STRASBURGO – I leghisti esultano: due anni fa, quando l’Aula di Strasburgo votò in maggioranza a favore della direttiva sulle Case Green, l’allora eurodeputato della Lega Angelo Ciocca inscenò una plateale protesta. E quindi non stupisce che adesso la delegazione leghista all’Europarlamento accolga con grande soddisfazione la notizia secondo la quale l’Italia è tra i 19 Paesi che non hanno redatto entro il termine del 31 dicembre 2025 la bozza dei piani per raggiungere gli obiettivi indicati dalla direttiva, che punta alla graduale riduzione delle emissioni di gas serra degli edifici fino a raggiungere la neutralità nel 2050. La Commissione Ue ha quindi avviato l’iter d’infrazione, dando due mesi di tempo per rispondere, in vista della scadenza del 31 dicembre di quest’anno per la presentazione dei piani definitivi.
STRASBURGO – I leghisti esultano: due anni fa, quando l’Aula di Strasburgo votò in maggioranza a favore della direttiva sulle Case Green, l’allora eurodeputato della Lega Angelo Ciocca inscenò una plateale protesta. E quindi non stupisce che adesso la delegazione leghista all’Europarlamento accolga con grande soddisfazione la notizia secondo la quale l’Italia è tra i 19 Paesi che non hanno redatto entro il termine del 31 dicembre 2025 la bozza dei piani per raggiungere gli obiettivi indicati dalla direttiva, che punta alla graduale riduzione delle emissioni di gas serra degli edifici fino a raggiungere la neutralità nel 2050. La Commissione Ue ha quindi avviato l’iter d’infrazione, dando due mesi di tempo per rispondere, in vista della scadenza del 31 dicembre di quest’anno per la presentazione dei piani definitivi.
Quindi è forse troppo presto per affermare che quella che gli eurodeputati leghisti definiscono come una «follia ideologica» sia finita su un binario morto, anche se tra i 19 Paesi che non hanno inviato il piano ci sono anche la Francia e la Germania. Pur ricordando che «sono mesi che diverse associazioni ambientaliste sollecitano il governo ad agire», Annalisa Corrado, eurodeputato S&D e responsabile Energia per il Pd, osserva che «sembra davvero molto prematuro dire che la direttiva sia stata accantonata o che sia un fallimento». «Dalla Commissione sono partite lettere di “messa in mora”, - rileva - siamo ancora lontani dalla procedura di infrazione. Per il momento si trattava solo di presentare un piano di azione nazionale…».
Non è pessimista neanche Benedetta Scuderi dei Verdi che, come Corrado, fa parte della Commissione industria ed energia del Parlamento Ue: «Spero che questa procedura d’infrazione sia uno sprone per ricordare agli Stati gli obblighi legati alla presentazione dei piani di ristrutturazione, anche perché abbiamo un grandissimo bisogno di efficientamento degli edifici, stiamo passando da una crisi energetica all’altra». Il relatore della direttiva era proprio un deputato dei Verdi della precedente legislatura, Ciaran Cuffe. Portare fino in fondo il testo non è stato facile, e molte norme in dirittura finale sono state un po’ “ammorbidite”, per renderle più accettabili agli Stati: gli obiettivi di decarbonizzazione rimangono. «C’è ancora la scadenza del 2026. - osserva Irene Tinagli (S&D-Pd), presidente della Commissione per l’emergenza abitativa, il cui report ha ottenuto martedì il via libera dell’Emiciclo - Per l’Italia può essere l’occasione per varare quel piano di ristrutturazione delle case popolari di cui ha parlato anche il ministro Salvini, e che viene continuamente rinviato. L’efficientamento energetico aiuta anche a pagare le bollette: sono molte le famiglie che non ce la fanno più. E non è detto che sia così costoso: negli ultimi anni sono state sviluppate tecnologie che coniugano al meglio efficienza e requisiti ambientali».