ROMA – Alle 21 e 12, in un silenzio quasi irreale, un Airbus della Emirates decolla con destinazione Mumbai, in India. È il primo aereo a lasciare Dubai dopo una giornata di paralisi totale per uno degli scali più attrezzati e strategici del pianeta.
Lo seguono nei cieli altri 8 velivoli in una settantina di minuti, di Emirates e Flydubai, diretti soprattutto in Russia, India, Kazakistan. Poi si posiziona in pista un aeromobile atteso a Belgrado, in Serbia, il primo a puntare il muso verso l’Europa.
Nel mondo, tanti occhi guardano a questo timido tentativo di Dubai di tornare alla normalità, nel pieno di una crisi internazionale senza precedenti. Sperano le tante persone bloccate negli Emirati desiderose di rientrare in Europa e in Italia dai loro familiari. Ma sperano anche centinaia di migliaia di turisti e uomini di affari, prenotati su voli che ancora vorrebbero prendere, nonostante tutto, questa settimana e la prossima.
Piattaforme intelligenti
Nel suo studio sulla “Competizione globale degli hub”, l’esperto di trasporti Andrea Giuricin ci ricorda che Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi non sono due aeroporti esotici, è il contrario.
Sono diventati grandi scali di transito, come piattaforme intelligenti che accolgono i viaggiatori in arrivo dall’area comunitaria per poi smistarli lungo due direttrici fondamentali. Una porta all’Estremo Oriente (Cina, Corea del Sud, Giappone, per intenderci); la seconda conduce invece a Thailandia, Maldive, Malesia, Sri Lanka, Seychelles, Mauritius (mete turistiche tra le più ambite).
Ogni settimana, Dubai e Abu Dhabi - ma anche Doha in Qatar - accolgono e fanno ripartire circa 4 milioni di passeggeri internazionali (anche italiani). Questo meccanismo s’è già inceppato.
I vacanzieri
Ai telefoni e alle email di Assoutenti sono arrivati ieri centinaia di messaggi di persone che hanno pagato le loro vacanze (aereo, transfer, hotel, escursioni) e ora temono di perdere - con le ferie - anche gran parte dei soldi. Alcune compagnie hanno preannunciato la cancellazione dei voli; altre li hanno direttamente cancellati.
Sostengono adesso i consumatori di Assoutenti che «tour operator e agenzie di viaggio rifiutano il rimborso senza penali dei pacchetti e dei servizi acquistati in assenza di un avviso ufficiale della Farnesina che sconsigli viaggi verso una certa destinazione». Chi sognava di chiamare la reception dell’albergo per farsi servire il pranzo in piscina, adesso dovrà attaccarsi al telefono con l’avvocato.
Poi c’è l’incognita dei prezzi dei biglietti quando la parte del mondo più ricca e pacificata già guarda alle festività pasquali ed estive. Se la crisi energetica dovesse spingere il barile del petrolio verso quota 100 dollari, le compagnie aeree scaricheranno i costi sui ticket per volare.
Il paracadute assicurativo
Lo faranno un po’ meno i grandissimi vettori (assicurati contro gli sbalzi inattesi del barile). Saranno più propense a stangarci le piccole e medie compagnie, prive di un paracadute assicurativo solido.
L’associazione mondiale Iata stima che, nel 2025, i vettori abbiano speso 236 miliardi di dollari per mettere il carburante, il jet fuel, nei loro aeromobili. Un costo che pesa per il 25,8% sul totale delle uscite annuali.
Se tra Dubai e Abu Dhabi le cancellazioni hanno superato ieri quota 700, Roma Fiumicino si è fermata a 45: tutte per voli previsti lungo la direttrice mediorientale. In apparenza l’Italia sembra ancora al riparo da problemi seri e gravi, a meno che la paralisi dell’aviazione emiratina si propaghi, con effetto domino, fino all’Europa.