BRUXELLES – L’Unione europea non vuole un nuovo scontro con gli Usa sui dazi ma chiede chiarezza. I segnali provenienti da Washington, infatti, non sono per niente rassicuranti per Bruxelles. La costante oscillazione di Donald Trump mette sul chi va là la Commissione. Preoccupata soprattutto di un particolare che gli interlocutori americani non riescono a precisare: le tariffe al 15 per cento per tutti è una soglia onnicomprensiva, come era stato concordato l’estate scorsa, o ad essa vanno aggiunti altri balzelli come accadeva fino a quattro mesi fa? Una differenza di 3-4 punti. Ma nello stesso tempo vuole evitare di arrivare ai ferri corti e soprattutto di trasmettere alla Casa Bianca l’idea che la decisione del Parlamento europeo di sospendere la ratifica dell’intesa sia un atto ostile.
BRUXELLES – L’Unione europea non vuole un nuovo scontro con gli Usa sui dazi ma chiede chiarezza. I segnali provenienti da Washington, infatti, non sono per niente rassicuranti per Bruxelles. La costante oscillazione di Donald Trump mette sul chi va là la Commissione. Preoccupata soprattutto di un particolare che gli interlocutori americani non riescono a precisare: le tariffe al 15 per cento per tutti è una soglia onnicomprensiva, come era stato concordato l’estate scorsa, o ad essa vanno aggiunti altri balzelli come accadeva fino a quattro mesi fa? Una differenza di 3-4 punti. Ma nello stesso tempo vuole evitare di arrivare ai ferri corti e soprattutto di trasmettere alla Casa Bianca l’idea che la decisione del Parlamento europeo di sospendere la ratifica dell’intesa sia un atto ostile.
Per questo ieri l’esecutivo comunitario, mentre l’Eurocamera alzava il livello della polemica, ha fatto uscire una nota per puntualizzare la posizione dell’Unione. «La Commissione europea chiede piena chiarezza sulle misure che gli Stati Uniti intendono adottare a seguito della recente sentenza della Corte Suprema. La situazione attuale non favorisce la realizzazione di scambi e investimenti transatlantici “giusti, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi”, come concordato da entrambe le parti e specificato nella dichiarazione congiunta Ue-Usa dell’agosto 2025». Secondo Palazzo Berlaymont, l’Europa «garantirà sempre la piena tutela degli interessi dell’Unione europea: le aziende e gli esportatori dell’Ue devono beneficiare di un trattamento equo, prevedibilità e certezza del diritto». Ma, è il punto fondamentale, «un accordo è un accordo. Noi ci aspettiamo che gli Stati Uniti onorino i propri impegni, così come noi ci impegnamo a rispettarli». Come a dire: la sospensione imposta dal Parlamento non vuol dire disattendere il patto. Tuttavia non sono accettabili «aumenti tariffari oltre il tetto massimo chiaro e onnicomprensivo precedentemente concordato» e dazi imprevedibili sono «intrinsecamente destabilizzanti».
E sebbene il commissario Ue al commercio, Maros Sefcovic, sia rimasto in contatto con l’omologo statunitense, Howard Lutnick, e con il rappresentante per il Commercio, Jamieson Greer, non tutto è stato chiarito. I governi europei confermano la sfiducia nei confronti del presidente americano. «Non è chiaro – ha confermato persino la presidente della Bce, Christine Lagarde - cosa accadrà. Con i dazi, è fondamentale che ci sia chiarezza sulle future relazioni tra Stati Uniti ed Europa». Pochi, dunque, credono alle intenzioni stabili del tycoon. Per questo considerano essenziale continuare a concordare accordi commerciali con altri Paesi, come è accaduto di recente con l’India. Nello stesso tempo sono impauriti dalle reazioni scomposte di Trump. Tanto che nelle ultime ore è in corso dentro la Commissione una valutazione riguardante l’approvazione prevista giovedì prossimo dell’Industrial Accelerator Act. In quel provvedimento figura anche la norma sul cosiddetto “Buy European”, la preferenza a favore dei prodotti “Made in Eu”. Misura contestata con decisione dagli States. La possibilità di un rinvio non è allora da escludere. Un’ipotesi fortemente contestata dal “padre” del testo: il francese Stephane Sejournè. Cancellare il via libera dall’ordine del giorno, però, non è semplice. Ma il solo fatto che sia in corso una riflessione spiega bene quanta cautela e quanto allarme stia accompagnando le scelte di Bruxelles.
Al momento, comunque, difficilmente saranno assunti provvedimenti ulteriori e nessuno si vuole assumere la responsabilità di far decadere l’accordo. Questo sebbene il Parlamento europeo tra oggi e domani ufficializzerà il “congelamento” della ratifica. «Proporrò al team negoziale di sospendere i lavori legislativi – ha annunciato il presidente della commissione Commercio internazionale dell’Eurocamera Bernd Lange, relatore dell’intesa Ue-Usa sui dazi - fino a quando non avremo una valutazione giuridica adeguata e impegni chiari da parte degli Stati Uniti». Perché. Ha spiegato, «nessuno riesce più a capirci qualcosa». Ci proverà oggi il Consiglio dei ministri Ue degli Esteri e il G7.
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