Gasolio oltre i due euro: “Va fermata subito la corsa”. I benzinai: colpa non nostra
di Rosaria Amato , Aldo FontanarosaROMA – In autostrada, la barriera è infranta. Un litro di gasolio costa ormai più di 2 euro, in modalità self service. E chi fa un pieno di 50 litri paga, così, un euro e 30 centesimi in più rispetto al giorno prima. Corre anche la benzina.
Se venerdì la soglia di 1,8 euro al litro era stata toccata soltanto in autostrada, in Calabria e nella provincia di Bolzano, ieri si sono aggiunte alla lista Basilicata, Sicilia, Trento e Valle d’Aosta.
L’Unione Nazionale Consumatori - che fotografa l’inarrestabile crescita dei prezzi al distributore - avverte che anche l’inflazione generale minaccia ora di rialzare la testa. «Per questo va bloccata subito questa corsa con un’iniziale riduzione delle accise di 10 centesimi».
Misure più drastiche
Se il governo non agirà rapidamente, sarà costretto a…
ROMA – In autostrada, la barriera è infranta. Un litro di gasolio costa ormai più di 2 euro, in modalità self service. E chi fa un pieno di 50 litri paga, così, un euro e 30 centesimi in più rispetto al giorno prima. Corre anche la benzina.
Se venerdì la soglia di 1,8 euro al litro era stata toccata soltanto in autostrada, in Calabria e nella provincia di Bolzano, ieri si sono aggiunte alla lista Basilicata, Sicilia, Trento e Valle d’Aosta.
L’Unione Nazionale Consumatori - che fotografa l’inarrestabile crescita dei prezzi al distributore - avverte che anche l’inflazione generale minaccia ora di rialzare la testa. «Per questo va bloccata subito questa corsa con un’iniziale riduzione delle accise di 10 centesimi».
Misure più drastiche
Se il governo non agirà rapidamente, sarà costretto a misure ben più drastiche. Come Draghi, che si decise per un abbattimento delle accise di 25 centesimi (30,5 conteggiando l’Iva) che oggi costerebbe alle casse pubbliche un miliardo al mese.
I benzinai hanno delle colpe, in tutto questo? Sono forse loro gli “avvoltoi”, gli speculatori che si stanno approfittando della situazione? Roberto Di Vincenzo, presidente della Federazione Gestori Impianti (la Fegica) lo nega con tutto se stesso: «Come è avvenuto nel 2022», in occasione dell’invasione dell’Ucraina per mano russa, «si sceglie il bersaglio più facile nel benzinaio che si rapporta agli automobilisti. In realtà i prezzi sono fissati dalle compagnie petrolifere, che ogni giorno possono cambiarli: venerdì scorso, per la verità, li hanno modificati per ben tre volte nella stessa giornata».
«Ora - ammette Di Vincenzo - una categoria con 23 mila persone può anche nascondere la mela marcia che fa il furbo con i prezzi alla pompa. Ma la vera speculazione va controllata dove nasce, non dove si manifesta al pubblico».
I finanzieri
Di Vincenzo è anche deluso dal governo che minaccia di mandare in giro i finanzieri, di distributore in distributore. «La verità è che non sanno ancora bene come affrontare questa nuova situazione esplosa con l’attacco all’Iran, mentre ci sono degli strumenti che potrebbero essere applicati rapidamente.
L’attivazione dell’accisa mobile? Il governo ha la memoria corta: il decreto del 2022 ha reso difficilissimo applicare la norma, introdotta da Bersani fin dal 2007. Il riferimento per i prezzi è il bimestre precedente, dunque il meccanismo di tutela non è utilizzabile così com’è, al momento».
Il caro carburanti intanto non resta confinato al serbatoio dell’auto privata: investe in pieno il settore merci. L’associazione di settore “Ruote Libere – L’Autotrasporto” guarda al prezzo del diesel che i trasportatori comprano all’ingrosso, fuori cioè dalla rete ordinaria di distributori. Il carburante prenotato ieri e in consegna domani scavalla anch’esso quota 2 euro (con un balzo del 21% in pochi giorni).
I costi per autocarro
È una pessima notizia per i tir perché il diesel pesa fino al 35% sui loro costi complessivi e perché un camion consuma anche 35 mila litri di gasolio l’anno.La presidente dell’associazione, Cinzia Franchini, stima in 11.000 euro i costi aggiuntivi per ogni autocarro. Una piccola azienda con una flotta di cinque mezzi è attesa da un surplus di 55 mila euro.
Ed è qui che la guerra in Medio Oriente incontra una fragilità interna. Dal primo gennaio 2026 è in vigore l’allineamento delle accise tra benzina e gasolio. Sta prendendo forma, dunque, una doppia pressione sulle imprese. Da una parte il rialzo internazionale dei prodotti energetici, dall’altra il carico fiscale interno.
I rimedi? Esiste già una norma che adegua il corrispettivo del trasporto alle variazioni del prezzo del carburante, ma nella pratica viene aggirata anche perché molti rapporti commerciali si fondano su accordi verbali. In questo scenario complesso, i trasportatori chiedono al governo di attingere alle riserve di carburante dello Stato, e di varare una sterilizzazione a tempo dell’Iva sui carburanti.
La Lombardia
Numeri pesanti arrivano infine dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che stima in quasi 10 miliardi il costo dell’attacco all’Iran. Un costo a carico delle imprese italiane nel 2026: 7,2 miliardi in più per l’elettricità e 2,6 miliardi per il gas. La regione aggredita sarà la Lombardia, con 2,3 miliardi di costi energetici aggiuntivi (davanti a Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana).
I settori esposti per l’elettricità sono metallurgia, commercio, alimentare, alberghi, trasporto e logistica, chimica. Per il gas soffrirebbero soprattutto l’estrattivo, la lavorazione alimentare, il tessile e la cantieristica navale.
E i rincari rischiano di toccare da vicino alcuni dei distretti simbolo del made in Italy, dalle piastrelle di Sassuolo al vetro di Murano, dal prosciutto di San Daniele al tessile di Biella, dalla carta di Lucca alla ceramica di Civita Castellana, fino ai poli chimici di Brindisi e Salerno, al siderurgico di Taranto e al petrolchimico di Sarroch.