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Aerei, caos al controllo passaporti e il volo arriva in ritardo: i passeggeri vanno risarciti

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Sentenza del Tribunale dell’Ue. Il vettore deve pagare un ristoro ai passeggeri se non c’è un nesso diretto tra il posticipo dell’atterraggio oltre le 3 ore e un evento eccezionale come le code per ragioni di sicurezza
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ROMA – Una sentenza del Tribunale dell’Unione europea, del 4 marzo 2026, fa chiarezza su un punto delicato del trasporto aereo. Quando un volo arriva con oltre tre ore di ritardo, la compagnia può evitare di pagare il risarcimento solo se il ritardo dipende davvero, in modo diretto, da una circostanza eccezionale. Il nodo era proprio questo.

È sufficiente il caos ai controlli di sicurezza dell’aeroporto per giustificare il ritardo che il vettore infligge ai passeggeri? O forse conta anche la scelta fatta dalla compagnia dopo quel caos?

Il caso nasce in Germania. Due passeggeri hanno un volo da Düsseldorf a Varna, in Bulgaria, il 23 luglio 2022. Sarebbero dovuti arrivare nel tardo pomeriggio, ma atterrano con oltre tre ore di ritardo. Per questo chiedono alla compagnia aerea, la compensazione prevista dal regolamento europeo: 400 euro a testa per quella tratta.

ROMA – Una sentenza del Tribunale dell’Unione europea, del 4 marzo 2026, fa chiarezza su un punto delicato del trasporto aereo. Quando un volo arriva con oltre tre ore di ritardo, la compagnia può evitare di pagare il risarcimento solo se il ritardo dipende davvero, in modo diretto, da una circostanza eccezionale. Il nodo era proprio questo.

È sufficiente il caos ai controlli di sicurezza dell’aeroporto per giustificare il ritardo che il vettore infligge ai passeggeri? O forse conta anche la scelta fatta dalla compagnia dopo quel caos?

Il caso nasce in Germania. Due passeggeri hanno un volo da Düsseldorf a Varna, in Bulgaria, il 23 luglio 2022. Sarebbero dovuti arrivare nel tardo pomeriggio, ma atterrano con oltre tre ore di ritardo. Per questo chiedono alla compagnia aerea, la compensazione prevista dal regolamento europeo: 400 euro a testa per quella tratta.

La carenza di personale

La compagnia obietta che la colpa non era sua. Tutto è cominciato in un altro aeroporto tedesco (il Colonia-Bonn) dove i controlli di sicurezza sono andati in tilt per una grave carenza di personale. A quel punto, il vettore decide di aspettare i passeggeri trattenuti dai controlli, a costo di far decollare l’aereo con 5 ore di ritardo.

Da lì si innesca un effetto domino sull’intera giornata operativa dell’aereo che alla fine penalizza anche il volo dei due passeggeri diretti a Varna.

Fin qui, la tesi può sembrare lineare. C’è stato un fatto eccezionale fuori dal controllo della compagnia, quindi niente indennizzo. Ma il Tribunale ragiona in modo più sottile, e anche più concreto. Spiega che non basta individuare la scintilla iniziale. Bisogna capire quale sia stata la causa determinante del ritardo finale.

Le autorità aeroportuali

Il punto decisivo è questo: la carenza di personale ai controlli di sicurezza può certamente essere considerata una “circostanza eccezionale”, perché i controlli non dipendono dalla compagnia aerea ma dalle autorità aeroportuali.

Tuttavia, se dopo quell’evento la compagnia prende una decisione autonoma — in questo caso aspettare i passeggeri bloccati ai controlli — quella scelta può interrompere il legame diretto tra il fatto eccezionale e il ritardo successivo (sul volo da Düsseldorf a Varna). Se la decisione della compagnia diventa la causa determinante del ritardo finale, allora la protezione speciale prevista per le “circostanze eccezionali” non opera più automaticamente.

Il paravento

Ora spetterà al giudice nazionale verificare se la decisione di attendere i passeggeri fosse davvero la causa determinante del ritardo del volo successivo e se quella decisione fosse evitabile. In caso affermativo, il nesso diretto con la circostanza eccezionale si spezza. E quando quel filo si spezza, la compagnia non può più nascondersi dietro il paravento dell’evento eccezionale.

Il Tribunale respinge anche la giustificazione della compagnia che dice di aver bilanciato gli interessi dei diversi gruppi di passeggeri. In sostanza: non si può sacrificare il diritto di alcuni passeggeri alla compensazione solo perché si è scelto di favorirne altri (quelli attesi dopo gli infiniti controlli di sicurezza).

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