“Tassa” sullo spazio cloud per il copyright, industria tech contro il governo: “Valutiamo ricorso”
di Alessandro LongoLo spazio cloud in Italia diventa più caro, per i fornitori e a cascata probabilmente per i consumatori, per via di un decreto firmato questa settimana dal ministero della Cultura.
In sostanza, i fornitori di spazio cloud, dove gli utenti possono archiviare i propri file, foto, video eccetera, sono chiamati ora a pagare per la prima volta il “compenso per copia privata”. Una specie di tassa imposta dall’Italia, da anni, a favore dei detentori di diritto d’autore. Lo stesso decreto aumenta i costi dell’equo compenso già in vigore su altri tipi di memoria, dagli hard disk alle chiavette a quella integrata negli smartphone, nell’ordine di qualche euro. Il costo varia a seconda di quanti GB di memoria ci sono ed è probabile che il fornitore ribalterà il sovrapprezzo sull’utente finale. Per il cloud si parla, nelle tabelle presenti nel decreto, di fino a 2,4 euro al mese per utente, quasi 30 euro l’anno.
Lo spazio cloud in Italia diventa più caro, per i fornitori e a cascata probabilmente per i consumatori, per via di un decreto firmato questa settimana dal ministero della Cultura.
In sostanza, i fornitori di spazio cloud, dove gli utenti possono archiviare i propri file, foto, video eccetera, sono chiamati ora a pagare per la prima volta il “compenso per copia privata”. Una specie di tassa imposta dall’Italia, da anni, a favore dei detentori di diritto d’autore. Lo stesso decreto aumenta i costi dell’equo compenso già in vigore su altri tipi di memoria, dagli hard disk alle chiavette a quella integrata negli smartphone, nell’ordine di qualche euro. Il costo varia a seconda di quanti GB di memoria ci sono ed è probabile che il fornitore ribalterà il sovrapprezzo sull’utente finale. Per il cloud si parla, nelle tabelle presenti nel decreto, di fino a 2,4 euro al mese per utente, quasi 30 euro l’anno.
L’industria è in rivolta
Associazione Italiana Internet Provider e Assintel (associazione Nazionale delle Imprese ICT di Confcommercio) “esprimono sconcerto” e valutano un rincorso, in una nota mandata oggi in cui si appellano al ministro. Proteste arrivano anche dall'associazione di aziende tech Anitec Assinform. "Il decreto aumenta i costi intorno al 20% ed estende il meccanismo anche al cloud storage: misure che rischiano di tradursi in nuovi costi per cittadini e imprese e di incidere sull’attrattività del mercato italiano per gli operatori tecnologici", scrive l'associazione. "Particolarmente critica è l’introduzione del compenso sul cloud storage, che rischia di portare a una vera e propria tassa sul cloud, penalizzare investimenti in innovazione e creare ulteriori oneri lungo la filiera tecnologica, fino ad arrivare ai consumatori".
In ballo ci sono milioni di euro che possono finire nelle tasche dei detentori di copyright ma penalizzare l’industria tecnologica italiana, volano di innovazione e crescita economica. Il cloud per altro è uno degli strumenti principe di trasformazione digitale per un’azienda, oltre a essere salvaguardia delle nostre foto delle vacanze, compleanni e altri momenti importanti di vita.
Ma che c’entra il copyright con il cloud? La spiegazione dell’arcano è sul sito della Fondazione Copia Privata Italia, che gestisce questi soldi per la Siae. “Il compenso per Copia Privata è un importo forfettario per compensare gli autori e tutta la filiera dell’industria culturale della riduzione dei loro proventi dovuta alle copie private di opere protette dal diritto d’autore. L’entità del compenso tiene conto del fatto che sui supporti si possa registrare anche materiale non protetto dal diritto d’autore (le opere di “pubblico dominio”). Il compenso per copia privata viene versato da fabbricanti, importatori o distributori a SIAE la quale, per legge, lo riscuote e lo ripartisce ai beneficiari indicati dalla legge stessa, anche tramite le imprese che svolgono attività di intermediazione dei diritti connessi e/o loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative”.
Insomma: dovremmo pagare il sovrapprezzo sul cloud a copertura della possibilità di mettere lì una canzone (ad esempio) acquistata da un negozio digitale. Non a caso il decreto è stato firmato nei giorni del festival di Sanremo. Ma chiunque abbia un minimo di esperienza digitale sa che ormai la musica e i film sono in gran parte in streaming. Di cd o vinili comprati le persone non sono propensi a farsi una copia digitale. Tantomeno non sul prezioso e limitato spazio cloud. O su memoria dello smartphone. Ci sono ancora persone che scaricano musica e film illegalmente, ma il compenso “copia privata” non riguarda la pirateria.
Per il cloud poi c’è un paradosso in più, notano le associazioni. Il compenso, come detto, si paga già da anni su dispositivi di memoria fisica, come gli hard disk. Il cloud si poggia su questi però per offrire lo spazio agli utenti, via internet. Il cloud è la versione digitale online di una memoria fisica. Insomma: adesso il Governo ha approvato una doppia tassa. I fornitori pagano prima l’equo compenso sugli hard disk e poi, per la stessa identità memoria, sul cloud.
Le associazioni si lamentano poi che la tassa si applica anche ai servizi cloud per aziende, pubbliche amministrazioni, che a maggior ragioni nulla c’entra con la copia privata. Ad esempio è spazio cloud usato per il backup di sistema.
A essere penalizzati sarebbero solo gli operatori con sede operativa in Italia, “a vantaggio di grandi piattaforme internazionali difficilmente raggiungibili dal meccanismo di controllo e prelievo”; ci sarebbe quindi una “distorsione della concorrenza” a danno delle nostre aziende tech.
Il possibile ricorso
“Siamo sconcertati: le anticipazioni di agosto vengono confermate senza modifiche sostanziali. Nel momento in cui timidamente si sta parlando di supportare il cloud nazionale ed europeo, nell’ottica della sovranità digitale, il prelievo sul cloud storage rischia di trasformarsi in una doppia imposizione e in un freno agli investimenti digitali italiani. AIIP sta valutando un ricorso e ogni iniziativa utile a tutelare imprese e utenti”, dice Giuliano Claudio Peritore, Presidente AIIP.
“Colpire indiscriminatamente lo storage cloud significa introdurre un onere parafiscale su un’infrastruttura abilitante per competitività e innovazione. È una misura incoerente con le politiche di digitalizzazione e con la Strategia Cloud, e rischia di aggravare i costi per imprese e professionisti. Per questo Assintel, con AIIP, sta valutando un ricorso, per tutelare le medie e piccole imprese italiane”, commenta Paola Generali, Presidente Assintel.
Aiip e Assintel chiedono al ministero di aprire con urgenza un tavolo tecnico con tutte le categorie realmente coinvolte e di intervenire per “escludere in modo chiaro ed ex ante i servizi cloud forniti a clienti business; prevenire i doppi prelievi lungo la filiera; semplificare drasticamente adempimenti, esenzioni e rimborsi” si legge nella nota congiunta delle due associazioni.