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Carburanti, quanto gli automobilisti pagano la guerra. Le simulazioni su un pieno benzina e diesel

(ansa)

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In una settimana gli aumenti sono stati del 4,5 e dell’8,6%, dati Mase. È il terzo maggior rialzo di sempre. Dona (Unc): “Urgente abbassare accise di 10 centesimi”
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ROMA – Quasi 4 euro in più per un pieno di benzina, 7,50 per il gasolio. E senza guardare alle insegne delle aree di rifornimento in autostrada, dove il diesel ha toccato in alcune aree anche i 2,6 euro al litro. Le conseguenze del blocco di Hormuz per la guerra in Iran si sono immediatamente trasferite sulle pompe di benzina italiane. Sui fenomeni speculativi si è mossa una task force del Mimit con la Guardia di finanza, e l’Osservatorio prezzi del ministero monitora quotidianamente il prezzo al distributore in ogni regione. La dinamica stessa con cui si forma il prezzo di rifornimento porta a scaricare rapidamente gli aumenti sugli automobilisti, mentre i ribassi vengono assorbiti più lentamente.

Quanto costa un pieno di benzina e di diesel: il confronto

Secondo i dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) pubblicati martedì 10 marzo, il prezzo della benzina in modalità self service è salito a 1,745 euro al litro e il gasolio a 1,869 euro a…

ROMA – Quasi 4 euro in più per un pieno di benzina, 7,50 per il gasolio. E senza guardare alle insegne delle aree di rifornimento in autostrada, dove il diesel ha toccato in alcune aree anche i 2,6 euro al litro. Le conseguenze del blocco di Hormuz per la guerra in Iran si sono immediatamente trasferite sulle pompe di benzina italiane. Sui fenomeni speculativi si è mossa una task force del Mimit con la Guardia di finanza, e l’Osservatorio prezzi del ministero monitora quotidianamente il prezzo al distributore in ogni regione. La dinamica stessa con cui si forma il prezzo di rifornimento porta a scaricare rapidamente gli aumenti sugli automobilisti, mentre i ribassi vengono assorbiti più lentamente.

Quanto costa un pieno di benzina e di diesel: il confronto

Secondo i dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) pubblicati martedì 10 marzo, il prezzo della benzina in modalità self service è salito a 1,745 euro al litro e il gasolio a 1,869 euro al litro, in media. Secondo le rielaborazioni dell’Unione nazionale consumatori, dal 2 marzo l’aumento è stato di 7,47 centesimi per litro (partiva da 1,67 euro), ossia il 4,48%. Per un pieno di benzina (capienza di 50 litri in media) si tratta di un aumento di 3,74 euro, un extracosto annuo a famiglia di 89,72 euro. Per quanto riguarda il diesel, il rialzo è maggiore. Nell’ultima settimana (2-9 marzo) il gasolio è passato da 1,72069 euro a 1,86924. Un rialzo di 14,855 centesimi al litro, l’8,64%. Per ogni pieno si traduce in una maggiore spesa di 7,43 euro, ossia 178,26 euro in più all’anno per la media di consumi nazionali (due pieni al mese). In autostrada la situazione è anche peggiore. Nelle stazioni di rifornimento – sempre in media, secondo i dati del Mimit – la benzina self costa 1,901 euro al litro mentre il diesel ha superato i due euro a 2,093 euro al litro.

Gli aumenti immediati alle stazioni di rifornimento

Anche se nelle stazioni si sta vendendo carburante acquistato quando il prezzo era inferiore, con i rialzi della materia prima – dovuti al rallentamento dell’afflusso di greggio – le Big Oil decidono di aumentare il prezzo di vendita per ammortizzare gli extra costi futuri. Secondo gli analisti nel breve periodo le aziende petrolifere ci guadagnano ma nel lungo le oscillazioni dovute alla trasmissione asimmetrica dei prezzi si compensano.

Dona (Unc): “Abbassare con urgenza le accise di 10 centesimi”

"Questi dati dimostrano l'urgenza di abbassare oggi le accise di almeno 10 centesimi – torna a chiedere Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori – un taglio di 2 cent (come da indiscrezioni di questi giorni, anche se poi la questione non è stata affrontata nel consiglio dei ministri del 10 marzo, ndr) al litro sarebbe una presa in giro dei consumatori. Mentre una riduzione di 5 centesimi non basterebbe per contrastare le speculazioni in corso, né per la benzina aumentata di quasi 8 cent (7,477 cent) in una sola settimana, né soprattutto per il gasolio: sarebbe solo un pannicello caldo", conclude Dona.

Il terzo maggior rialzo di sempre

Secondo lo studio di Unc, si tratta del terzo maggior rialzo dall’inizio della rilevazione settimanale, ossia dal 2005. "Il primato dei rincari settimanali del gasolio resta quello imbattuto del 14 marzo 2022, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando in soli sette giorni il gasolio decollò di 32,53. Al secondo posto il salto del 9 gennaio 2023 quando il governo Meloni fece la bella pensata di togliere lo sconto sulle accise di 15 cent determinando un balzo di 16,029 cent. La terza posizione di oggi scalza fuori dal podio il primato del 12 dicembre 2011, quando per via dell'entrata in vigore della famosa stangata del Salva Italia di Monti che alzò le accise, il gasolio salì di 13,239 cent. Non va comunque molto meglio per la benzina che registra il quinto maggior incremento settimanale di sempre".

Le importazioni dell’Italia

Gli automobilisti italiani sono particolarmente soggetti a queste fluttuazioni al rialzo perché il nostro Paese è fortemente dipendente dalle importazioni di greggio. Secondo i dati Unem, “attualmente il 57% del gasolio (3 milioni di tonnellate) e il 20% di jet fuel (500mila tonnellate) importati dall’Italia transitano per Hormuz, mentre solo il 6% del petrolio (3,3 milioni/tonnellate) passa per lo Stretto perché gran parte del greggio saudita lo bypassa. Ancora, il “42% del greggio importato in Italia arriva dal continente africano (Libia primo fornitore con il 24%), il 30% arriva da Azerbaijan e Kazakistan e il 13% dagli Usa.

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