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Scuola, 185 cantieri a rischio per i ritardi sul Pnrr: allarme delle Province. Pesano gli extracosti

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L’Upi in audizione alla Camera chiede che il decreto Pnrr preveda norme certe, e la possibilità di prorogare i contratti in essere per assorbire ritardi dovuti a cause oggettive
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ROMA – Oltre 1.400 cantieri di edilizia scolastica ancora aperti: viaggiano a ritmo sostenuto, con una quota di pagamenti impegnati superiore alla media nazionale, ma circa 185 interventi rischiano di non essere completati entro il 31 marzo. Ecco perché il vicepresidente dell’Unione province italiane, Angelo Caruso, nell’audizione davanti alla commissione Bilancio della Camera sul decreto Pnrr ha chiesto «di chiarire con norma i termini di scadenza della tempistica relativa alle misure in capo alle Province riguardo alla conclusione delle opere, al collaudo delle stesse e alla rendicontazione finale» visto che «a oggi, i termini risultano non coerenti con quelli indicati dal Piano».

La preoccupazione maggiore delle Province va alle opere e agli interventi che «per cause…

ROMA – Oltre 1.400 cantieri di edilizia scolastica ancora aperti: viaggiano a ritmo sostenuto, con una quota di pagamenti impegnati superiore alla media nazionale, ma circa 185 interventi rischiano di non essere completati entro il 31 marzo. Ecco perché il vicepresidente dell’Unione province italiane, Angelo Caruso, nell’audizione davanti alla commissione Bilancio della Camera sul decreto Pnrr ha chiesto «di chiarire con norma i termini di scadenza della tempistica relativa alle misure in capo alle Province riguardo alla conclusione delle opere, al collaudo delle stesse e alla rendicontazione finale» visto che «a oggi, i termini risultano non coerenti con quelli indicati dal Piano».

La preoccupazione maggiore delle Province va alle opere e agli interventi che «per cause oggettive non potranno essere concluse nei tempi previsti»: sono circa il 10% del totale, non poche. Ma anche per le opere che sembrano a posto con la tabella di marcia, denuncia Caruso, «permane l’incertezza rispetto alle scadenze di realizzazione e di collaudo e rendicontazione finale». E le rendicontazioni finali sono essenziali per ottenere i finanziamenti.

Le Province hanno in gestione un gran numero di scuole superiori, che vanno dai licei agli istituti d’arte ai tecnici professionali. In tutto hanno ottenuto la gestione di 1.739 progetti Pnrr per un valore complessivo di 2,9 miliardi di euro; tra questi ben 1.679 riguardano opere pubbliche e in particolare investimenti sulle strutture scolastiche.

Il rapporto rilasciato dalla Corte dei Conti sullo stato di attuazione del Pnrr all’agosto del 2025 «dà conto della straordinaria capacità delle Province», sottolinea il vicepresidente Upi: «I magistrati contabili, nell’analizzare i numeri caricati sul sistema ReGIS attestano da parte delle Province impegni di spesa che superano il 72% del totale delle risorse assegnate (a fronte di una media nazionale riferita enti territoriali al 59,2%). Quanto ai pagamenti le Province sono al 41,3% del totale impegnato, contro una media nazionale del 31%».

Anche a fronte di un panorama così incoraggiante però ci sono problemi aperti, rileva l’Upi, che il decreto Pnrr non risolve anche perché «concentra le misure esclusivamente a favore delle strutture centrali, ignorando le necessità degli enti locali che stanno attuando il Piano. Per questo chiediamo di prevedere anche per gli enti attuatori le stesse misure individuate per il personale dei soggetti titolari, estendendo alle Province, e agli enti locali, la possibilità di prorogare i contratti in essere e le norme finalizzate al rafforzamento della capacità amministrativa», dice Caruso.

Tra le questioni ancora aperte inoltre c’è quello degli extracosti dovuti a un aumento dei prezzi, che ammonta a circa il 20% del totale dell’importo delle opere, circa 150 milioni per le 86 Province coinvolte: l’Upi chiede che il decreto assegni finalmente queste risorse agli enti che ne hanno diritto.

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