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Dazi, conto salato per Trump: valanga di cause per i rimborsi

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Già 1.800 ricorsi presentati, da FedEx a Goodyear, dopo la sentenza della Corte Suprema che ha dato torto al presidente. E l’azienda dei Lutnick è un caso
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NEW YORK – I dazi di Donald Trump hanno portato nelle casse federali più di 130 miliardi di dollari in appena dieci mesi. «L’America è più ricca», aveva dichiarato più volte il presidente. Ma dopo la decisione della Corte Suprema, che venerdì scorso ha dichiarato illegittimi i dazi, per la Casa Bianca c’è il rovescio della medaglia: la restituzione dei soldi e migliaia di cause da affrontare. Secondo il Wall Street Journal, sono almeno 1.800 le aziende che finora si sono affidate ai legali per ottenere il rimborso. E ogni giorno se ne aggiungono altre.

Ricorsi e lungo iter processuale

I grandi gruppi americani non hanno perso tempo: hanno chiesto il rimborso la catena di supermercati Costco, il gigante degli pneumatici Goodye…

NEW YORK – I dazi di Donald Trump hanno portato nelle casse federali più di 130 miliardi di dollari in appena dieci mesi. «L’America è più ricca», aveva dichiarato più volte il presidente. Ma dopo la decisione della Corte Suprema, che venerdì scorso ha dichiarato illegittimi i dazi, per la Casa Bianca c’è il rovescio della medaglia: la restituzione dei soldi e migliaia di cause da affrontare. Secondo il Wall Street Journal, sono almeno 1.800 le aziende che finora si sono affidate ai legali per ottenere il rimborso. E ogni giorno se ne aggiungono altre.

Ricorsi e lungo iter processuale

I grandi gruppi americani non hanno perso tempo: hanno chiesto il rimborso la catena di supermercati Costco, il gigante degli pneumatici Goodyear, quello delle consegne e logistica FedEx, e la catena di librerie Barnes & Noble. «Parliamo di un livello di cause come quello dell’amianto», ha commentato Matthew Seligman, avvocato che rappresenterà in tribunale numerosi importatori. Il riferimento è a decenni di cause avviate per presunti danni legati all’uso dell’amianto. La differenza è sui tempi: quelle per ottenere il rimborso dei dazi vengono presentate tutte ora. I dazi hanno riguardato più di trecentomila importatori e probabilmente molte aziende hanno pagato direttamente i dazi senza lasciarli in conto futuro. Di molti si occuperà la Corte per il Commercio internazionale, il tribunale federale con sede a New York che ha esperienza in dispute di questo tipo, ma che per la prima volta si troverà di fronte una mole abnorme di cause.

Il mercato dei rimborsi e il caso Lutnick

Come finirà, non è chiaro. L’amministrazione Trump ha lanciato segnali contrastanti. Negli atti depositati alla Corte Suprema i legali del governo avevano promesso che, in caso di bocciatura dei dazi, le aziende sarebbero state «integralmente risarcite tramite rimborso, inclusi gli interessi», ma venerdì un furibondo Trump ha risposto ai giornalisti: «Finiremo in tribunale per i prossimi cinque anni». Non tutte le aziende sono pronte ad andare fino in fondo. Alcune hanno rinunciato a ottenere tutti i soldi, e si accontenteranno di una parte. Altre hanno avviato una sorta di cessione del credito: in pratica vendono i diritti dei rimborsi a compagnie finanziarie, che le acquistano versando il 70-80 per cento del totale, e accollandosi il rischio legale dei ricorsi. Ma se poi li ottengono, gli acquirenti incasseranno il totale più gli interessi.

A questo rastrellamento avrebbero partecipato Brandon e Kyle Lutnick, figli del segretario al Commercio Howard Lutnick e passati alla guida dell’azienda del padre, la Cantor Fitzgerald, da quando lui è entrato al governo. Secondo i media americani, la Cantor nei mesi scorsi avrebbe sondato gli importatori nel tentativo di rilevare, a prezzi scontati, i diritti per i rimborsi futuri. La compagnia ha smentito. Sarebbe un clamoroso conflitto di interessi non solo finanziario ma politico, con l’insolita posizione del segretario al Commercio i cui figli rastrellavano le possibili richieste di rimborso prima ancora che la Corte Suprema si pronunciasse. Fosse andata davvero così, allora Lutnick, che ha sempre sostenuto la legittimità dei dazi e lodato il tycoon, sarebbe stato consapevole di come la guerra commerciale dichiarata da Trump al mondo fosse in fondo illegittima e destinata a finire.

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