«Perseguire uno sviluppo di alta qualità». Eccola la priorità numero uno della Cina da qui alla fine del decennio. Grandi investimenti in tecnologie all’avanguardia, ricerca dell’autosufficienza tecnologica, per mettersi al riparo dalle restrizioni e resistere alle pressioni statunitensi. Innovazione e potenziamento delle industrie emergenti, promuovendo nuovi motori di crescita: particolare attenzione dunque all’energia del futuro, ai chip, alla tecnologia quantistica, all’intelligenza artificiale, al 6G. La spesa per la ricerca e lo sviluppo aumenterà di almeno il 7% all’anno da qui al 2030. In un contesto di crescente rivalità con l’America.
È questo il punto principale del nuovo piano quinquennale di Pechino, come si legge nella bozza completa presentata giovedì scorso all’Assemblea Nazionale del Popolo, che sarà formalmente votata e approvata nei prossimi giorni. «Per consolidare le fondamenta dell’economia reale dobbiamo modernizzare il sistema industriale. Per raggiungere una …
«Perseguire uno sviluppo di alta qualità». Eccola la priorità numero uno della Cina da qui alla fine del decennio. Grandi investimenti in tecnologie all’avanguardia, ricerca dell’autosufficienza tecnologica, per mettersi al riparo dalle restrizioni e resistere alle pressioni statunitensi. Innovazione e potenziamento delle industrie emergenti, promuovendo nuovi motori di crescita: particolare attenzione dunque all’energia del futuro, ai chip, alla tecnologia quantistica, all’intelligenza artificiale, al 6G. La spesa per la ricerca e lo sviluppo aumenterà di almeno il 7% all’anno da qui al 2030. In un contesto di crescente rivalità con l’America.
È questo il punto principale del nuovo piano quinquennale di Pechino, come si legge nella bozza completa presentata giovedì scorso all’Assemblea Nazionale del Popolo, che sarà formalmente votata e approvata nei prossimi giorni. «Per consolidare le fondamenta dell’economia reale dobbiamo modernizzare il sistema industriale. Per raggiungere una maggiore autosufficienza dobbiamo realizzare progressi nell’innovazione e scoperte nelle tecnologie fondamentali in settori chiave». Semiconduttori, macchinari industriali e materiali avanzati.
l’economia di Pechino e i target del partito
Gli obiettivi di Li
Assieme al nuovo piano quinquennale, il premier Li Qiang, nella Grande Sala del Popolo su Piazza Tiananmen, cuore del potere comunista, aprendo i lavori dell’Assemblea — “parlamento” con caratteristiche cinesi — ha delineato anche gli obiettivi della seconda potenza mondiale per questo 2026. L’obiettivo di crescita del Pil sarà il più basso dal 1991: tra il 4,5% e il 5%, e non più il 5% degli ultimi tre anni. Ulteriore segnale che la Cina tollera un’espansione più lenta mentre cerca nuove fonti di crescita sostenibili e di qualità, ponendo più enfasi sull’equilibrio tra sviluppo e sicurezza. Un obiettivo di crescita più moderato offre il tempo necessario per affrontare problemi strutturali più profondi: pressioni deflazionistiche, eccesso di capacità produttiva, fiacca domanda interna e crisi dell’immobiliare. «Tenendo conto dell’evoluzione degli sviluppi sia interni che esterni e di altri fattori rilevanti, e considerando sia ciò che è necessario sia ciò che è possibile, si propone che il Pil continui a crescere entro un intervallo appropriato, con tassi di crescita annuali da determinare alla luce delle condizioni effettive. Ciò getterà solide basi per raggiungere l’obiettivo di raddoppiare entro il 2035 il Pil pro capite cinese del 2020, per raggiungere il livello di un paese moderatamente sviluppato», ha affermato il premier cinese.
Li ha poi promesso 12 milioni di nuovi posti di lavoro e «una politica fiscale proattiva». Il tasso di disoccupazione viene stimato attorno al 5,5%, l’inflazione al 2%. La spesa fiscale rimane più o meno in linea con quella dello scorso anno. Con i dazi americani che ridefiniscono le catene di approvvigionamento e con l’inquilino della Casa Bianca Donald Trump che passa da una guerra all’altra, Pechino sceglie di mantenere la stabilità dentro le mura di casa propria.
Il rilancio della domanda interna
Obiettivi per l’anno in corso e obiettivi a lungo termine: alla leadership comunista piace pianificare in anticipo. Qui entrano in gioco i consumi: il rilancio della domanda interna è essenziale per la stabilità economica, perché è impensabile continuare a reggersi così massicciamente solamente sulle esportazioni, vista la battaglia a colpi di dazi con gli Stati Uniti e le preoccupazioni degli altri partner commerciali. «Rafforzare l’economia nazionale» è infatti il secondo punto anche nel nuovo piano quinquennale. «Di fronte a un contesto internazionale complesso e difficile, dobbiamo rimanere fedeli alla strategia di espansione della domanda interna», afferma il testo. «Dobbiamo realizzare un aumento significativo della quota dei consumi delle famiglie».
Terzo pilastro: «Promuovere la prosperità comune per tutti». Gli obiettivi sono diversi: «Costruire una società favorevole alla natalità e migliorare i servizi demografici; aumentare la media degli anni di scolarizzazione tra la popolazione in età lavorativa; costruire un Paese forte nello sport e aumentare l’aspettativa di vita a 80 anni; migliorare il sistema di distribuzione del reddito e perfezionare il sistema di sicurezza sociale; ridurre le disparità tra le aree urbane e rurali».
Quarto e ultimo punto sul quale Pechino mette particolare enfasi è quello dello sviluppo e della sicurezza. «La sicurezza è un prerequisito per lo sviluppo, e lo sviluppo fornisce una garanzia per la sicurezza». Soprattutto in un contesto internazionale turbolento come quello attuale. Qui viene sottolineata la necessità di migliorare la capacità di approvvigionamento di cibo, energia e risorse. Ma pure di affrontare i rischi derivanti dal settore immobiliare (ancora in profonda crisi) e dal debito pubblico locale.
L’ambiente
Spazio nel nuovo piano quinquennale anche all’ambiente. Si prevede una riduzione dell’intensità di carbonio, ovvero delle emissioni di carbonio per unità di prodotto interno lordo, del 17% dal 2026 al 2030. Il piano delinea inoltre gli obiettivi per raggiungere il picco massimo di consumo di carbone e sostituire 30 milioni di tonnellate metriche all’anno di carbone con energie rinnovabili.
Per potenziare le catene di approvvigionamento, la Cina continuerà a investire in terre rare, si legge ancora nel documento relativo al piano quinquennale. Punto di forza di Pechino, arma che la leadership usa nei negoziati con gli Stati Uniti, il Paese domina l’estrazione delle terre rare. La Cina controllava il 90% della quota di mercato globale nel 2024, ma secondo i calcoli di Bloomberg Intelligence tale percentuale è destinata a scendere al 69% entro il 2030, poiché altri Paesi cercano di potenziare le proprie capacità di estrazione.
Tra i dati principali presentati da Pechino durante l’apertura dei lavori dell’Assemblea, c’è infine quello sulla spesa militare. Che aumenterà del 7% in questo 2026, dato leggermente inferiore al 7,2% degli ultimi tre anni. Il budget per la Difesa (almeno quello reso pubblico ufficialmente) resta in ogni caso di oltre tre volte inferiore a quello degli Stati Uniti.