ROMA – In uno scenario in cui “c’è una nuova normalità caratterizzata da una volatilità mai vista”, come osserva la vicepresidente Alessia Miotto, Federmeccanica presenta i dati su un 2025 caratterizzato dalla tenuta del settore, tanto che i due terzi delle imprese non pensano di modificare la propria forza lavoro, e solo il 12% intende ridurre il numero dei dipendenti nei prossimi mesi. La produzione metalmeccanica/meccatronica nel 2025 è diminuita dello 0,9%. Meglio della Germania che ha perso l’1,9%, ma ci sono settori in maggiore difficoltà, a cominciare dall’automotive che ha invece perso l’11,1%.
Bene l’export, che in valore ha guadagnato il 2,9%, un dato positivo ma, ammette Federmeccanica, “lontano dalle crescite in doppia cifra che fino al 2022 caratterizzavano il nostro settore”.
ROMA – In uno scenario in cui “c’è una nuova normalità caratterizzata da una volatilità mai vista”, come osserva la vicepresidente Alessia Miotto, Federmeccanica presenta i dati su un 2025 caratterizzato dalla tenuta del settore, tanto che i due terzi delle imprese non pensano di modificare la propria forza lavoro, e solo il 12% intende ridurre il numero dei dipendenti nei prossimi mesi. La produzione metalmeccanica/meccatronica nel 2025 è diminuita dello 0,9%. Meglio della Germania che ha perso l’1,9%, ma ci sono settori in maggiore difficoltà, a cominciare dall’automotive che ha invece perso l’11,1%.
Bene l’export, che in valore ha guadagnato il 2,9%, un dato positivo ma, ammette Federmeccanica, “lontano dalle crescite in doppia cifra che fino al 2022 caratterizzavano il nostro settore”.
La presentazione della 177esima indagine congiunturale è però anche l’occasione per lanciare un appello: “Le nostre imprese hanno bisogno di acciaio italiano – dichiara Simone Bettini, presidente di Federmeccanica - L’Italia ha bisogno dell’ex Ilva”. Un messaggio «forte e chiaro», che arriva da un comparto che fa un grande uso di acciaio (è indispensabile al 63% delle imprese del settore), con costi elevati: l’approvvigionamento incide per oltre il 30% sui costi di produzione, e attualmente il 60% arriva dal mercato interno, e solo il 9% arriva da mercati extra Ue (il 6% dalla Cina). “E’ un messaggio che giriamo a chi può attivare le giuste leve per tradurre un grave problema in una grande opportunità per l’Italia. – ribadisce Bettini – Il nostro Paese deve evitare qualsiasi forma di dipendenza tattica e deve realizzare una piena autonomia strategica che è fondamentale per riprendere un sano percorso di crescita”.
Segnali positivi nonostante l’incertezza
Nonostante le difficoltà del contesto geopolitico, il 28% delle aziende intervistate (come nella scorsa indagine) dichiara un portafoglio ordini in miglioramento a fronte del 27% di quelle che, invece, hanno registrato un aggravamento. La percentuale di imprese che valuta “cattiva o pessima” la situazione della liquidità è pari al 9%. Il 47% (in rialzo dal precedente 45%) ritiene che per i prossimi mesi non ci saranno variazione nei volumi di produzione (il 32% prospetta incrementi a fronte del 21% che, invece, prevede contrazioni).