ROMA – Arriva la lettera dell’Inps a un albergatore. «Spettabile, in base alla recente normativa sull’Isac, lo scostamento dai valori normali dell’indicatore di regolarità contributiva nel suo caso è “significativo”. Mancano 3.698 giornate lavorative», l’equivalente di quasi dodici dipendenti a tempo pieno per un anno. Ma nessun allarme. «Tale stima, a carattere orientativo, non comporta alcuna irregolarità a suo carico. Lo scopo della presente comunicazione, infatti, consiste nell’opportunità per il contribuente di verificare la propria posizione contributiva, integrandola o rettificandola se necessario».
Cos’è Isac
L’Istituto sa dunque che quell’albergo dichiara molta meno forza lavoro di quella che sarebbe plausibile per l’attività svolta. Lo sa perché lo c…
ROMA – Arriva la lettera dell’Inps a un albergatore. «Spettabile, in base alla recente normativa sull’Isac, lo scostamento dai valori normali dell’indicatore di regolarità contributiva nel suo caso è “significativo”. Mancano 3.698 giornate lavorative», l’equivalente di quasi dodici dipendenti a tempo pieno per un anno. Ma nessun allarme. «Tale stima, a carattere orientativo, non comporta alcuna irregolarità a suo carico. Lo scopo della presente comunicazione, infatti, consiste nell’opportunità per il contribuente di verificare la propria posizione contributiva, integrandola o rettificandola se necessario».
Cos’è Isac
L’Istituto sa dunque che quell’albergo dichiara molta meno forza lavoro di quella che sarebbe plausibile per l’attività svolta. Lo sa perché lo calcola con un algoritmo che incrocia dati fiscali e contributivi, stimando quante giornate di lavoro dovrebbe avere un’azienda con quel fatturato, quei beni strumentali, quel numero di camere e presenze. Ma non dà all’albergatore un tempo congruo per far emergere eventuale lavoro nero. Non gli prospetta che sarà segnalato all’Inl, l’Ispettorato nazionale del lavoro. E anzi, se sarà il caso, non esiterà a concedergli il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva, indispensabile per partecipare agli appalti pubblici.
Benvenuti nel nuovo “Redditometro del lavoro”. Riforma richiesta dalla Commissione europea e inserita nel Pnrr (Missione 5, piano contro il lavoro sommerso), gli Isac – Indici sintetici di affidabilità contributiva – hanno ora anche una definizione normativa nel decreto interministeriale Lavoro-Economia del 28 febbraio, appena pubblicato. L’acronimo indica un sistema statistico che misura la coerenza tra attività economica e numero di lavoratori dichiarati. Se c’è uno scostamento “lieve” o “significativo”, l’Inps invia una comunicazione di «compliance».
La falla nel meccanismo
Quella lettera all’albergatore è uno dei modelli che Repubblica ha potuto visionare. Facsimili delle 15mila comunicazioni che l’Inps invierà entro marzo ai primi due settori coinvolti nella sperimentazione: commercio alimentare all’ingrosso e strutture ricettive. Entro il 31 agosto il sistema sarà esteso ad altri sei comparti, per un totale di otto settori e 58mila imprese.
C’è però una falla nel meccanismo, denunciata dalla Cgil. «Gli indicatori sono utili e frutto di un lavoro condiviso – spiegano Maria Grazia Gabrielli e Alessandro Genovesi – ma il decreto esclude dai controlli le imprese considerate affidabili e non prevede verifiche automatiche per quelle che presentano scostamenti significativi». In sostanza, se l’algoritmo individua un possibile sotto-dimensionamento della forza lavoro, nulla obbliga l’azienda a spiegare. «Se dopo la lettera l’impresa non interloquisce o non giustifica lo scostamento, non succede nulla».
Il ministero del Lavoro non nega, anzi rivendica la scelta. Definisce gli Isac «uno strumento di compliance e non di controllo o sanzione», che offre alle imprese «la possibilità di regolarizzare spontaneamente la propria posizione». Un approccio cooperativo per «prevenire le irregolarità prima che diventino violazioni». Ma la contraddizione e anche il nero restano.