MILANO – Aperitivi e tequila portano Campari a brindare a un 2025 migliore dei concorrenti e in rialzo su tutta la linea. E così il fatturato del colosso italiano degli spirits si attesta a 3.051 milioni di euro, che corrisponde a una crescita del 2,4% a livello organico (ma un 0,6% tenendo conto dei cambi sfavorevoli). Se infatti il perimetro si è allargato (+0,1%, grazie al consolidamento di Courvoisier, tolte le cessioni di marchi come Averna e Zedda Piras), l’effetto dei cambi ha appesantito del 3% i ricavi consolidati. L’utile operativo rettificato è invece cresciuto a 637 milioni (+5,4% a livello organico e +5,3% tenendo conto dei cambi) con un utile in aumento del 2,7% a 386 milioni e un utile rettificato dalle componenti straordinarie che balza a 346 milioni (+71,7%).
Calano i debiti salgono gli utili: cedola su del 54% a 10 centesimi
Forte di questi risultati e in previsione di un 2026 ancora in crescita Camp…
MILANO – Aperitivi e tequila portano Campari a brindare a un 2025 migliore dei concorrenti e in rialzo su tutta la linea. E così il fatturato del colosso italiano degli spirits si attesta a 3.051 milioni di euro, che corrisponde a una crescita del 2,4% a livello organico (ma un 0,6% tenendo conto dei cambi sfavorevoli). Se infatti il perimetro si è allargato (+0,1%, grazie al consolidamento di Courvoisier, tolte le cessioni di marchi come Averna e Zedda Piras), l’effetto dei cambi ha appesantito del 3% i ricavi consolidati. L’utile operativo rettificato è invece cresciuto a 637 milioni (+5,4% a livello organico e +5,3% tenendo conto dei cambi) con un utile in aumento del 2,7% a 386 milioni e un utile rettificato dalle componenti straordinarie che balza a 346 milioni (+71,7%).
Calano i debiti salgono gli utili: cedola su del 54% a 10 centesimi
Forte di questi risultati e in previsione di un 2026 ancora in crescita Campari proporrà all’assemblea dei soci di approvare la distribuzione di un dividendo di 0,1 euro per azione (+54% rispetto all’anno precedente, e pari al 35% dei profitti generati). «Nel 2025 abbiamo affrontato le complessità con resilienza e conseguito una robusta crescita organica sia delle vendite, sia della redditività - spiega l’ad Simon Hunt che tra le altre cose nel 2025 ha dovuto affrontare l’uragano Melissa in Giamaica - La forte dinamica del business e la riduzione della leva finanziaria con un anno di anticipo sui piani, ci hanno permesso di aumentare il payout del dividendo, pur mantenendo la nostra flessibilità finanziaria». Il debito netto scende a 1,95 miliardi (419 milioni in meno del 2024), con una leva pari a 2,5 il mol rettificato (dal picco di 3,6 volte del settembre 2024 con l’acquisto di Courvoisier).
Un anno ancora in crescita e nuove piccole dismissioni
«Nel 2026 il ritmo di crescita organica delle vendite proseguirà, con un ulteriore miglioramento della redditività - conclude Hunt - restiamo fiduciosi nella nostra capacità di generare crescita di lungo periodo, sia per i margini che per la cassa. Infine, al momento, non abbiamo danni materiali legati al conflitto in Iran e in Medio Oriente, aree che rappresentano meno dell’1% dei nostri ricavi consolidati». Per quest’anno Campari pianifica poi nuove dismissioni che nel 2025 hanno comportato un ammanco di circa 70 milioni di ricavi e di 30 milioni a livello di utile operativo rettificato. «Vorrei precisare che non abbiamo la necessità di vendere - conclude Hunt - ma crediamo nell’opportunità di razionalizzare il portafoglio per concentrarsi sui marchi con un respiro globale».
Cambio della guardia tra manager e azionisti in cda
Infine la società ha annunciato un cambio del cda per agevolare il passaggio generazionale della famiglia Garavoglia (padrona, attraverso Lagfin, del 51,3% di Campari) e manageriale: usciranno l’ex ad Bob Kunze Concewitz, l’ex cfo Paolo Marchesini e Alessandra Garavoglia che lascia il posto al figlio Jacopo Forloni, entrano poi in cda Alessandro Garavoglia (figlio del presidente Luca Garavoglia), il nuovo cfo Francesco Mele e Chiara Lazzarini, come nuovo consigliere non esecutivo.