Milano – Si scalda la partita dei rinnovi ai vertici di Mps e Banco Bpm, essendo le due banche alle prese con le contorsioni della nuova Legge Capitali. Sul fronte senese ieri si è svolto il Comitato nomine propedeutico a scremare la lista di 20 nomi che il cda che si terrà non prima di domani dovrà approvare con una maggioranza di due terzi. Nella lista sembra confermata la presenza dell’attuale ad, Luigi Lovaglio, anche se il Comitato, che tornerà a riunirsi lunedì, pare voglia indicare quattro nomi idonei a ricoprire la carica di ad nel prossimo consiglio. Lovaglio dovrà vedersela con Corrado Passera, Carlo Vivaldi, Fabrizio Palermo. Lovaglio è fortemente sostenuto dalla Banca d’Italia, dalla Bce e dal mercato ma è altrettanto fortemente avversato dal socio Caltagirone (possiede l’11% di Mps) che lo vorrebbe sostituire. Lovaglio è rimasto sorpreso dal flusso di vendite che ha investito il titolo Mps venerdì scorso poco dopo l’inizio della presentazione del nuovo piano industriale, …
Milano – Si scalda la partita dei rinnovi ai vertici di Mps e Banco Bpm, essendo le due banche alle prese con le contorsioni della nuova Legge Capitali. Sul fronte senese ieri si è svolto il Comitato nomine propedeutico a scremare la lista di 20 nomi che il cda che si terrà non prima di domani dovrà approvare con una maggioranza di due terzi. Nella lista sembra confermata la presenza dell’attuale ad, Luigi Lovaglio, anche se il Comitato, che tornerà a riunirsi lunedì, pare voglia indicare quattro nomi idonei a ricoprire la carica di ad nel prossimo consiglio. Lovaglio dovrà vedersela con Corrado Passera, Carlo Vivaldi, Fabrizio Palermo. Lovaglio è fortemente sostenuto dalla Banca d’Italia, dalla Bce e dal mercato ma è altrettanto fortemente avversato dal socio Caltagirone (possiede l’11% di Mps) che lo vorrebbe sostituire. Lovaglio è rimasto sorpreso dal flusso di vendite che ha investito il titolo Mps venerdì scorso poco dopo l’inizio della presentazione del nuovo piano industriale, proprio in coincidenza con le dichiarazioni della premier Meloni sulla missione compiuta dal governo nella banca senese. La sua riconferma potrebbe così essere rimandata dal cda all’assemblea senza l’indicazione di un nome unico e così a decidere potrebbero essere i voti che si esprimeranno nella seconda votazione, consigliere per consigliere, a cui parteciperanno tutti i soci presenti in quel momento. Sempre che nel frattempo arrivi il via libera della Bce al nuovo statuto, che è ancora pendente.
Passando da Siena a Milano la lista del cda uscente sta creando non pochi problemi anche nel Banco Bpm. Le complessità sono tali che, a quanto risulta a Repubblica da fonti attendibili, sia i francesi del Crédit Agricole con il 20,1% del capitale, sia il fondo Leone & Partners con il 5%, preferirebbero non adottare questo strumento per il rinnovo del cda. L’alternativa è rappresentata da una lista di maggioranza presentata da fondazioni e casse riunite nel patto con il 5-6%. Ma il cda ha votato per andare avanti con la lista del cda e questa scelta potrebbe riservare sorprese. Innanzitutto sulle quote rosa in consiglio, che devono essere pari al 40%, cioé sette consiglieri su 15. Se Agricole, come sembra, presenterà una lista di minoranza lunga con 5 o 6 candidati e una sola donna tra questi, e la lista Assogestioni ne presentasse una con tre consiglieri e una sola donna in terza posizione, il risultato del 40% potrebbe non essere raggiungibile in prima battuta. E le regole dicono che l’aggiustamento dovrebbe essere effettuato tutto all’interno della lista del cda.
Così potrebbe presentarsi una situazione dove le minoranze formate dalle liste di Agricole e dei fondi - che in totale arrivano a totalizzare oltre il 26% del capitale - riescono ad aggiudicarsi 6 posti in cda. Alla lista del cda rimarrebbero così 9 posti, di cui 6 dovranno essere obbligatoriamente di sesso femminile.
Senza contare le incognite riservate dalla seconda votazione consigliere per consigliere. Nessuno in questo momento può assicurare che dei 20 nomi che devono essere presentati con la lista del cda uscente, i primi 9 vengano votati compattamente dagli azionisti, sia che si tratti del mercato, sia che si tratti di Agricole o di fondi che hanno quote rotonde. Il rischio imboscate è forte, tanto persino per l’ad e il presidente in pectore, a cui si aggiunge che 11 nomi presenti nella lista del cda verrebbero scartati in una sorta di battaglia all’ok corral.