Quattro mogli e un clarinetto. Da Reagan a Bush, il decano della Fed Alan Greenspan compie 100 anni
di Eugenio Occorsio“Irrazionale esuberanza” è la frase più celebre fra quelle coniate da Alan Greenspan, l’ex presidente della Fed che oggi compie 100 anni. La pronunciò la prima volta in un discorso intitolato “The Challenge of Central Banking in a Democratic Society”, tenuto il 5 dicembre 1996 in una cena di gala dell’American Enterprise Institute a Washington. Greenspan aveva lasciato da poco meno di un anno – non prima di essersi guadagnato la nomea di “maestro” per la sua abilità nel condurre la politica monetaria - la presidenza. Una presidenza da record visto che l’aveva tenuta per ben 17 anni, dall’agosto 1987 al gennaio 2006.
Tutte le crisi affrontate alla guida della Fed
Nominato e rinominato da quattro presidenti (Reagan, Bush senior, Clinton e Bush jr.), non aveva mai usato fintanto che era “in servizio” la definizione di “esuberanza”. Certo, l’aveva…
“Irrazionale esuberanza” è la frase più celebre fra quelle coniate da Alan Greenspan, l’ex presidente della Fed che oggi compie 100 anni. La pronunciò la prima volta in un discorso intitolato “The Challenge of Central Banking in a Democratic Society”, tenuto il 5 dicembre 1996 in una cena di gala dell’American Enterprise Institute a Washington. Greenspan aveva lasciato da poco meno di un anno – non prima di essersi guadagnato la nomea di “maestro” per la sua abilità nel condurre la politica monetaria - la presidenza. Una presidenza da record visto che l’aveva tenuta per ben 17 anni, dall’agosto 1987 al gennaio 2006.
Tutte le crisi affrontate alla guida della Fed
Nominato e rinominato da quattro presidenti (Reagan, Bush senior, Clinton e Bush jr.), non aveva mai usato fintanto che era “in servizio” la definizione di “esuberanza”. Certo, l’aveva combattuta: tutte le crisi che ha dovuto affrontare (tranne una, quella dell’11 settembre 2001) erano dovute, per l’appunto, all’irrazionalità degli investitori che non si rendevano conto di quando fosse il caso di frenare con gli acquisti, malgrado Greenspan premesse con rabbia sul pedale dei tassi d’interesse: dal “lunedì nero” di Wall Street del 19 ottobre 1987 (quando il Dow Jones perse 508,39 punti pari al 22,6%) alla crisi dei mercati asiatici e russi del 1998, fino al clamoroso scoppio della bolla delle dot.com dei primi medi del 2000.
Internet era nata da poco, le società erano tantissime, avevano rapporti sproporzionati prezzi/utili, scontavano profitti prospettici impossibili da incassare e l’“esuberanza” era ai massimi non giustificata dai fondamentali: una specie di illusione collettiva che tutto salisse indistintamente. Cinquemila miliardi di dollari rimasero sul terreno.
Il Nobel che lo accusò della crisi dei mutui subprime
Intendiamoci, Greenspan non era un falco a oltranza. L’economista premio Nobel Robert Shiller, che alla sua teoria dell’”esuberanza” dedicò un libro qualche anno dopo, l’ha definito “oggettivista”, cioè un economista che cercava il giusto equilibrio fra i tassi e le altre misure di politica monetaria (come i prestiti alle imprese rimasti famosi come Greenspan-put) per produrre ricchezza per tutti. Più caustico un altro Nobel, Paul Krugman, che lo accusò di una colpa grave.
Visto che per uscire dalla crisi di Internet, dall’inizio del secolo fino al termine del suo mandato sei anni dopo, aveva ceduto portando i tassi dal 6,5 all’1% e tenendoceli a lungo, Greenspan avrebbe favorito un altro mercato ancora, quello immobiliare. Era la crisi dei mutui subprime, scoppiata all’inizio del 2007, trasferitasi alle banche con il crack Lehman del 15 settembre 2008 e diventata una delle più gravi recessioni della storia americana. Con effetto contagio sull’Europa e sull’euro che tutti ricordiamo. Alla fine Ben Bernanke e Mario Draghi la risolsero.
Dal jazz alla società di consulenza
Oggi Greenspan, anziché godersi la pensione, continua a lavorare nella “sua” società di consulenza, la Greenspan Associates. Dal mondo dell’advisor peraltro proveniva prima di inoltrarsi nei meandri della politica alla fine degli anni Settanta. Munitosi nel 1977 di PhD alla New York University, non è stato sempre deciso nella sua scelta per la finanza: fra il 1943 e il 1944 lasciò tutto per dedicarsi alla musica jazz frequentando un anno alla Juilliard School, il conservatorio più prestigioso di New York, studiando clarinetto. Fu un suo compagno d’orchestra, Woody Herman, che lavorava con Nixon, a convincerlo al “salto”.
Ancora oggi Greenspan rifiuta qualsiasi intervista, così come in tutti gli anni alla Fed (non faceva neanche le conferenze stampa diventate un must dopo ogni board). Eppure dei suoi quattro matrimoni, due sono stati con giornaliste, e che giornaliste. Barbara Walters, grande inviata ai tempi del Vietnam, e poi l’attuale Andrea Mitchell, volto celebre della Nbc News. Cortese, affabile ma ferma: il “maestro” non parla. Eppure, quando deve far sentire la sua voce non esita: ha firmato con altri due ex presidenti della Fed, Janet Yellen e Ben Bernanke una lettera aperta a Donald Trump in difesa dell’autonomia e dell’indipendenza di Jay Powell. Forse non è stata fatica sprecata.