Ets, si apre il fronte a Bruxelles. L’Italia chiede stop e riforma
di Filippo SantelliROMA – Dopo averne fatto un punto centrale del suo decreto Bollette, il governo italiano porta avanti anche in Europa la sua offensiva contro l’Ets, cioè il sistema che dà un prezzo e un mercato alle emissioni di anidride carbonica, uno dei pilastri delle politiche ambientali comunitarie. Ieri al Consiglio competitività di Bruxelles il ministro delle Imprese Urso ha schierato l’Italia in prima fila tra i Paesi che chiedono una radicale revisione dello strumento, aggiungendo che nelle more la sua applicazione alle industrie inquinanti deve essere sospesa: «Così come concepito rappresenta un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee incidendo sui costi e limitandone la competitività», ha detto il ministro.
La ne…
ROMA – Dopo averne fatto un punto centrale del suo decreto Bollette, il governo italiano porta avanti anche in Europa la sua offensiva contro l’Ets, cioè il sistema che dà un prezzo e un mercato alle emissioni di anidride carbonica, uno dei pilastri delle politiche ambientali comunitarie. Ieri al Consiglio competitività di Bruxelles il ministro delle Imprese Urso ha schierato l’Italia in prima fila tra i Paesi che chiedono una radicale revisione dello strumento, aggiungendo che nelle more la sua applicazione alle industrie inquinanti deve essere sospesa: «Così come concepito rappresenta un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee incidendo sui costi e limitandone la competitività», ha detto il ministro.
La necessità di rimettere mano all’Ets è una priorità condivisa da molti Paesi europei: a margine del consiglio 11 di loro, tra cui Italia, Francia e Germania, hanno fatto circolare un documento che ne chiede la riforma all’insegna di pragmatismo e stabilità. Quel che spaventa governi e industrie è la prevista, progressiva riduzione delle quote di emissione gratuite per le aziende, che nei prossimi anni si accompagnerà all’entrata in vigore del Cbam, ulteriore tassa sulle emissioni incorporate in varie importazioni da Paesi extra Ue, come cemento e ferro. Il timore è che questi due oneri diano un ulteriore colpo alla manifattura europea, in particolare quella pesante. «Dovremo riflettere e ridiscutere dell’Ets, che dovrà tornare a essere uno strumento di investimento e non essere percepito come uno strumento di tassazione», ha riconosciuto il Commissario all’industria Séjourné.
Non si annuncia comunque un dibattito facile. I Paesi favorevoli alla correzione del sistema hanno idee diverse su quanto debba essere radicale, con Parigi più moderata di Roma e Berlino, mentre altri governi più attenti ai temi ambientali e più avanti nella transizione non vorrebbero toccarlo. «È uno degli strumenti di maggior successo della Ue», ha detto la vicepremier svedese Busch. «Sì a piccoli aggiustamenti ma senza eroderne le basi». Posizione simile a quella della presidente della Commissione von der Leyen.
Questa partita per l’Italia ha un doppio valore. Una delle misure più ambiziose del decreto Bollette appena varato dal governo lavora proprio sull’Ets, rimborsando la cifra ai produttori termoelettrici in modo che non si scarichi nel prezzo all’ingrosso dell’energia e spostandola “a valle” nelle bollette. Ora però serve il via libera di Bruxelles. «La questione degli Ets necessita di portare il dibattito alla dimensione europea — ha detto ieri la premier Meloni — . Stiamo portando avanti una strategia che coinvolge tanto il livello nazionale quanto il livello europeo». Intanto 150 tra scienziati ed economisti, tra cui il Nobel Giorgio Parisi, hanno scritto una lettera al governo chiedendo che non indebolisca strumenti per la decarbonizzazione come l’Ets.