 February 2026. Earlier today, the Supreme Court ruled against President Trump's tariff program. EPA/YURI GRIPAS / POOL 

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Trump aumenta le tariffe di altri cinque punti. L’Illinois già chiede i rimborsi. Merz media: “L’incertezza è veleno, porterò negli Usa una posizione comune Ue”
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NEW YORK – La notte deve aver portato consiglio a Donald Trump, oppure il contrario, a seconda dei punti di vista, perché ieri mattina al risveglio ha annunciato via social di aver alzato il nuovo dazio globale dal 10 al 15%. Così ha eliminato l’illusione dell’Europa di poter ottenere qualunque vantaggio e confermato l’incertezza che regna sull’economia mondiale da quando è tornato alla Casa Bianca. I problemi che aveva venerdì sono però rimasti uguali sabato, perché i tentativi di aggirare la sentenza della Corte Suprema rischiano di sbattere contro i tribunali e la resistenza degli stessi repubblicani al Congresso, timorosi di perdere le elezioni midterm. Sul piano internazionale, poi, la sua arma preferita di estorsione resta spuntata, o meno credibile, in particolare alla vigilia del delicato viaggio in Cina.

“Basandosi – ha scritto Trump – su una revisione approfondita, dettagliata e completa della decisione ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana sulle tariffe…

NEW YORK – La notte deve aver portato consiglio a Donald Trump, oppure il contrario, a seconda dei punti di vista, perché ieri mattina al risveglio ha annunciato via social di aver alzato il nuovo dazio globale dal 10 al 15%. Così ha eliminato l’illusione dell’Europa di poter ottenere qualunque vantaggio e confermato l’incertezza che regna sull’economia mondiale da quando è tornato alla Casa Bianca. I problemi che aveva venerdì sono però rimasti uguali sabato, perché i tentativi di aggirare la sentenza della Corte Suprema rischiano di sbattere contro i tribunali e la resistenza degli stessi repubblicani al Congresso, timorosi di perdere le elezioni midterm. Sul piano internazionale, poi, la sua arma preferita di estorsione resta spuntata, o meno credibile, in particolare alla vigilia del delicato viaggio in Cina.

“Basandosi – ha scritto Trump – su una revisione approfondita, dettagliata e completa della decisione ridicola, mal scritta e straordinariamente antiamericana sulle tariffe emessa ieri, dopo molti mesi di riflessione, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, questa dichiarazione serve a rappresentare che io, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America aumenterò con effetto immediato la tariffa mondiale del 10% sui paesi, molti dei quali hanno ‘fregato’ gli Stati Uniti per decenni, senza ritorsioni (fino a quando non sono arrivato io!), fino al livello pienamente consentito e legalmente testato del 15%. Nei prossimi mesi l’amministrazione Trump determinerà e emetterà i nuovi dazi legalmente consentiti, che continueranno il nostro processo straordinariamente riuscito di rendere l’America grande di nuovo”.

Il piano di Trump quindi si va chiarendo. Il nuovo dazio globale del 15% si basa sulla Section 122 del Trade Act del 1974, che gli consente di imporre questa tariffa, anche se in realtà era stato approvato per altri scopi e mai utilizzato così prima. Il problema è che il provvedimento scade dopo 150 giorni, poi dovrebbe chiedere al Congresso di estenderlo. Siccome non è sicuro di ottenere il via libera, soprattutto alla Camera, dove i repubblicani hanno una maggioranza risicata e diverse potenziali defezioni, si prepara a rimpiazzarlo con un’altra iniziativa. Questa sarebbe basata invece sulla Section 301, che obbliga a condurre investigazioni per appurare eventuali pratiche commerciali ingiuste verso gli Usa, da punire appunto con le tariffe. Alcune eccezioni sarebbero previste per beni che servono all’America, come le terre rare, e paesi tipo Messico e Canada con cui vigono altri accordi per gli scambi. Queste misure però richiedono tempo e attireranno nuove cause, che il governo non è sicuro di vincere perché la Corte ha stabilito la necessità di ottenere l’autorizzazione del Congresso per i dazi. Alcuni Stati poi, come l’Illinois, si preparano ai rimborsi.

La confusione dunque continua a regnare e preoccupa l’Europa. Il cancelliere tedesco Merz ha detto che «il veleno più grande per le economie è questa costante incertezza sui dazi. Deve finire». E ha annunciato una missione a Washington, dove punta a presentare «una posizione europea coordinata». Il ministro francese del Commercio Nicolas Forissier, parlando con il Financial Times, ha avvertito che «se diventasse necessario, l’Europa ha gli strumenti per rispondere», come il “bazooka” dell’anti-coercion instrument. Tutto questo sembra avvantaggiare la Cina, che nel frattempo ha aumentato le esportazioni. E quando a fine mese Trump andrà a Pechino, l’arma dei dazi sarà comunque indebolita e meno credibile dopo la sentenza della Corte Suprema.

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