Bollette, come la tempesta sui mercati sta per colpire luce e gas. Occhio alle tariffe variabili
di Federico FormicaGli effetti della guerra in Iran - e a cascata in tutto il Medio Oriente - potrebbero presto ripercuotersi sulle bollette di luce e gas. A delineare questo scenario è Assium, l’associazione italiana degli utility manager che ha analizzato la situazione attuale cercando di stimare l’impatto nelle prossime settimane. I consumatori più a rischio sono naturalmente quelli con contratti a prezzo variabile, cioè con una tariffa indicizzata al Pun (prezzo unico nazionale) elettrico o al Psv (punto di scambio virtuale) per il gas: per queste utenze gli effetti della tempesta sui mercati potrebbero vedersi molto presto. Circa un cliente su quattro dispone di queste tariffe.
Gli effetti della guerra in Iran - e a cascata in tutto il Medio Oriente - potrebbero presto ripercuotersi sulle bollette di luce e gas. A delineare questo scenario è Assium, l’associazione italiana degli utility manager che ha analizzato la situazione attuale cercando di stimare l’impatto nelle prossime settimane. I consumatori più a rischio sono naturalmente quelli con contratti a prezzo variabile, cioè con una tariffa indicizzata al Pun (prezzo unico nazionale) elettrico o al Psv (punto di scambio virtuale) per il gas: per queste utenze gli effetti della tempesta sui mercati potrebbero vedersi molto presto. Circa un cliente su quattro dispone di queste tariffe.
Bollette, rischio rialzo: cosa può succedere
L’associazione presenta tre scenari:
- un aumento delle tariffe del 10% su luce e gas porterebbe una famiglia media a spendere 207 euro l’anno in più (+135 euro per il gas, +72 euro l’energia elettrica);
- un aumento del 20% su entrambe le fonti energetiche comporterebbe un aggravio di 378 euro l’anno (+270 euro il gas, +108 euro la luce);
- in caso di incremento del +30% per il gas e del +25% per la luce, l’aggravio sarebbe di 585 euro annui (+405 euro il gas, +180 euro la luce).
Contratti a prezzo fisso, non sono esclusi gli aumenti
Come molti consumatori hanno ormai imparato a proprie spese, neanche i contratti a prezzo fisso sono una certezza. Gli operatori, infatti, se messi alle strette da un mercato di nuovo molto volatile, potrebbero modificare unilateralmente le condizioni contrattuali. In questo caso l’utente viene messo di fronte a una scelta: adeguarsi alla nuova tariffa o cercare qualcosa di più conveniente, magari consultando il Portale offerte di Arera. Il lato positivo è che, perlomeno, in caso di modifica unilaterale l’operatore deve fornire tre mesi di preavviso, dando così al cliente la possibilità di fare una scelta ponderata. Il consiglio è quello di non prendere alla leggera queste comunicazioni. Anche in tempi meno turbolenti di questi, infatti, i rinnovi contrattuali di tariffe in scadenza, così come le modifiche unilaterali, possono causare un aumento della spesa annua.
Modifiche unilaterali: la noncuranza costa
A quantificare il prezzo della disattenzione verso queste lettere è un’analisi dell’osservatorio di Switcho, secondo il quale solo due italiani su dieci cercano attivamente alternative più convenienti dopo aver ricevuto le nuove condizioni economiche. Tutti gli altri lasciano correre, esponendosi al rischio di tariffe maggiori. Secondo i dati dell’osservatorio i consumatori più passivi, che accettano condizioni peggiorative senza battere ciglio né cercare offerte più convenienti sul mercato, stanno pagando in media circa 370 annui in più rispetto alla tariffa media attuale e 700 euro in più rispetto alle migliori offerte del mercato.