MILANO – Primo comandamento: fai il log-in. Secondo: parti. Terzo: corri. Ricorda che l’app misura pure a che velocità vai. Vede e registra se rifiuti un ordine. Devi essere disponibile da mattina a sera. Sempre connesso. Geolocalizzato da padroni e clienti. Nessuna certezza sul domani: questo mese guadagni mille e speri nelle mance. Il prossimo si vedrà.
Pagina dopo pagina, dal decreto con il quale il pm di Milano Paolo Storari ordina il commissariamento del ramo italiano di Deliveroo – ventimila rider in tutta Italia, tremila solo nel capoluogo lombardo – traspare un decalogo del lavoro sfruttato e sottopagato. Dieci punti che elencano come funziona la loro vita: orari, pagamenti, carichi di lavoro, tracciamenti. Ufficialmente sono «autonomi» tutti quei fatto…
MILANO – Primo comandamento: fai il log-in. Secondo: parti. Terzo: corri. Ricorda che l’app misura pure a che velocità vai. Vede e registra se rifiuti un ordine. Devi essere disponibile da mattina a sera. Sempre connesso. Geolocalizzato da padroni e clienti. Nessuna certezza sul domani: questo mese guadagni mille e speri nelle mance. Il prossimo si vedrà.
Pagina dopo pagina, dal decreto con il quale il pm di Milano Paolo Storari ordina il commissariamento del ramo italiano di Deliveroo – ventimila rider in tutta Italia, tremila solo nel capoluogo lombardo – traspare un decalogo del lavoro sfruttato e sottopagato. Dieci punti che elencano come funziona la loro vita: orari, pagamenti, carichi di lavoro, tracciamenti. Ufficialmente sono «autonomi» tutti quei fattorini che ci portano la spesa o la pizza a casa. Nei fatti, è come se fossero dei dipendenti senza tutele: niente malattia, infortuni, riposi. Se ti fermi non guadagni. Se pedali, sul conto arrivano tre o quattro euro a consegna. Paghe da fame, «sotto la soglia di povertà».
Una giornata da rider: app, monitoraggio,chilometri in bici
La giornata del rider comincia con il «log in» alla «app», cioè al software che governa la sua vita. Il cellulare squilla, arriva un ordine: sul display appare l’indirizzo del ristorante e del cliente. «Il prezzo non è negoziabile e viene calcolato dal sistema in base ai chilometri». Il rider accetta e monta il sella. I racconti di molti lavoratori sentiti dai carabinieri del lavoro guidati da Loris Baldassarre e dai pm convergono su un altro aspetto: «Siamo costantemente geolocalizzati». Il cliente vede la loro posizione «in tempo reale», i ritardi «sono visibili o comunque rilevabili dal sistema». La piattaforma registra tutto. «Nessuna libertà di impostare tariffe»: il pagamento avviene sulla base «della struttura contabile della piattaforma».
Più consegni più guadagni, semplice. Ma a quanti campanelli devi suonare per raggiungere la dignità di uno stipendio vero? Molti fattorini parlano di 10 o 20 consegne al giorno, 50 o 60 chilometri ogni ventiquattr’ore, con ritmi più alti nei weekend. Bisogna restare sempre loggati, la vita scorre sui pranzi e le cene degli altri, le fasce orarie di reperibilità vanno dalle sette alle undici ore. Ma cosa succede se, per tanti motivi, un rider non vuole accettare una consegna? «Alcuni di loro – si legge nelle carte – affermano di non potersi permettere di rifiutare ordini per ragioni economiche». Ma non solo: il Sistema, scrivono gli investigatori, «registra e rende visibile il numero di rifiuti, cioè una metrica di comportamento. Raccoglie e conserva dati comportamentali associandoli all’account individuale». In questo modo cambiano «assegnazioni e priorità» in un’ottica di «monitoraggio continuo».
Glovo e la regolarizzazione dei lavoratori
Però, forse, qualcosa si muove. Nel caso di Glovo, già commissariata nelle scorse settimane, è iniziato un dialogo tra responsabili e legali della filiale italiana del gruppo spagnolo e l’amministratore giudiziario Adriano Romanò, chiamato ad occuparsi della «regolarizzazione dei lavoratori», e nello specifico dell’adeguamento delle paghe, che devono salire oltre la «soglia di povertà». Primi contatti anche tra inquirenti e avvocati di Deliveroo Italy. Sulla convalida del decreto del pm, eseguito mercoledì, deciderà il gip nei prossimi giorni. Ma l’obiettivo è sempre lo stesso: aumentare gli stipendi. Sullo sfondo, ma non troppo, i documenti che la procura diretta da Marcello Viola ha chiesto a multinazionali come McDonald’s, Burger King o Kfc. Ai loro vertici verrà chiesto: voi che vi avvalete delle piattaforme, cosa fate per prevenire il caporalato?