✕

L’allarme Ue su petrolio e gas: i rincari peseranno sulla crescita

Ascolta l'audio

L’aumento di produzione annunciato dall’Opec+ non rassicura. Il picco dei prezzi arriva mentre l’Europa ricostituisce le scorte
2 minuti di lettura

BRUXELLES – Prezzo del petrolio e del gas. Inflazione e recessione. È questa l’altra faccia della medaglia “iraniana”. L’attacco americano a Teheran, infatti, oltre al dramma di una nuova guerra produce conseguenze economiche. E su quelle si stanno concentrando alcune delle attenzioni dell’Unione europea. In una situazione in cui il Vecchio Continente non riesce a trovare un ruolo diplomatico, il monitoraggio è rivolto a controllare il contraccolpo economico. Che nelle analisi in corso negli uffici della Commissione Ue può rivelarsi molto pesante.

Tutto parte dal previsto ridotto approvvigionamento di petrolio. Che dovrebbe determinare un rialzo del prezzo anche del gas. In un momento in cui i Paesi dell’Unione hanno cominciato lo stoccaggio di metano per il prossimo inverno. In questi giorni, infatti, i serbatoi sono sostanzialmente vuoti e avviare gli acquisti con un picco dei costi non sarà privo di conseguenze. L’incubo di una nuova “guerra” dell’energia e di una forma di dipenden…

BRUXELLES – Prezzo del petrolio e del gas. Inflazione e recessione. È questa l’altra faccia della medaglia “iraniana”. L’attacco americano a Teheran, infatti, oltre al dramma di una nuova guerra produce conseguenze economiche. E su quelle si stanno concentrando alcune delle attenzioni dell’Unione europea. In una situazione in cui il Vecchio Continente non riesce a trovare un ruolo diplomatico, il monitoraggio è rivolto a controllare il contraccolpo economico. Che nelle analisi in corso negli uffici della Commissione Ue può rivelarsi molto pesante.

Tutto parte dal previsto ridotto approvvigionamento di petrolio. Che dovrebbe determinare un rialzo del prezzo anche del gas. In un momento in cui i Paesi dell’Unione hanno cominciato lo stoccaggio di metano per il prossimo inverno. In questi giorni, infatti, i serbatoi sono sostanzialmente vuoti e avviare gli acquisti con un picco dei costi non sarà privo di conseguenze. L’incubo di una nuova “guerra” dell’energia e di una forma di dipendenza inaspettata, dunque, spaventa governi e esecutivo europeo.

Non è un caso che per tentare di frenare il rialzo dei prezzi, ieri l’Opec (l’organizzazione dei produttori di petrolio) abbia deciso di aumentare la produzione di greggio ad aprile per 206mila barili al giorno. Al momento, però, il tentativo non è riuscito del tutto perché ieri il Brent è balzato del 10% a circa 80 dollari al barile e le previsioni non escludono che arrivi a 100 dollari. Mentre le aspettative fino a venerdì scorso erano fissate a 60 dollari.

Il punto è che dallo Stretto di Hormuz transita circa il 20% della fornitura globale di petrolio. Nei dossier preparati a Bruxelles si mette in evidenza che questo dato, connesso all’eventuale chiusura anche del canale di Suez a causa della reazione nello Yemen degli Houti, può provocare una paralisi senza precedenti. E poichè il mercato energetico è interconnesso, anche il prezzo del gas e del Gnl è destinato ad avere un rialzo massiccio già in questi giorni. Una circostanza appunto particolarmente negativa perché adesso inizia lo stoccaggio per il prossimo inverno. E gli stanziamenti erano stati preventivati tenendo conto di importi all’acquisto bassi a causa delle temperature alte in quasi tutta Europa.

Lo stesso monitoraggio riguarda il trasporto marittimo. I cui prezzi stanno lievitando con forza: dal costo delle assicurazioni alla necessità di adottare rotte molto più larghe per portare le merci in Europa. E dai rilevamenti effettuati dagli uffici brussellesi si registra una corsa ad accaparrarsi i cargo che inevitabilmente si rifletterà sulle cifre richieste.

Tutti fattori, quindi, che di certo faranno crescere l’inflazione, ma soprattutto sono in grado di provocare un effetto recessivo su tutta l’economia del Vecchio Continente che già non prevedeva tassi di crescita particolarmente vivaci nel 2026.

L’ultimo aspetto che la Commissione sta controllando riguarda i flussi migratori. Una guerra di lungo periodo in Iran può dar vita ad una nuova ondata di migranti.

Considerando peraltro che in Iran si sono rifugiati un numero consistente di afgani che davanti ad un conflitto non breve potrebbero scegliere di dirigersi verso la Turchia e la Azerbaigian per poi trasferirsi in Europa.

Leggi i commenti