MILANO – Trimestre dopo trimestre, la strategia dei satelliti di Eni continua a dare frutti. Nel 2025 la produzione di idrocarburi è salita del 4% a 1,73 milioni di barili equivalenti al giorno, la capacità rinnovabile della controllata Plenitude è balzata del 41% a 5,8 gigawatt, mentre i biocarburanti lavorati da Enilive sono cresciuti del 4% a 1,16 milioni di tonnellate, forti del +70% incassato nel quarto trimestre.
La strategia sostiene i numeri
Un mix che ha consentito, nonostante l’andamento dei prezzi tutt’altro che favorevole, di migliorare il margine operativo lordo rettificato (+6% a 2,87 miliardi) e l’utile netto rettificato del trimestre, balzato del 35% a 1,2 miliardi. A Piazza Affari il titolo ringrazia, guadagnando il 2,5%. In flessione, invece, il Mol e l’utile dell’intero esercizio - che si attesta comunque a 5 miliardi di euro - perché sono venuti meno alcuni proventi straordinari del 2024.
«Nello stesso anno siamo riusciti ad aumentare la produzione, pur diminuendo…
MILANO – Trimestre dopo trimestre, la strategia dei satelliti di Eni continua a dare frutti. Nel 2025 la produzione di idrocarburi è salita del 4% a 1,73 milioni di barili equivalenti al giorno, la capacità rinnovabile della controllata Plenitude è balzata del 41% a 5,8 gigawatt, mentre i biocarburanti lavorati da Enilive sono cresciuti del 4% a 1,16 milioni di tonnellate, forti del +70% incassato nel quarto trimestre.
La strategia sostiene i numeri
Un mix che ha consentito, nonostante l’andamento dei prezzi tutt’altro che favorevole, di migliorare il margine operativo lordo rettificato (+6% a 2,87 miliardi) e l’utile netto rettificato del trimestre, balzato del 35% a 1,2 miliardi. A Piazza Affari il titolo ringrazia, guadagnando il 2,5%. In flessione, invece, il Mol e l’utile dell’intero esercizio - che si attesta comunque a 5 miliardi di euro - perché sono venuti meno alcuni proventi straordinari del 2024.
«Nello stesso anno siamo riusciti ad aumentare la produzione, pur diminuendo gli investimenti a 8,5 miliardi, ridurre il debito e aumentare la remunerazione degli azionisti con un buyback da 1,8 miliardi, aumentato del 20%», commenta l’ad Claudio Descalzi.
Tempi rapidi sul Venezuela
Era già gennaio quando il Cane a sei zampe ha ricevuto il benestare (e l’invito) degli Stati Uniti a ridare smalto all’oil&gas in Venezuela. «La licenza generale numero 50 ci dà la possibilità di veder pagato in petrolio il gas che stiamo vendendo sul mercato locale».
Oggi, spiega l’ad, «i barili non sono sufficienti per recuperare i crediti inevasi pregressi (3 miliardi, ndr.), bisogna aumentare la produzione. Noi siamo presenti sia nella Fascia dell’Orinoco sia nel giacimento offshore Corocoro e stiamo dialogando con compagnie americane per possibili jv per aumentare la produzione».
Sui tempi il manager è ottimista. «Per chi ha le licenze, potrebbero essere anche molto rapidi: le prime autorizzazioni per jv con Pdvsa, la compagnia di Stato, potrebbero arrivare già nel 2026».
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