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Volare da Milano a Sydney per 17mila euro. Il costo della guerra arriva sui biglietti aerei

(afp)

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Il caro-carburante e le chiusure di tratte (43mila voli cancellati finora) impattano sull’industria del volo. Molte le compagnie che annunciano revisioni dei listini. I casi
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MILANO – Comprarsi un’utilitaria, rifare l’arredamento di casa oppure volare da Milano a Sydney mercoledì 18 per ritornare una settimana dopo? Sembra una provocazione, ma al giorno d’oggi è l’alternativa di impiego di un gruzzolo da 17mila euro. A tanto arriva il costo di un biglietto in business class sul portale di Cathay Pacific, questa mattina: 16.815,45 euro per la precisione, facendo scalo a Hong Kong, con la possibilità di risparmiarne intorno ai 1.500 con l’economy.

Solo un esempio dei riflessi della guerra mediorientale sul settore aereo. Il Guardian è arrivato a tracciare prezzi a 20mila sterline tra la capitale britannica e quella australiana, in aprile, pur di non passare dal Golfo, dove d’altra parte l’operatività è tutto fuorché normale.

MILANO – Comprarsi un’utilitaria, rifare l’arredamento di casa oppure volare da Milano a Sydney mercoledì 18 per ritornare una settimana dopo? Sembra una provocazione, ma al giorno d’oggi è l’alternativa di impiego di un gruzzolo da 17mila euro. A tanto arriva il costo di un biglietto in business class sul portale di Cathay Pacific, questa mattina: 16.815,45 euro per la precisione, facendo scalo a Hong Kong, con la possibilità di risparmiarne intorno ai 1.500 con l’economy.

Solo un esempio dei riflessi della guerra mediorientale sul settore aereo. Il Guardian è arrivato a tracciare prezzi a 20mila sterline tra la capitale britannica e quella australiana, in aprile, pur di non passare dal Golfo, dove d’altra parte l’operatività è tutto fuorché normale.

43mila voli cancellati

Due i fattori che sconvolgono i piani delle aviolinee e da lì planano direttamente sui costi dei biglietti. Da una parte le cancellazioni di voli – gli analisti di Cirium ne hanno contate oltre 43mila tra arrivi e partenze sul Medio Oriente tra il 28 febbraio e il 10 marzo, riporta Bloomberg – sta facendo esplodere la domanda di rotte alternative proprio per aggirare i quadranti del conflitto. Di solito Emirates, Qatar Airways ed Etihad muovono circa un terzo dei passeggeri tra Europa e Asia e più della metà dei passeggeri tra Europa e Australia, Nuova Zelanda e le vicine isole del Pacifico. Un equilibrio che in questi giorni è andato in frantumi.

Il caro-jet fuel

In seconda battuta l’ondata di crisi energetica, con l’impennata dei prezzi del carburante, si sta trasformando in un vero e proprio tsunami sul fronte del jet fuel, il gasolio che alimenta i motori degli arei. “Se il greggio aumenta del 20%, il carburante per jet aumenta di diverse volte di più perché è ancora più scarso”, ha detto alla Reuters Subhas Menon, responsabile dell’Association of Asia Pacific Airlines. La stima di Air New Zealand è che il carburante per aerei, i cui prezzi prima degli attacchi statunitensi e israeliani all'Iran si aggiravano intorno agli 85-90 dollari al barile, vada ora sui 150-200 dollari: non a caso sono state sospese le previsioni per il bilancio 2026.

Il risultato che da AirAsia a SpiceJet, è folto l’elenco di compagnie che in un modo o nell’altro hanno anticipato uno scenario di rincari. Come nel caso di Air India che dal 12 marzo metterà un supplemento da 399 rupie (4,35 dollari) sui voli nazionali e sui servizi verso l'Asia meridionale, l'Asia occidentale e il Medio Oriente. Ma aumenti ancora più forti sono previsti su altre geografie, con quelli ad esempio per l’Europa che saliranno di 25 dollari a quota 125 e quelli per Nord America e Australie che rincareranno di 50 dollari.

Da ultimo, a parlare è stato proprio l’amministratore delegato di Cathay Pacific, Ronald Lam. Pronosticando un 2026 in crescita del 10% per la capacità di trasporto di passeggeri, il ceo della compagnia di bandiera di Hong Kong non ha potuto sottrarsi dal rimarcare i “drastici cambiamenti” che stanno scaturendo dal Medio Oriente. "A marzo, con l'inizio della crisi in Medio Oriente, i costi del carburante sono già raddoppiati - ha detto Lam - Per questo annunceremo molto presto un aumento delle tariffe al fine di garantire il regolare funzionamento dei nostri voli".

L’impennata dei prezzi

L’impatto sui consumatori avrà dunque eco globale. E già se ne scorgono le tracce. La Reuters, su dati Google Flights, ieri segnalava l’impennata dei voli diretti da Seul a Londra dell’11 marzo con Korean Air Lines: a 4.359 dollari, dai 564 di sette giorni prima, con l’obbligo di fatto di accomodarsi in prima classe come unica soluzione disponibile.“Il problema per le compagnie aeree ora è che la domanda di viaggi potrebbe ridursi, poiché i costi diventano proibitivi per i viaggiatori ‘leisure’ (quelli che si muovono ‘per piacere’, ndr) mentre le aziende iniziano a limitare i viaggi di lavoro a causa delle prospettive incerte”, ha commentato con l’agenzia Lorraine Tan, direttrice della ricerca azionaria per l’Asia di Morningstar.

Il caro-carburante, poi, estende la portata degli aumenti anche oltre le tratte che interessano il Medio Oriente. E’ vero che le compagnie si coprono attraverso strumenti finanziari appositi da queste improvvise oscillazioni di prezzo, che ne riducono l’effetto almeno nel breve. Ma è una prassi più diffusa in Europa che altrove. Chi non lo ha fatto, come la low-cost Air Asia X, è in questi giorni bastonato dal mercato.

E poi, considerando che, dopo il costo del lavoro, il carburante è la seconda spesa più grande (siamo sul 20-30% del totale, in alcuni casi si arriva a un terzo delle uscite) per una compagnia non possono non esserci conseguenze. Ancora Reuters segnalava che un viaggio di sola andata da Newark a Quebec City l’11 marzo con Air Canada è quasi triplicato a 1.499 dollari rispetto a una settimana prima. I voli da Los Angeles a Lima con Latam sono saliti a 2.125 dollari, rispetto ai 499 pre-conflitto.

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