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Consob, nuove scintille FI-Lega su Freni

Il sottosegretario al Mef, Federico Freni (Lega) (ansa)

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Tajani tiene il punto sul no, il Carroccio: “Sconcertati, polemizzano con noi a pochi giorni dal referendum”
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ROMA – La scelta del nuovo presidente della Consob agita la maggioranza. Di nuovo. A quasi due mesi dalla fumata nera in Consiglio dei ministri, quando l’indicazione del sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni fu bloccata da Forza Italia, sono gli azzurri a tornare sulla questione. Lo fa il leader del partito Antonio Tajani. Ribadisce il no a Freni perché – spiega – «le decisioni devono essere collegiali». Il riferimento è alla genesi della designazione, che per i forzisti è stata gestita in solitaria da palazzo Chigi, con la sponda del Carroccio.

Da qui la necessità di un’intesa dentro la maggioranza per procedere con la decisione. Non solo. La contrarietà al vice di Giancarlo Giorgetti al Mef è legata al profilo: «Non credo – insiste Tajani – …

ROMA – La scelta del nuovo presidente della Consob agita la maggioranza. Di nuovo. A quasi due mesi dalla fumata nera in Consiglio dei ministri, quando l’indicazione del sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni fu bloccata da Forza Italia, sono gli azzurri a tornare sulla questione. Lo fa il leader del partito Antonio Tajani. Ribadisce il no a Freni perché – spiega – «le decisioni devono essere collegiali». Il riferimento è alla genesi della designazione, che per i forzisti è stata gestita in solitaria da palazzo Chigi, con la sponda del Carroccio.

Da qui la necessità di un’intesa dentro la maggioranza per procedere con la decisione. Non solo. La contrarietà al vice di Giancarlo Giorgetti al Mef è legata al profilo: «Non credo – insiste Tajani – che un politico debba andare a occupare la poltrona» dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari.

Le parole del leader di FI fanno infuriare Matteo Salvini, che negli scorsi giorni ha blindato la candidatura di Freni. Detto, fatto. Fonti del partito di via Bellerio fanno sapere che «la Lega è sconcertata perché, a pochi giorni da un referendum decisivo sulla giustizia, il partito fondato da Silvio Berlusconi preferisce polemizzare su Consob». Il “pizzicotto” agli azzurri sulla giustizia va anche oltre. Sollecita un impegno maggiore proprio sul referendum in programma il 22 e 23 marzo. E schiera gli oltre 1.200 gazebo che la Lega allestirà nel fine settimana per il Sì. «Confidiamo – aggiungono le stesse fonti – che tutti gli alleati facciano lo stesso anziché polemizzare su altro».

ll clima teso all’interno della maggioranza è la cartina di tornasole di un accordo politico che ancora non c’è. L’intesa tra i partiti della coalizione è però ritenuta imprescindibile dalla presidenza del Consiglio per arrivare all’indicazione della nuova guida della Consob in Cdm. Con il referendum di mezzo, una decisione a stretto giro non è in vista. Anche perché – ragionano fonti di governo – la reggenza dell’Authority affidata ai quattro commissari alla scadenza del mandato di Paolo Savona – con la consigliera più anziana Chiara Mosca nel ruolo di presidente vicario – è iniziata da qualche giorno.

Nel frattempo, Forza Italia e Lega schierano i loro candidati. Gli azzurri puntano su un tecnico: la ricerca si starebbe concentrando su una terna di professori. Il Carroccio, invece, tiene il punto su Freni. Il profilo del sottosegretario al Mef non dispiace affatto a FdI, il partito della premier Giorgia Meloni. Ma il puzzle della maggioranza è tutto da comporre.

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