Alta velocità, tensione sull’arrivo in Italia del Tgv francese: “Vagoni troppo alti per le gallerie”
di Aldo FontanarosaIl TGV a due piani
ROMA – Sotterraneo, silenzioso, continua il braccio di ferro tra il Gruppo Fs e i francesi di Sncf nella partita dell’alta velocità. L’ultimo motivo di tensione nasce dal treno che i francesi vogliono portare nel nostro Paese, da settembre 2027, per collegare Torino e Venezia e Torino e Roma (via Milano). Parliamo del Tgv, che viaggerà in concorrenza con i Frecciarossa e gli Italo.
Il convoglio francese – a due piani – è bello alto. Le carrozze toccano i 4 metri e 32 centimetri, contro i 4 dei Frecciarossa.
Nel 2025, Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) - la società del Gruppo Fs proprietaria dei binari, sia veloci e sia tradizionali - si chiede se il Tgv dei francesi possa attraversare tutte le nostre gallerie. Le gallerie lungo l’alta velocità sono capienti e spaziose.
Le opere dell’800
Il tema si pone però per la rete tradizionale che ha 1.101 tunnel costruiti nell’800. Alcune di queste gallerie storiche potrebbero essere…
ROMA – Sotterraneo, silenzioso, continua il braccio di ferro tra il Gruppo Fs e i francesi di Sncf nella partita dell’alta velocità. L’ultimo motivo di tensione nasce dal treno che i francesi vogliono portare nel nostro Paese, da settembre 2027, per collegare Torino e Venezia e Torino e Roma (via Milano). Parliamo del Tgv, che viaggerà in concorrenza con i Frecciarossa e gli Italo.
Il convoglio francese – a due piani – è bello alto. Le carrozze toccano i 4 metri e 32 centimetri, contro i 4 dei Frecciarossa.
Nel 2025, Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) - la società del Gruppo Fs proprietaria dei binari, sia veloci e sia tradizionali - si chiede se il Tgv dei francesi possa attraversare tutte le nostre gallerie. Le gallerie lungo l’alta velocità sono capienti e spaziose.
Le opere dell’800
Il tema si pone però per la rete tradizionale che ha 1.101 tunnel costruiti nell’800. Alcune di queste gallerie storiche potrebbero essere troppo basse per permettere il passaggio del Tgv francese a due piani.
Il problema – attenzione – nascerebbe in caso di avaria del Tgv o della linea veloce che questo convoglio percorrerà. Quando è fermo lungo la linea veloce, un qualsiasi treno viene instradato lungo la tradizionale per sgombrare il campo.
La preoccupazione di Rfi emerge in un documento ufficiale: il Pir 2026. Il “manuale” delinea le regole di utilizzo della rete ferroviaria per tutti gli operatori: oggi sono Trenitalia e Italo, domani si aggiungeranno i francesi di Sncf.
Le linee affiancate
L’anno scorso, Rfi sottopone il Pir 2026 all’esame dell’arbitro del settore, l’autorità Art. Nel documento, Rfi chiede che i treni veloci (incluso il Tgv) siano idonei per «l’instradamento su linea convenzionale affiancata» (la tradizionale).
Spiega ancora Rfi che «l’obbligo» (di compatibilità con la linea tradizionale) risparmierebbe «una estensione dei disagi agli utenti». Rfi, poi, cita il Tgv francese: «Sncf ha intenzione di utilizzare» un treno a due piani che avrebbe problemi - avverte - sulle linee tradizionali tra Roma e Napoli.
Il nodo concorrenziale
Anche a nord di Roma ci sarebbero analoghe incognite, ma queste almeno verranno risolte dai lavori del Pnrr sui tunnel di vecchia concezione.
L’arbitro del settore – l’autorità Art – non condivide l’impostazione di Rfi (Gruppo Fs). Primo, perché non si fonda su alcuna norma, nazionale o Ue. Secondo, perché può ledere la concorrenza limitando l’accesso di nuovi operatori all’alta velocità. E se il Tgv si fermerà? L’arbitro Art chiede a Rfi di varare «adeguati piani di gestione».
Il Gruppo Fs non si arrende e – stavolta con Trenitalia – presenta un ricorso al Tar del Piemonte contro la decisione dell’arbitro Art favorevole al treno francese a due piani. E non è tutto. Anche Italo - l’altro operatore già attivo sull’alta velocità - presenta un ricorso gemello, sempre davanti al Tar del Piemonte.
E le due società ricorrenti (Trenitalia e Italo) li vincono con le sentenze 1638 e 1642 del novembre 2025. I giudici del Tar Piemonte sostengono che la decisione dell’Art, preoccupata di non intralciare l’arrivo dei francesi in Italia, «non sia adeguatamente motivata».