“La semplificazione delle regole passi dall’europarlamento”
di Rosaria AmatoSembra che non si parli d’altro: la semplificazione normativa è al centro delle politiche europee, la Commissione ha presentato l’anno scorso ben dieci “pacchetti Omnibus”, ha rivendicato pochi giorni fa la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ma il problema, spiega Camillo Venesio, vicepresidente dell’Abi, è che le semplificazioni «non vengono messe a terra». E quando avviene, «un modesto intervento è sovente accompagnato da altre due norme che magari dispongono la richiesta di nuovi report». L’Abi, l’associazione delle banche italiane, ha sollevato la questione presentando uno studio in un incontro che si è tenuto nella sede del Parlamento Europeo e che, oltre agli europarlamentari, ha coinvolto anche esponenti della Commissione Ue e della Banca Centrale Europea.
Il problema dell’eccesso di regolamentazione su banche e assicurazioni è stato sollevato anche da un appello dei Ceo dei maggiori istituti Ue. Qual è la posizione dell’Abi?
«C’è un’enorme necessità che tutti…
Sembra che non si parli d’altro: la semplificazione normativa è al centro delle politiche europee, la Commissione ha presentato l’anno scorso ben dieci “pacchetti Omnibus”, ha rivendicato pochi giorni fa la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ma il problema, spiega Camillo Venesio, vicepresidente dell’Abi, è che le semplificazioni «non vengono messe a terra». E quando avviene, «un modesto intervento è sovente accompagnato da altre due norme che magari dispongono la richiesta di nuovi report». L’Abi, l’associazione delle banche italiane, ha sollevato la questione presentando uno studio in un incontro che si è tenuto nella sede del Parlamento Europeo e che, oltre agli europarlamentari, ha coinvolto anche esponenti della Commissione Ue e della Banca Centrale Europea.
Il problema dell’eccesso di regolamentazione su banche e assicurazioni è stato sollevato anche da un appello dei Ceo dei maggiori istituti Ue. Qual è la posizione dell’Abi?
«C’è un’enorme necessità che tutti i legislatori, a partire dal Parlamento europeo, affrontino la questione, che, come ha segnalato Mario Draghi nel suo rapporto, costituisce un ostacolo alla competitività. L’Abi, che ha realizzato un robusto rafforzamento della sua presenza su Bruxelles, ha voluto dare un contributo con analisi e proposte concrete, che sono ricche di dettagli tecnici perché spesso, come si dice, il diavolo si nasconde proprio nei dettagli. Sia chiaro che la nostra non è una richiesta di deregolamentazione: sarebbe imprudente, in un momento nel quale le banche europee sono tornate ad adeguati livelli di solidità e liquidità».
Come sono state accolte le vostre proposte?
«Con molta attenzione, anche se dal punto di vista della Commissione Europea ci è stato fatto notare che è complesso portare a terra le semplificazioni. Speriamo molto nel contributo degli europarlamentari, che sono i rappresentanti eletti dai cittadini europei. E siamo molto soddisfatti che, in occasione dell’incontro informale dei leader Ue presso il Castello di Alden Biesen in Belgio, dedicato ai temi della competitività europea, un capitolo del documento congiunto presentato da Belgio, Germania e Italia sia dedicato proprio alla necessità di ridurre il peso burocratico delle norme europee, in linea con le nostre proposte».
In effetti apparentemente è un’esigenza riconosciuta da tutti. Come mai non ci sono passi in avanti?
«Non solo non ci sono risultati, ma c’è anche il problema del gold plating: ogni Paese, cioè, aggiunge alle norme europee ulteriori e diverse richieste e standard, per cui nella normativa europea non c’è equivalenza, e questo costituisce un’ulteriore barriera per la competitività».
Quali sono i danni peggiori dell’eccesso di burocrazia?
«L’eccesso di normativa in generale pesa più sulle microimprese e sulle Pmi rispetto ai grandi gruppi, come si legge anche nel rapporto Draghi. Ma in linea di massima si lamentano tutti: il mio mestiere è di dirigere una banca regionale che opera in due delle maggiori regioni industriali italiane, Piemonte e Lombardia, e ogni volta che incontro un imprenditore mi parla dei costi e del tempo impiegato per far fronte all’enorme carico normativo. Le regole sono belle se non soffocano l’innovazione e la creatività».
Tra le iniziative europee più recenti in materia bancaria c’è la strategia Saving and investment Union, per promuovere l’impiego del risparmio dei cittadini europei in progetti europei. Come sta andando?
«Impiegare il risparmio per le imprese e le famiglie è quello che le banche fanno di solito. Ma comunque in quest’iniziativa ci sono principi interessanti, come quello di dirigere maggiormente gli investimenti sulle Pmi europee, piuttosto che verso i Paesi terzi, e si parla anche di semplificazione della documentazione informativa. Va tutto bene purché si faccia attenzione a cancellare le norme precedenti, perché nell’eccesso di burocrazia Ue c’è anche un problema di stratificazione delle regole».
La diversità di regole dei vari Paesi sta creando anche ostacoli alle fusioni bancarie?
«Come Abi non interveniamo sulle questioni legate al risiko bancario, però vorrei sottolineare che un ecosistema bancario è efficiente quando rispetta i principi di biodiversità, cioè quando accanto ai colossi bancari operano anche le banche piccole e medie».
L’euro digitale rafforzerà il sistema europeo dei pagamenti?
«Da parte della comunità bancaria italiana c’è un sì forte all’euro digitale, il contante dei tempi moderni, che si affiancherà speriamo in tempi brevi alla moneta commerciale, come carte e bonifici, e stable coins regolate, rendendo l’Europa maggiormente indipendente nel sistema dei pagamenti».