Nel cuore dell’Artico, dove il cielo e il ghiaccio si fondono in un modo che sfida ogni descrizione turistica convenzionale, la Groenlandia è diventata il luogo in cui i grandi impulsi della politica mondiale - ambizione, curiosità e ansia per il futuro - si sono intrecciati con la vita quotidiana di una comunità piccola ma resistente.
Il miracolo di Trump
I voli diretti dall’America, un tempo un’eccezione, ora portano in estate viaggiatori affascinati dall’immensità silenziosa di Nuuk, mentre a sud le luci della città si riflettono sugli iceberg. Gli oppositori descrivono il presidente degli Stati Uniti Donald Trump come un re Mida alla rovescia: ogni cosa che tocca, dicono, la distrugge, a cominciare dall’impero immobil…
Nel cuore dell’Artico, dove il cielo e il ghiaccio si fondono in un modo che sfida ogni descrizione turistica convenzionale, la Groenlandia è diventata il luogo in cui i grandi impulsi della politica mondiale - ambizione, curiosità e ansia per il futuro - si sono intrecciati con la vita quotidiana di una comunità piccola ma resistente.
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Il miracolo di Trump
I voli diretti dall’America, un tempo un’eccezione, ora portano in estate viaggiatori affascinati dall’immensità silenziosa di Nuuk, mentre a sud le luci della città si riflettono sugli iceberg. Gli oppositori descrivono il presidente degli Stati Uniti Donald Trump come un re Mida alla rovescia: ogni cosa che tocca, dicono, la distrugge, a cominciare dall’impero immobiliare ereditato dal padre o i casinò rigogliosi finiti in bancarotta. Eppure stavolta Trump sembra avere prodotto un effetto benefico sulla Groenlandia: da quando l’ha messa nel mirino, minacciandone l’annessione, la grande isola artica è finita al centro delle rotte del turismo americano e mondiale. Questa terra remota è adesso presente in talk show, editoriali, monologhi dei comedian. Tutto utile a portare popolarità a un posto di cui molti ignoravano se non l’esistenza, almeno la natura.
turismo ed economia nella terra di ghiaccio
Prima e dopo
Prima la Groenlandia era una enorme terra di ghiaccio, vento e cieli azzurri. Adesso è diventata molto di più: rotte di trekking, notti stellate, grigliate vicino al camino. Qui si trova il celebre Ilulissat Icefjord, patrimonio dell’Unesco, dove enormi iceberg galleggiano. E poi il museo nazionale con le mummie di Qilakitsoq, il porto colorato, le escursioni nei fiordi, la baia con le balene, le passeggiate lungo la calotta glaciale, le aurore boreali, le slitte trainate da cani, il kayak tra gli iceberg, il sole di mezzanotte in estate, le renne, il bue muschiato, le foche, le grigliate di gamberetti, salmone e halibut artico. Ma queste c’erano già prima. A moltiplicare la fascinazione ci si sono messi i groenlandesi, che hanno sfidato Trump e fatto conoscere al mondo la loro verità, semplice e profonda: questa è casa loro, con la loro storia, l’orgoglio e la determinazione a non essere un pedone nei giochi delle grandi potenze.
Intanto si registra dall’anno scorso, il boom turistico: a partire da giugno la compagnia United Airlines ha inaugurato voli diretti dagli Usa a Nuuk. La capitale, con partenze dall’aeroporto internazionale di Newark, vicino a New York. Nella sola stagione estiva la compagnia aerea ha portato nell’isola quasi cinquemila americani. Per anni la Groenlandia era raggiungibile solo con voli che facevano scalo in Europa. Grazie ai nuovi collegamenti, compresi i voli aggiunti da Copenaghen, in Danimarca, i flussi turistici nel 2025 sono raddoppiati rispetto all’anno precedente, al punto che hotel e pensioni non sono più sufficienti a contenere gli arrivi. Oltre ai voli stanno aprendo nuovi aeroporti, come quello a Qaqortoq, l’insediamento più grande a sud, e a Ilulissat, base di partenza per le avventure nella Baia di Disko.
Un viaggio non per tutte le tasche
L’isolamento estremo rende, però, il viaggio costoso. Quasi tutto - cibo, carburante, materiali da costruzione - deve essere spedito. È facile pagare 9 dollari (più di 7 euro) un cappuccino, o 5 dollari (più di 4 euro) un bottiglietta d’acqua. Ancora più dura da digerire una notte all’Hotel Hans Egede - considerato il miglior soggiorno di Nuuk, sebbene classificato come tre stelle secondo gli standard internazionali - supera generalmente i 350 dollari (quasi 300 euro) a notte durante l’alta stagione. E questo è solo per la permanenza nella città principale, prima di dirigersi più lontano, come fanno la maggior parte dei turisti che arrivano da ogni parte, verso le zone più remote lungo la costa dei fiordi o il Circolo Polare Artico, dove è facile pagare 1.400 dollari (circa 1200 euro) a persona a notte per un accampamento con tenda di lusso. Il compromesso è un senso di avventura simile a un safari invernale, un’ospitalità artica unica e una natura selvaggia e generosa. C’è l’emozione di pescare un halibut nel giro di pochi secondi dal lancio della lenza nelle gelide acque dell’Atlantico. E i rituali del kaffemik spesso vedono il turista socializzare con famiglie inuit davanti a torte e caffè.
L’effetto Trump sul boom è confermato dai trend online: da quando, all’inizio del suo secondo mandato, il tycoon ha cominciato a parlare di annettere la Groenlandia, le ricerche della parola “Greenland” si sono moltiplicate. Molti operatori turistici hanno cercato informazioni, incuriositi dall’attenzione che questa terra per l’80 per cento ghiacciata ha attirato. Trump ha ufficialmente spiegato che il suo interesse nasce dalla volontà di proteggere l’America dal lato russo ma, come hanno spiegato per mesi i media americani, a far gola al tycoon sono invece i numerosi affari legati allo sfruttamento dei minerali rari così importanti per l’intelligenza artificiale. Molti donatori di Trump sono investitori pronti a entrare in Groenlandia e portare via le ricchezze naturali dell’isola.
La Groenlandia non è in vendita
Eppure, come hanno spiegato chiaramente i groenlandesi, nonostante l’interesse ossessivo della Casa Bianca, la Groenlandia non è in vendita: sia il governo locale sia quello danese - l’isola è una regione autonoma ma legata alla corona danese - hanno ribadito più volte che il territorio non è cedibile e che ogni proposta formale dovrà rispettare la sua autonomia e le legge internazionali.
Non ci sono soltanto Trump e i tour operatori interessati all’isola. Altre diplomazie si stanno muovendo per anticipare i tempi della Casa Bianca. Il Canada ha aperto un nuovo consolato in Groenlandia, con l’obiettivo, tra gli altri, di aiutare gli Inuit, i nativi indigeni, a viaggiare e a coltivare relazioni con i canadesi. In fondo è quello che gli abitanti dell’isola artica vogliono: nonostante quello che pensa Trump, non si sentono in vendita.