Quanto sono “verdi” i crediti bancari italiani? Applicando la direttiva Nfrd-Csrd, che introduce il Green asset ratio (Gar) per misurare le erogazioni allineate ai criteri della tassonomia Ue sugli impieghi totali, nel 2024 siamo al 2,8% o 50,3 miliardi di impieghi: comunque una decina di miliardi in più rispetto al 2,1% del Gar 2023. Emerge da un’analisi di Rsm sui bilanci 2024 di un campione di istituti che pesa per il 76% del mercato domestico.
quanto sono verdi le banche nei prestiti
Ma volendo comprendere le imprese non quotate, a cui la legge non si applica, circa un quinto dei crediti italiani risulta “verde”, e quasi sempre verso progetti di «mitigazione del riscaldamento climatico»: cappotti termici, pannelli fotovoltaici o mutui green. Malgrado il declino del verbo ecologista che aleggiava in Europa anni fa, qui si tratta di arginare rischi operativi e finanziari. La sostenibilità è anzitutto un metodo per p…
Quanto sono “verdi” i crediti bancari italiani? Applicando la direttiva Nfrd-Csrd, che introduce il Green asset ratio (Gar) per misurare le erogazioni allineate ai criteri della tassonomia Ue sugli impieghi totali, nel 2024 siamo al 2,8% o 50,3 miliardi di impieghi: comunque una decina di miliardi in più rispetto al 2,1% del Gar 2023. Emerge da un’analisi di Rsm sui bilanci 2024 di un campione di istituti che pesa per il 76% del mercato domestico.
quanto sono verdi le banche nei prestiti
Ma volendo comprendere le imprese non quotate, a cui la legge non si applica, circa un quinto dei crediti italiani risulta “verde”, e quasi sempre verso progetti di «mitigazione del riscaldamento climatico»: cappotti termici, pannelli fotovoltaici o mutui green. Malgrado il declino del verbo ecologista che aleggiava in Europa anni fa, qui si tratta di arginare rischi operativi e finanziari. La sostenibilità è anzitutto un metodo per perdere meno su clima e catastrofi montanti. «Per gli intermediari è un tema legato strettamente ai rischi e che incide sulle politiche del credito, non certo una questione ideologica», spiega Raffaele Mazzeo, partner di Rsm e curatore dello studio. Il consulente segnala anche due novità che provano che la vigilanza non ha certo mutato rotta: «Il nuovo regolamento Ue sulla tassonomia uscito a gennaio 2026, oltre a semplificare il Gar, prevede l’inclusione delle esposizioni verso le Pmi su base volontaria, finora escluse. Inoltre dal 2026 sono entrate in vigore le nuove linee guida Eba che impongono alle banche di rafforzare i presidi di controllo sui rischi Esg».
I dati in crescita
Il dato 2024 del 2,8% potrebbe sembrare risibile, ma bisogna considerare che solo una piccola parte del totale dei prestiti rientra nell’informativa sulla sostenibilità Nfrd-Csrd. Se si considerano solo le esposizioni relative alla quota di imprese tenute alla comunicazione “green” - che ammontano a 71,5 miliardi - allora i finanziamenti allineati alla tassonomia salgono al 26%, pari a 18,3 miliardi di prestiti.
Volendo poi estendere (come sarà dal 2026) il calcolo agli impieghi verso attività sostenibili delle Pmi, spesso in prima fila nel realizzare impianti fotovoltaici, di biomasse o di recupero delle acque, si potrebbe stimare che il totale degli impieghi “verdi” ammonti a un 20% di tutti gli impieghi bancari italiani. Dei 50 miliardi attuali fanno parte, oltre ai crediti alle aziende, 27 miliardi di mutui green e 4,9 miliardi a imprese finanziarie o amministrazioni. Benché i mutui green siano il 54% delle erogazioni verdi totali, sono appena il 4% della quota dei mutui casa italiani: qui c’è un forte potenziale, a fronte di una riqualificazione del mattone italiano quasi tutta da fare.
L’altro dato eloquente riguarda la destinazione degli impieghi verdi, per il 98,8% destinati a «mitigare il cambiamento climatico». Solo l’1,4%, o 721 milioni, va agli altri cinque obiettivi: “adattamento al cambiamento climatico, acqua, economia circolare, inquinamento, biodiversità/ecosistemi”. Quasi tutto va a lenire gli impatti, quasi nulla finanzia misure strutturali, siano centrali nucleari (l’atomo in Italia ha credito per soli 130 milioni). Nei bilanci bancari, insomma, non c’è quasi traccia della svolta impressa da un decennio con le direttive Ue verso la decarbonizzazione e le fonti sostenibili.
Il Gar delle banche maggiori
Ad avere il Gar più alto sono, spesso, le banche maggiori, che servono clienti più grandi (quelli inclusi nel calcolo). Intesa Sanpaolo vale il 49% degli impieghi verdi italiani, con un Gar del 4,36%, seguono Bper (3,01%), Banco Bpm (2,84%), Iccrea (1,99%), Unicredit (1,91%), Credem (1,24%), Mps (1,15%). Tra le rivali europee spiccano Credit Mutuel al 5,87%, Commerz al 3,59%, Santander al 3,28%; mentre Bnp Paribas (2,12%), Deutsche Bank (1,19%) e Bbva (0,84%) sono sotto la media italiana