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La guerra scuote il petrolio, l’Opec+ aumenta la produzione. Pesa la crisi nello stretto di Hormuz

(reuters)
I Paesi produttori hanno deciso un aumento di 206 mila barili al giorno, rispetto ai 137 mila attesi. Il comunicato non cita esplicitamente l’Iran. E il greggio si prepara a schizzare
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MILANO – I paesi produttori di petrolio si preparano a un cambio di strategia dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran. I membri dell’Opec+ riuniti hanno deciso un aumento della produzione ad aprile di 206 mila barili al giorno, superiore ai 137 mila barili in più ipotizzati nei giorni scorsi. Nel comunicato diffuso al termine della

riunione virtuale tenuta oggi, non viene nominato l'attacco all'Iran, ma si parla di "una stabile prospettiva economica globale" e di "attuali solidi fondamentali del mercato". "I paesi - viene quindi specificato - continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato e, nel loro continuo impegno a sostenere la stabilità del mercato, hanno ribadito l'importanza di adottare un approccio cauto e di mantenere la massima flessibilità per aumentare, sospendere o invertire la graduale eliminazione degli aggiustamenti volontari della produzione".

A pesare è ovviamente la chiusura dello stretto di Hormu…

MILANO – I paesi produttori di petrolio si preparano a un cambio di strategia dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran. I membri dell’Opec+ riuniti hanno deciso un aumento della produzione ad aprile di 206 mila barili al giorno, superiore ai 137 mila barili in più ipotizzati nei giorni scorsi. Nel comunicato diffuso al termine della

riunione virtuale tenuta oggi, non viene nominato l'attacco all'Iran, ma si parla di "una stabile prospettiva economica globale" e di "attuali solidi fondamentali del mercato". "I paesi - viene quindi specificato - continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato e, nel loro continuo impegno a sostenere la stabilità del mercato, hanno ribadito l'importanza di adottare un approccio cauto e di mantenere la massima flessibilità per aumentare, sospendere o invertire la graduale eliminazione degli aggiustamenti volontari della produzione".

A pesare è ovviamente la chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transita oggi quasi dai 20 a 25 milioni di barili al giorno, quasi un quarto del totale del greggio prodotto ogni giorno. Chiusura su cui il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha però fatto un passo indietro: “Non abbiamo intenzione di chiudere lo Stretto di Hormuz al momento, nè piani per fare alcunchè che ne interrompa la navigazione in questa fase".

Già prima dello scoppio della guerra si prevedeva come detto un aumento di 137.000 barili al giorno, in linea con gli incrementi del quarto trimestre, dopo che però inizialmente era stato deciso uno stop agli aumenti del primo trimestre in relazione ai timori di un eccesso di offerta sul mercato. La chiusura dello stretto, con una conseguente contrazione delle forniture, cambia per le carte in tavola.

“Qualunque sia l’aumento annunciato dall’OPEC+, potrebbe essere necessario attingere alle scorte per tradurre le parole in barili e raggiungere quel numero”, ha affermato Helima Croft, responsabile della strategia sulle materie prime di RBC Capital Markets. “La capacità inutilizzata è estremamente limitata ed è concentrata solo in Arabia Saudita”.

Intanto, in attesa della riapertura degli scambi di domani, il prezzo del Brent vola negli scambi over the counter, al di fuori del mercato regolamentato che riaprirà normalmente domani mattina, registrando un'impennata del 10% salendo a 80 dollari al barile,

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