Dagli animali alla farmaceutica: il “salto di specie” di Stefania Badavelli
di Patrizia CapuaDalla salute degli animali a quella degli uomini. Stefania Badavelli veterinaria che ha lavorato per anni in animal health, dice scherzando che ha fatto il salto di specie, “i migliori virus sono quelli che si adattano”, e che il suo approccio al mondo human pharma “è stata una bellissima occasione professionale e personale”. Fresca di nomina, dal maggio dell’anno scorso è general manager di Zentiva Italia, un’azienda farmaceutica europea le cui radici risalgono a 530 anni fa, a una piccola farmacia nel cuore di Praga chiamata Black Eagle, dove ha ancora oggi il suo headquarter.
È una compagnia che sviluppa, produce e fornisce medicinali di alta qualità a prezzi accessibili a oltre 100 milioni di persone in Europa. Offre soluzioni per le principali aree terapeutiche, come la cardiologia, le malattie metaboliche, l’oncologia, l’area respiratoria, il sistema nervoso centrale, e nel 2025 ha ampliato il suo portafoglio nel consumer healthcare, settore dei prodotti farmaceutici e sanitari…
Dalla salute degli animali a quella degli uomini. Stefania Badavelli veterinaria che ha lavorato per anni in animal health, dice scherzando che ha fatto il salto di specie, “i migliori virus sono quelli che si adattano”, e che il suo approccio al mondo human pharma “è stata una bellissima occasione professionale e personale”. Fresca di nomina, dal maggio dell’anno scorso è general manager di Zentiva Italia, un’azienda farmaceutica europea le cui radici risalgono a 530 anni fa, a una piccola farmacia nel cuore di Praga chiamata Black Eagle, dove ha ancora oggi il suo headquarter.
È una compagnia che sviluppa, produce e fornisce medicinali di alta qualità a prezzi accessibili a oltre 100 milioni di persone in Europa. Offre soluzioni per le principali aree terapeutiche, come la cardiologia, le malattie metaboliche, l’oncologia, l’area respiratoria, il sistema nervoso centrale, e nel 2025 ha ampliato il suo portafoglio nel consumer healthcare, settore dei prodotti farmaceutici e sanitari acquistabili senza ricetta medica. Zentiva ha quattro siti produttivi di proprietà e un ampio network di partner esterni che garantiscono la continuità degli approvvigionamenti. Con 31 società controllate e sette filiali distribuite in 35 paesi dà lavoro a 4mila 800 persone. “Io sono una che ama molto i progetti di trasformazione, scrivere insieme delle nuove pagine bianche. Quello di Zentiva era proprio ciò che piace a me, il cambiamento che va di pari passo con la crescita di tutti i dipendenti. Zentiva Italia attraversava al mio arrivo una fase di importante diversificazione e voleva espandere il proprio portafoglio prodotti oltre i tradizionali equivalenti generici, medicinali di alta qualità a prezzi accessibili alle persone che ne necessitano ogni giorno”. Una strategia combinata di acquisizioni mirate, partnership strategiche e sviluppo organico nei settori dei farmaci equivalenti, dei prodotti consumer healthcare (automedicazione) Otc e dei biosimilari, rafforzando le linee dei brand iconici Zerinol e Soluzione Schoum acquisiti da Sanofi. “L’azienda continuerà inoltre a investire in importanti lanci in nuove aree terapeutiche per supportare la salute e il benessere di tutte le generazioni”.
Nel 2025 Zentiva ha lanciato il suo primo biosimilare, segnando l’ingresso nel mercato dei farmaci biologici e allargando l’offerta a terapie più complesse. Sin da piccola Stefania Badavelli non ha avuto il minimo dubbio: voleva diventare una veterinaria. Nata a Sant’Angelo Lodigiano l’11 maggio del 1979, ha frequentato il liceo scientifico, poi alla Cattolica di Milano ha conseguito la laurea progettata da tempo. È l’amore per gli animali la sua passione. “Su un finto registro riportavo le vaccinazioni dei miei pelouche, le cure di cui pensavo avessero bisogno. Avevo anche un usignuolo giapponese, il pesce rosso, un maialino d’India. Mio nonno Mario era un allevatore di mucche, bovini, suini e cavalli. Uno di questi, nato il giorno stesso del suo compleanno, era Aurone, detto Picchio, un animale da sella italiano. Io sono sempre andata a cavallo e mai avrei pensato di entrare in un’azienda”. Come veterinaria Stefania andava in giro per imprese agricole. Una di queste cercava chi si occupasse di cavalli che possono essere animali da reddito e da compagnia. Era la Merial, famosa per il Frontline, antiparassitario e antipulci di cani e gatti. Il nonno la incoraggiò a fare il colloquio. “Durante l’incontro parlavano di eventi ai quali avrei potuto partecipare, a cominciare dalla Fiera cavalli di Verona che io frequento da quando avevo tre anni. Mi sembrava strano perché per me non aveva il sapore del lavoro. Mi congedai con un ‘vi farò sapere’, dissero no, siamo noi che le faremo sapere”. Infatti andò così. “Mi proposero all’inizio di occuparmi del servizio tecnico, poi di coordinare il team a livello nazionale, infine di fare la marketing manager. Significava gestire un filone importante dell’azienda, non credevo di essere all’altezza, non avevo le competenze giuste.Incontrai alcuni esperti di Sky e di Mediaset che mi hanno insegnato tutto ciò che sta dietro un investimento importante sul consumer. Decisi di iscrivermi a un master executive in Bocconi. I primi giorni sono state materie molto financial, poi siamo passati a supply chain, marketing, luxury, private equity, merger and acquisitions. Studiavo il business che avevo respirato ma mai approfondito; mi affiancai a un collega bravo che lavorava come controller. Il master è stata un’esperienza bellissima, ti apre la mente, accelera una serie di ragionamenti, favorisce incontri con persone interessanti in età in cui non studi più. Ancora adesso quei compagni di master sono amici con cui abbiamo fatto viaggi in America”. La manager è diventata nel 2017 responsabile della business unit di animali da compagnia in Boehringer Ingelheim Animal Health Italy, società che aveva acquisito la parte veterinaria di Merial, dando un contributo significativo al processo di integrazione. “In Boehringer i cavalli me li sono portati dietro”. Dal 2020, in pieno Covid, un’altra azienda, Ceva Salute Animale, le assegna il ruolo di country manager Italia e, in qualità di South Europe director, Badavelli guida un team globale come responsabile della strategia e della governance anche per Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta. “Anche in quel caso era un progetto di cambiamento per ricostruire l’organizzazione. Per cinque anni abbiamo avuto risultati importanti, le persone le ho viste dopo diversi mesi e quando ci siamo incontrati fisicamente è stata una festa”. Nel 2025 Zentiva punta su Badavelli perché cerca un punto di vista da fuori. “Ho detto perché no? Ho sempre fatto questo percorso nelle aziende in cui ho operato in precedenza, dettata dalla curiosità e dalla propensione a non precludermi nulla: valutare se è un buon progetto, se c’è una bella energia attorno, qualcosa che mi stimola. Ero sicura di lasciarmi alle spalle un leadership team capace, una squadra che andava avanti con persone che stavano crescendo.L’imprinting che avevo dato era quello giusto. Ora nella nuova azienda parto con lo stesso entusiasmo. I suoi valori sono anche i miei. Ha una missione importante, è quella dei generici; ha questa base molto solida e tiene a garantire vita lunga e sana alle generazioni future. Da veterinaria, il mio concetto di cura si è ampliato, ho una motivazione fortissima che va oltre, dettata dal desiderio che ognuno possa esprimersi al massimo delle potenzialità, sia felice e si diverta al lavoro. Il mio ruolo è mettere insieme le competenze delle persone per un obiettivo comune, con una visione da ‘elicottero’ e ogni tanto atterrare così da riuscire ad avere un’unica Zentiva. La filiale italiana conta 150 addetti, un centinaio di loro sono in campo: vanno in farmacia, dal medico, in ospedale. La nostra sede è a Milano, di fronte al Castello Sforzesco”. Un capo che l’ha assunta le ha chiesto: su una ipotetica maglietta per venire al lavoro che cosa scriveresti? “Scriverei che sono una ‘challengiatrice col sorriso’. Mi vedo solare, allegra, competitiva. Mi piace raggiungere i risultati ma con allegria, cerco sempre il lato positivo. Mi scoraggia la ricerca degli alibi, i problemi senza soluzione mi appesantiscono; tutto si può fare. Mio padre Italo, che faceva tutt’altro lavoro, costruiva case, mi ha ispirato: prestare attenzione reale alle persone, entrare in empatia con loro sul lavoro fa la differenza, le competenze sono importanti ma quello su cui bisogna allenarsi è la parte più soft: come ti comporti, come parli; lui ascoltava le risposte. Era un pilastro. Quando è mancato è stato uno tsunami”. Zentiva Italia ha un buon numero di donne, invece nell’azienda di prima erano molti uomini. “Ilaria Capua che ha lavorato sul virus e l’epidemiologia, per me è un esempio di determinazione, di missione”. Frustrazioni? “Più che altro delusione. Io credo di essere una persona che ha sempre sentito il valore della diversità. Sono mamma da due anni, ne avevo 44 alla nascita di Bianca, ero una persona già strutturata. Ho fatto cinque mesi di maternità, è stato per tanti motivi un periodo alquanto difficile. Un figlio ti insegna come fare la manager, che non esistono programmi, che devi avere flessibilità. Mi sono catapultata in un ruolo a cui tanti corsi di adattabilità non mi avevano preparato”. Altro grande pilastro che le consente di essere positiva è il marito. “Una persona intelligente e equilibrata: io e lui ci dividiamo esattamente a metà. Lavora in un’altra azienda farmaceutica con un incarico importante. Gode dei miei successi come io dei suoi. Tanti dicono: ma come fai, avere questo ruolo e allevare una bambina. Non credo molto al bilanciamento lavoro-famiglia, implica che ci siano due vite, per me la vita è una. Tempi equilibrati, non voglio email di sera, non voglio email nel week end. Non sono una leader della reperibilità. Sono molto consapevole della mia responsabilità ma nel giusto equilibrio che do alla famiglia e al lavoro. In azienda abbiamo un intenso smart working, ovunque sei il risultato lo raggiungi”. Zentiva significa vittoria, parola che indica un obiettivo. “Amo stare all’aria aperta, la natura è la mia fonte di energia principale, passeggiare al mare in Liguria, sciare in Val d’Aosta, nel paese di Federica Brignone, viaggiare. Mi rigenero. Mia nonna diceva: ecco la ragazza con la valigia. Sono un’amante dello stare bene, del mangiare bene. Daniela mia mamma fa i ravioli in casa, sono una cuoca smart, mi piace andare in giro e gustare. Quando andavo a cavallo partecipavo alle gare; le abbiamo vinte se eravamo in forma tutti e due. Facevo anche volteggi, molte cadute, una volta mi ha schiacciato, mi sono strappata tutti i muscoli, addominali, glutei. Sono guarita con la riabilitazione. Adesso pratico il pilates. Ma quella è una passione talmente forte che come i grandi amori hai paura di rincontrarlo; il cavallo è un animale incompreso, così grosso, affascinante, l’intelligenza dettata da istinto. A Bianca, per il primo compleanno ne ho regalato uno di legno a dondolo, si chiama Aurone”.