✕

Mps integra Mediobanca entro l’anno e vede salire gli utili a 3,7 miliardi nel 2030

Ascolta l'audio

La capogruppo presenta il piano “Dalle radici alla nuova frontiera”, che ritocca al rialzo gli obiettivi dell’Ops. L’ad Lovaglio: “Munizioni per cogliere nuove opportunità di crescita sia in Italia che all'estero"
3 minuti di lettura

MILANO – Nasce il nuovo gruppo Mps-Mediobanca, nel solco di quanto annunciato un anno fa quando fu lanciata l’offerta pubblica di scambio senese su Piazzetta Cuccia. Il cda del Monte ieri pomeriggio ha approvato il piano industriale 2026–2030 “From deep roots to new frontiers”. Dalle radici di due marchi blasonati a una nuova forza leader nel settore, che stima un utile netto di 3,7 miliardi a fine piano (contro i 3 miliardi attuali e il 10% circa oltre le attese del mercato) e la distribuzione agli azionisti di 16 miliardi aggregati, pari al 100% dei profitti del quadriennio.

“Il nuovo piano segna un deciso cambio di passo nel posizionamento strategico e nella struttura del gruppo, facendo leva sul percorso di trasformazione di successo realizzato negli ultimi anni e sull’integrazione con Mediobanca – si legge in una nota - con l’obiettivo di creare un gruppo bancario leader, diversificato e competitivo, caratterizzato da solida redditività, robustezza patrimoniale e una maggiore rem…

MILANO – Nasce il nuovo gruppo Mps-Mediobanca, nel solco di quanto annunciato un anno fa quando fu lanciata l’offerta pubblica di scambio senese su Piazzetta Cuccia. Il cda del Monte ieri pomeriggio ha approvato il piano industriale 2026–2030 “From deep roots to new frontiers”. Dalle radici di due marchi blasonati a una nuova forza leader nel settore, che stima un utile netto di 3,7 miliardi a fine piano (contro i 3 miliardi attuali e il 10% circa oltre le attese del mercato) e la distribuzione agli azionisti di 16 miliardi aggregati, pari al 100% dei profitti del quadriennio.

“Il nuovo piano segna un deciso cambio di passo nel posizionamento strategico e nella struttura del gruppo, facendo leva sul percorso di trasformazione di successo realizzato negli ultimi anni e sull’integrazione con Mediobanca – si legge in una nota - con l’obiettivo di creare un gruppo bancario leader, diversificato e competitivo, caratterizzato da solida redditività, robustezza patrimoniale e una maggiore remunerazione per gli azionisti”. Un gruppo differenziato e complementare in cinque diversi mestieri creditizi come la banca commerciale, il credito al consumo, la banca d’affari, il private banking, le gestione patrimoniali. Le prime due attività saranno esercitate con il marchio Mps, le ultime tre con quello di Mediobanca.

Gli obiettivi del piano al 2030

Il gruppo in sostanza conferma, ma al rialzo, le aspettative e le direzioni annunciate in questi mesi, malgrado dalla fine dell’anno scorso in poi le frizioni tra l’ad Luigi Lovaglio e una parte del cda appoggiata dal socio Caltagirone (11,5%) avesse fatto ipotizzare scenari alternativi, nel percorso di integrazione che porterà Mediobanca fuori da Piazza Affari nei prossimi mesi. Forse la mancanza di grandi novità, unita ai rialzi speculativi delle ultime sedute, porta l’azione Mps in calo del 4% in avvio, mentre Piazzetta Cuccia perde il 2,5%.

I ricavi totali del gruppo aggregato saliranno a un 4% medio composto annuo, a 9,5 miliardi, mentre i costi operativi sono attesi a 3,6 miliardi (crescita media 1%), più bassi del 5% sulle attese degli operatori, e pari a un cost/income in miglioramento dal 46% del 2025 al 38% al 2030. L’utile netto “adjusted”, tolte le poste straordinarie, salirà a 3,7 miliardi (9%), pari a un 18% di rendimento del capitale (Rote). Confermata la distribuzione agli azionisti del 100% degli utili, per un dividend yield medio del 12%, e confermato il capitale primario Cet1 al 16% degli attivi di rischio, “con flessibilità strategica e munizioni che poche banche in Europa potranno vantare”, ha aggiunto Lovaglio nella presentazione. Un riferimento alla possibile prosecuzione del risiko bancario.

Lovaglio: “Il piano disegna una struttura chiara ed efficace”

«Il nuovo Piano Industriale rappresenta la naturale evoluzione del percorso di trasformazione realizzato con successo negli ultimi anni - ha dichiarato l’ad Luigi Lovaglio -. Abbiamo disegnato una struttura di gruppo chiara ed efficace, in grado di valorizzare pienamente le piattaforme di Mps e di Mediobanca per migliorare l’esperienza dei clienti su tutti i canali. Il banchiere lucano, che nei prossimi giorni si gioca la conferma per il prossimo triennio, ha aggiunto: «Insieme, Mps e Mediobanca rafforzano l’eccellenza della tradizione bancaria italiana, combinando la solida rete commerciale della prima con la cultura di advisory altamente riconosciuta della seconda, il cui brand e le cui competenze vengono preservati come pilastro fondamentale del nostro gruppo. Siamo pronti per una nuova fase di creazione di valore, facendo leva su radici profonde e guardando a nuove ambiziose frontiere».

Dalle attività di Principal Investing si prevedono ricavi in crescita, da 0,6 miliardi nel 2025 a ,8 nel 2030, “principalmente sostenuti dalla partecipazione pari a circa il 13% in assicurazioni Generali”. Si legge nel comunicato che la quota "garantisce diversificazione e stabilità negli utili del Gruppo, è decorrelata dal nostro ciclo bancario principale e funge da riserva strategica di capitale, migliorando la visibilità degli utili e la solidità a lungo termine del gruppo".

La fusione va avanti: il 10 marzo il concambio per il delisting

Il piano non dà indicazioni tecniche sulla fusione con Mediobanca: tuttavia conferma l’obiettivo di sinergie lorde di 700 milioni, stima un miliardo di investimenti tecnologici e prevede il completamento dei principali passaggi societari e di governance “entro la fine del 2026”. Ieri, tuttavia, la capogruppo senese e la controllata all’87% hanno riunito i loro consigli per procedere con le operazioni che porteranno a definire il concambio che serve a togliere dalla Borsa il 13% di Mediobanca non consegnato all’Ops chiusa nel settembre scorso. In una nota mattutina di Mps si legge che “stanno proseguendo, con il supporto degli, le attività istruttorie e di analisi in vista della definizione del progetto di fusione con Mediobanca e del relativo concambio”. E che “si prevede possano concludersi il giorno 10 marzo 2026”, con tramite un processo “che rispetta l'applicazione dei presidi richiesti dalla disciplina sulle parti correlate”, per arginare i conflitti d’interesse.

Leggi i commenti