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Sisto (Confitarma): “Passaggi da Hormuz -70%, con un blocco lungo danni pesantissimi”

(reuters)

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Ci sono navi italiane nell’area del Golfo ma nessuna fermata in Iran. In contatto con la Marina militare
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GENOVA – «Le navi vedono prima di tutti gli altri quello che sta per accadere». Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, da 37 anni nell’associazione armatoriale, racconta di come, da giorni, l’indice dei noli delle petroliere avesse preso a crescere. «Soprattutto per alcuni segmenti di traffico di trasporto di petrolio, per le unità più grandi» racconta Sisto, che dall’annuncio della chiusura dello Stretto di Hormuz ha subito attivato una linea diretta con Marina Militare e Guardia Costiera. Il blocco dei movimenti navali nello Stretto, infatti, incide non solo su un quinto del petrolio che circola via mare nel mondo, ma anche sulla stessa percentuale di gas naturale liquefatto, carburante sempre più richiesto dal mercato e che le compagnie armatoriali stanno adottando per alimentare le proprie navi.

«A stamattina – spiega Sisto – eravamo a -70% passaggi sulle abituali 175 navi al giorno, ma è difficile dare numeri esatti: la situazione è in continua evoluzione e la percentuale …

GENOVA – «Le navi vedono prima di tutti gli altri quello che sta per accadere». Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, da 37 anni nell’associazione armatoriale, racconta di come, da giorni, l’indice dei noli delle petroliere avesse preso a crescere. «Soprattutto per alcuni segmenti di traffico di trasporto di petrolio, per le unità più grandi» racconta Sisto, che dall’annuncio della chiusura dello Stretto di Hormuz ha subito attivato una linea diretta con Marina Militare e Guardia Costiera. Il blocco dei movimenti navali nello Stretto, infatti, incide non solo su un quinto del petrolio che circola via mare nel mondo, ma anche sulla stessa percentuale di gas naturale liquefatto, carburante sempre più richiesto dal mercato e che le compagnie armatoriali stanno adottando per alimentare le proprie navi.

«A stamattina – spiega Sisto – eravamo a -70% passaggi sulle abituali 175 navi al giorno, ma è difficile dare numeri esatti: la situazione è in continua evoluzione e la percentuale è in crescita. E qualunque dichiarazione rischia di essere superata in poco tempo. Stiamo registrando un blocco di fatto imposto alla navigazione, e se perdurasse provocherebbe ripercussione economiche importanti con danni pesantissimi, forniture a rischio e costi energetici in salita».

Direttore Sisto, come ha reagito l’armamento di fronte a questa situazione?

«Il fatto che il prezzo dei noli avesse iniziato a salire indicava un fermento che era un segnale di decisioni imminenti, quelle che poi si sono tradotte nell’attacco. Inoltre, c’erano state segnalazioni di fenomeni di interferenze nei collegamenti satellitari, sistemi che non rispondevano come avviene abitualmente. Ora sappiamo perché. Come sempre accade, sono le navi e la merce che si sposta via mare ad anticipare quello che sta per accadere, È quella che noi chiamiamo l’intelligenza silenziosa del mare».

E ora?

«Abbiamo da subito attivato un contatto con la Marina Militare e la Guardia Costiera. Stiamo cercando di assumere informazioni precise. Al momento non ci risulta che ci siano navi italiane rimaste bloccate in Iran. Certamente nell’area più vasta del Golfo abbiamo una presenza, ma attendiamo informazioni più precise».

I grandi vettori hanno deciso di adottare misure d’emergenza e di deviare verso porti sicuri le loro navi…

«Decisione giustissima, cerchiamo di capire che cosa accadrà. L’attenzione è massima anche sul fronte assicurativo, si dovranno capire le mosse che verranno adottate per la copertura della navigazione in quell’area. Direi che tutto è in continua evoluzione e soltanto le prossime ore ci potranno dare elementi più precisi. A cominciare dai mercati».

Il prezzo del brent al barile?

«Non dobbiamo fermarci a questo, perché siamo di fronte a una situazione più ampia e la risposta dei mercati ci farà subito capire la reale posta in gioco».

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