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Donne precarie e sempre di corsa: più incidenti e morti tra casa e lavoro

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Nel dossier Anmil anche l’aumento delle aggressioni, soprattutto nella sanità. Presentazione oggi alla Camera con la mamma di Luana D’Orazio e delle gemelle Sara e Aurora Esposito
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ROMA – Corrono tra lavoro e famiglia, spesso con tempi compressi e spostamenti affrettati. Ed è proprio lì, nel tragitto tra casa e lavoro, che si concentra una quota crescente dei loro infortuni. Nel 2024 quasi un incidente femminile su quattro (23,3%) avviene “in itinere”, contro il 14,1% degli uomini. Ancora più impressionante il dato sulle morti: il 39% dei decessi femminili sul lavoro avviene negli spostamenti (contro il 24% degli uomini), spesso nelle prime ore del mattino. Gli incidenti si concentrano infatti tra le 7 e le 9, l’ora in cui si incastrano lavoro, figli e famiglia. Una vera «corsa contro il tempo», come la definisce il dossier.

È uno dei messaggi più forti del rapporto “Donne e precariato: una scelta imposta” presentato oggi a Ro…

ROMA – Corrono tra lavoro e famiglia, spesso con tempi compressi e spostamenti affrettati. Ed è proprio lì, nel tragitto tra casa e lavoro, che si concentra una quota crescente dei loro infortuni. Nel 2024 quasi un incidente femminile su quattro (23,3%) avviene “in itinere”, contro il 14,1% degli uomini. Ancora più impressionante il dato sulle morti: il 39% dei decessi femminili sul lavoro avviene negli spostamenti (contro il 24% degli uomini), spesso nelle prime ore del mattino. Gli incidenti si concentrano infatti tra le 7 e le 9, l’ora in cui si incastrano lavoro, figli e famiglia. Una vera «corsa contro il tempo», come la definisce il dossier.

È uno dei messaggi più forti del rapporto “Donne e precariato: una scelta imposta” presentato oggi a Roma, alla Camera dei deputati, dall’Anmil, l’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro. All’iniziativa sono presenti anche Emma Marrazzo, madre di Luana D’Orazio, l’operaia tessile di 22 anni morta nel 2021 stritolata da un orditoio in una fabbrica di Montemurlo. E Lucia Barile, madre delle gemelle Sara e Aurora Esposito, 26 anni, uccise nell’esplosione di un laboratorio abusivo di fuochi d’artificio. Tre storie simbolo di un lavoro fragile che può diventare fatale.

Gli infortuni

Nel 2024 in Italia sono stati denunciati 592.882 infortuni sul lavoro, di cui 212.320 riguardano donne: il 35,8% del totale, cioè più di un incidente su tre.

Il dato colpisce soprattutto se guardato nel lungo periodo. Negli ultimi decenni gli incidenti sul lavoro sono diminuiti, ma molto più tra gli uomini che tra le donne: dal 1965 a oggi gli infortuni maschili sono calati del 64,3%, quelli femminili solo del 15,9%. Il risultato è che la quota femminile è cresciuta progressivamente fino ai livelli attuali.

Le denunce sono inoltre tornate a salire nell’ultimo anno. Nel confronto tra 2024 e 2025 gli infortuni complessivi passano da 589.571 a 597.710 (+1,4%), ma tra le donne l’aumento è più marcato: da 211.135 a 216.779, pari a +2,7%. Il dossier lega questa dinamica alla maggiore presenza femminile nel mercato del lavoro, ma anche alla specifica esposizione agli spostamenti quotidiani e alla compressione dei tempi di vita.

Le morti

Nel 2024 le morti sul lavoro sono state 1.202, di cui 100 donne, pari all’8,3% del totale. Gli uomini restano quindi di gran lunga più colpiti in termini assoluti, ma la modalità degli incidenti è diversa. Se tra gli uomini i decessi avvengono soprattutto durante l’attività lavorativa, tra le donne pesa molto di più il tragitto casa-lavoro: quasi quattro morti femminili su dieci avvengono in itinere.

La vicepresidente Anmil Graziella Nori ricorda che in molti casi «dire i “no” che possono salvare la vita non è possibile», perché il lavoro è precario o ricattabile. La narrazione dell’incidente come fatalità è fuorviante: «Il lavoro non uccide per fatalità». Il dossier denuncia anche la tendenza a normalizzare gli infortuni come errori individuali, quando spesso sono legati all’organizzazione del lavoro e alle condizioni in cui si lavora.

I settori degli incidenti

Gli infortuni femminili si concentrano soprattutto nei servizi, dove lavorano più donne. Nel 2024 il settore con il maggior numero di incidenti è la Pubblica amministrazione, con circa 57 mila casi, seguito da sanità e assistenza sociale (circa 35 mila), commercio (oltre 17 mila) e alloggio e ristorazione (circa 14 mila). Se si guarda invece all’incidenza degli incidenti rispetto al numero di occupate, i settori più rischiosi sono sanità e assistenza sociale e agricoltura, entrambi con indici superiori alla media. Particolarmente preoccupante è il fenomeno delle aggressioni nei luoghi di lavoro, soprattutto negli ospedali e nelle strutture sanitarie. Nel 2024 gli infortuni indennizzati per aggressioni sono stati 2.689, di cui 1.098 nella sanità. Nel 73% dei casi le vittime sono donne, soprattutto infermiere o operatrici sanitarie. Gli incidenti si concentrano soprattutto nel Nord del Paese, che raccoglie il 60,8% degli infortuni femminili, seguito dal Centro (20,6%) e dal Sud (18,5%), una distribuzione che riflette la maggiore presenza di occupazione nelle Regioni settentrionali.

La precarietà

Il dossier collega la sicurezza anche alla qualità del lavoro. Le donne sono più esposte a contratti fragili e part-time involontario. Tra i dipendenti il 31,5% delle donne lavora a tempo parziale, contro l’8,1% degli uomini: significa che una donna su tre è a part-time, spesso non per scelta. Il lavoro a tempo determinato riguarda invece il 15,7% delle lavoratrici contro il 12,6% degli uomini.

Secondo Anmil, questo sistema produce lavoratrici più vulnerabili, meno formate e meno in grado di opporsi a condizioni di rischio. «Il lavoro, quando è precario, ricattabile, invisibile, diventa una trappola», rimarca Graziella Nori.

Il rischio cresce soprattutto nei segmenti più fragili del mercato del lavoro, dove pesano irregolarità, appalti e lavoro sommerso, che rendono più difficile far rispettare le norme sulla sicurezza.

Il gender e pension pay gap

La fragilità del lavoro femminile si riflette anche su salari e pensioni. La retribuzione annua lorda media è di 39.982 euro per gli uomini e 33.807 euro per le donne, con un gap del 18,3%. La distanza cresce ancora quando si guarda alle pensioni. L’assegno medio mensile è di 2.143 euro per gli uomini e 1.595 euro per le donne, con una differenza del 34,4%. Le donne sono oggi la maggioranza dei pensionati, ma ricevono solo il 44% della spesa pensionistica complessiva. Secondo Anmil, questa catena di disuguaglianze — occupazione più fragile, salari più bassi, pensioni più leggere — finisce per riflettersi anche sulla sicurezza.

Le malattie professionali

Non crescono solo gli infortuni. Il dossier segnala anche l’aumento delle malattie professionali. Nel 2025 le denunce sono state 98.463, in aumento dell’11,3% rispetto all’anno precedente. Tra le donne i casi sono 25.246, con una crescita del 9,2%. Il dato conferma che i rischi legati al lavoro non riguardano solo gli incidenti immediati, ma anche patologie che maturano nel tempo, spesso nei settori dei servizi e dell’assistenza.

Le proposte

Dal dossier arrivano anche alcune richieste precise. La principale è l’istituzione di una Procura nazionale del lavoro, sul modello delle procure antimafia e antiterrorismo, con il compito di coordinare le indagini sugli infortuni e sulle morti sul lavoro e contrastare in modo più efficace il sommerso e le irregolarità. Anmil chiede inoltre di rafforzare il sistema informativo sugli infortuni, rendendo disponibili dati più dettagliati, in particolare quelli che incrociano rischio e tipologia contrattuale — tempo determinato, part-time e altre forme di lavoro fragile — per misurare meglio l’esposizione delle lavoratrici. Per l’associazione la prevenzione passa anche dall’applicazione rigorosa delle norme esistenti. «Le leggi ci sono, bisogna applicarle», ribadisce Bartoloni. L’obiettivo, conclude il dossier, è rompere l’invisibilità che ancora circonda una parte del lavoro femminile e trasformare la sicurezza in una priorità reale delle politiche del lavoro.

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