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Petrolio e gas, giù i prezzi. Le Borse credono alla Casa Bianca

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Le parole del presidente Usa sull’ipotesi di guerra breve raffreddano i costi dell’energia. Il Brent crolla a 82 dollari, poi risale. I dubbi nel G7 sul rilascio delle scorte strategiche
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ROMA – L’onda lunga delle parole di Donald Trump, che martedì ha dichiarato vicina la fine della guerra in Iran, regala una giornata di distensione ai mercati. Il barile di petrolio Brent cala dell’11,3% a 87,80 dollari, dopo essere crollato fino a 82, il metano quotato ad Amsterdam, borsa di riferimento per l’Europa, scende del 19% a 45 euro al megawattora. Le Borse d’Asia e d’Europa, le due geografie più esposte alle importazioni dal Golfo, rimbalzano con decisione: Milano guadagna il 2,6%, Francoforte il 2,3%, tutte le altre oltre l’1,5%. Wall Street, che comunque aveva perso meno di tutti, chiude una seduta piatta.

Taglio alla produzione

La variabile chiave per valutare l’impatto di questa crisi sull’economia è le durata, e le dichiarazi…

ROMA – L’onda lunga delle parole di Donald Trump, che martedì ha dichiarato vicina la fine della guerra in Iran, regala una giornata di distensione ai mercati. Il barile di petrolio Brent cala dell’11,3% a 87,80 dollari, dopo essere crollato fino a 82, il metano quotato ad Amsterdam, borsa di riferimento per l’Europa, scende del 19% a 45 euro al megawattora. Le Borse d’Asia e d’Europa, le due geografie più esposte alle importazioni dal Golfo, rimbalzano con decisione: Milano guadagna il 2,6%, Francoforte il 2,3%, tutte le altre oltre l’1,5%. Wall Street, che comunque aveva perso meno di tutti, chiude una seduta piatta.

Taglio alla produzione

La variabile chiave per valutare l’impatto di questa crisi sull’economia è le durata, e le dichiarazioni di Trump hanno ridato forza all’ipotesi secondo cui si risolverà in tempi brevi. A un certo punto però quelle parole - da molti viste come il preludio a una delle sue proverbiali marce indietro - andranno verificate nei fatti, con cui per ora non coincidono. Le operazioni militari crescono di intensità, lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave dei flussi di gas e petrolio, resta chiuso, e i Paesi del Golfo, non potendo esportare e avendo gli stoccaggi pieni, hanno iniziato a tagliare la produzione. Dopo Emirati Arabi, tra i 500 mila e gli 800 mila barili in meno al giorno, Kuwait, mezzo milione di barili, e Iraq, quasi 3 milioni di barili, anche la superpotenza saudita ha iniziato a ridurre le estrazioni, tra 2 e 2,5 milioni di barili in meno. Secondo Bloomberg sarebbe così sparita dal mercato mondiale il 6% della produzione. Ieri il capo di Saudi Aramco, il colosso petrolifero saudita, ha detto che la società sta lavorando per pompare 5 dei 7 milioni di barili che esporta ogni giorno verso il Mar Rosso, in modo da aggirare Hormuz, ma ha avvertito che se il conflitto continuerà le conseguenze saranno «disastrose».

La Casa Bianca si smentisce

Incertezza e volatilità sui mercati restano quindi alte, dopo le pazze fluttuazioni di lunedì. La stessa amministrazione Usa contribuisce ad alimentarle, prima annunciando e poi smentendo di aver scortato una petroliera attraverso Hormuz. Ieri i ministri dell’Energia dei Paesi del G7 e poi i membri dell’Agenzia internazionale per l’Energia sono tornati a discutere di un eventuale rilascio delle scorte strategiche. Tutti si dicono pronti, ma molti governi non sono ancora convinti, considerato che quest’arma - anche liberando 400 milioni di barili, una quantità senza precedenti - può avere un’efficacia limitata nel tempo e per ora non si evidenziano rischi per gli approvvigionamenti: il rilascio delle scorte serve a garantire la disponibilità di materia prima, non a influenzare le quotazioni.

L’Europa appesa al gas

Anche nello scenario più benigno poi i prezzi impiegherebbero un certo tempo per normalizzarsi. E per l’Europa, più del petrolio, il vero problema potrebbe essere il gas naturale, fonte a cui ha legato la sicurezza del suo sistema energetico e industriale ma che dopo il traumatico distacco dai tubi russi oggi la espone a nuove dipendenze e volatilità attraverso il gas liquefatto. Al momento le proiezioni a un anno danno ancora il metano a 40 euro al megawattora, ben sopra i livelli pre-guerra, anche perché la cruciale stagione di riempimento degli stoccaggi inizia da livelli molto bassi. Da notare che nel mese di febbraio, per la prima volta dal 2018, tutti i carichi di gas liquefatto in uscita dal maxi campo russo di Yamal sono finiti in Europa. Il bando totale della Ue alle importazioni di metano di Putin dovrebbe scattare a gennaio del 2027, ma dopo questa crisi appare ancora più difficile.

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