✕

Imprese immigrate, una su quattro è guidata da una donna: crescita del 56% in 15 anni

Ascolta l'audio

Il rapporto Cna-Idos mostra un’imprenditoria straniera in espansione mentre cala quella italiana: 164mila imprese femminili, sempre più presenti nei servizi e nei settori professionali
1 minuti di lettura

ROMA – Una impresa straniera su quattro è donna. Negli ultimi quindici anni le imprese immigrate al femminile sono cresciute del 56%, segnando una dinamica più rapida dell’intera imprenditoria straniera e in netto contrasto con il calo delle attività guidate da nati in Italia. È la fotografia del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025 di Cna e Centro studi e ricerche Idos, presentato oggi a Roma. Dal 2014 lo studio monitora annualmente il fenomeno e oggi evidenzia un «progressivo ridimensionamento del protagonismo maschile e diversificazione dei profili imprenditoriali».

Numeri

Dal 2011 al 2024 le imprese guidate da immigrati sono aumentate del 46,9%, mentre quelle a titolarità italiana sono diminuite del 7,9%. All’interno di questo quadro, la componente femminile cresce ancora di più: +56,2% nello stesso periodo e +8,3% negli ultimi cinque anni, fino a raggiungere 164.509 imprese, pari al 24,7% del totale dell’impr…

ROMA – Una impresa straniera su quattro è donna. Negli ultimi quindici anni le imprese immigrate al femminile sono cresciute del 56%, segnando una dinamica più rapida dell’intera imprenditoria straniera e in netto contrasto con il calo delle attività guidate da nati in Italia. È la fotografia del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025 di Cna e Centro studi e ricerche Idos, presentato oggi a Roma. Dal 2014 lo studio monitora annualmente il fenomeno e oggi evidenzia un «progressivo ridimensionamento del protagonismo maschile e diversificazione dei profili imprenditoriali».

Numeri

Dal 2011 al 2024 le imprese guidate da immigrati sono aumentate del 46,9%, mentre quelle a titolarità italiana sono diminuite del 7,9%. All’interno di questo quadro, la componente femminile cresce ancora di più: +56,2% nello stesso periodo e +8,3% negli ultimi cinque anni, fino a raggiungere 164.509 imprese, pari al 24,7% del totale dell’imprenditoria straniera. Il rapporto sottolinea una «vitalità sconosciuta al resto del tessuto d’impresa, segnato da una fase di persistente contrazione».

Alla fine del 2024 le imprese guidate da donne straniere rappresentano inoltre il 12,6% di tutte le attività femminili italiane, quasi il doppio rispetto al 2011 (7,3%) e oltre il peso complessivo dell’imprenditoria immigrata nel sistema produttivo nazionale (11,3%). Nello stesso periodo, le imprese femminili italiane registrano una flessione del 3,5% dal 2020, rafforzando il carattere anticiclico dell’imprenditoria immigrata.

Settori

La crescita si concentra nei servizi, in linea con l’evoluzione dell’economia italiana. I principali comparti restano il commercio (48.810 imprese) e l’alloggio e ristorazione (21.517), ma negli ultimi cinque anni emergono nuovi ambiti.

Le cosiddette “altre attività di servizi” raggiungono 18.812 imprese e crescono del 27,2%, diventando il terzo settore di inserimento. Ancora più marcato l’aumento in comparti finora poco frequentati: attività immobiliari (+33,3%), finanziarie e assicurative (+24,7%) e professionali, scientifiche e tecniche (+24,2%). Nel complesso, quasi 10mila imprese femminili immigrate si collocano in questi segmenti, segnalando una «attitudine crescente a sperimentare aree merceologiche inattese» e una maggiore capacità di cogliere nuove opportunità di inserimento professionale e autopromozione socio-economica.

Paradosso occupazionale

La dinamica imprenditoriale si sviluppa in un contesto di persistente fragilità occupazionale. Il rapporto evidenzia che le donne immigrate restano «tra i segmenti più penalizzati del mercato del lavoro, largamente convogliate nel lavoro domestico e di cura».

L’avvio di un’attività autonoma diventa così un canale di mobilità professionale e integrazione, anche per valorizzare competenze spesso elevate ma sottoutilizzate nel lavoro dipendente. Il risultato è un fenomeno che ridisegna la geografia dell’imprenditoria immigrata: meno concentrata nei settori tradizionali, più diversificata e sempre più femminile.

Leggi i commenti