ROMA – Crescere a gran ritmo, ma soprattutto cambiare pelle. Il piano industriale aggiornato al 2030 di Leonardo, spiega l’ad Roberto Cingolani, deve essere il passaggio definitivo da grande gruppo della difesa a società tecnologica della sicurezza, dove piattaforme militari, software, Spazio e dati saranno sempre di più nello stesso sistema industriale. E dove il vero business, se e quando le armi taceranno, sarà la cyber-sicurezza.
Una visione, sostenuta dai numeri, che convince la Borsa: gli stessi venti di guerra che abbattono Piazza Affari mandano il titolo a +5,26%. Il piano prevede che per il 2030 gli ordini annui salgano a 32 miliardi di euro rispetto ai 23,8 miliardi del 2025, i ricavi a 30 miliardi dai 19,5 miliardi attuali e la redditività lorda a 3,59 miliardi co…
ROMA – Crescere a gran ritmo, ma soprattutto cambiare pelle. Il piano industriale aggiornato al 2030 di Leonardo, spiega l’ad Roberto Cingolani, deve essere il passaggio definitivo da grande gruppo della difesa a società tecnologica della sicurezza, dove piattaforme militari, software, Spazio e dati saranno sempre di più nello stesso sistema industriale. E dove il vero business, se e quando le armi taceranno, sarà la cyber-sicurezza.
Una visione, sostenuta dai numeri, che convince la Borsa: gli stessi venti di guerra che abbattono Piazza Affari mandano il titolo a +5,26%. Il piano prevede che per il 2030 gli ordini annui salgano a 32 miliardi di euro rispetto ai 23,8 miliardi del 2025, i ricavi a 30 miliardi dai 19,5 miliardi attuali e la redditività lorda a 3,59 miliardi contro gli 1,75 del 2025.
Tre anni fa, al suo arrivo, dice Cingolani, aveva trovato un gruppo molto diverso: «Quando siamo partiti il portafoglio era frammentato e la digitalizzazione molto limitata. Oggi, invece, abbiamo piattaforme in tutti i domini». È proprio questa integrazione tra piattaforme e tecnologie digitali che l’ad indica come il vantaggio competitivo: «Possiamo offrire soluzioni completamente software o completamente hardware, e credo che questa sia la nostra forza per il futuro».
Centrale, in questa logica, è Michelangelo Dome, il progetto di difesa aerea presentato a ottobre, che Leonardo vuole applicare su scala europea mettendo in comunicazione radar, sensori, satelliti e sistemi d’arma anche di produttori diversi: «Introduciamo un’architettura aperta che permette a piattaforme costruite da produttori diversi di cooperare», dice ancora Cingolani, spiegando che uno “scudo spaziale” europeo è necessario per far fronte a possibili minacce dal fronte orientale, «con missili che in due o tre minuti dal lancio possono raggiungere qualsiasi nostra città».
Le stime di Leonardo dicono che Michelangelo potrebbe generare opportunità di business per circa 21 miliardi nel prossimo decennio, di cui sei miliardi entro il 2030. La logica di fondo è quella che Cingolani definisce «multi-dominio». I sistemi militari non funzionano più separatamente ma dentro una rete di sensori, piattaforme e dati che va dallo spazio al terreno e in prospettiva sott’acqua. «Oggi le minacce sono sempre più complesse e interconnesse». Così, accanto alla difesa tradizionale, il piano apre anche alla sicurezza globale: protezione delle infrastrutture, monitoraggio ambientale, gestione delle emergenze, per citare solo alcuni punti. È il vero business del futuro, spiega Cingolani, citando proiezioni per cui i mille miliardi di dollari annui di danni da cybercrime del 2020 diventeranno mille miliardi al mese nel 2030.