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L’Ue si divide sulla revisione dell’Ets, la lettera di otto Paesi: “Un passo indietro preoccupante”

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Spagna, Portogallo, Svezia e altri cinque Stati si oppongono alle richieste dell’Italia (in blocco con altri dieci) e alle aperture di von der Leyen sulle modifiche alle politiche ambientali
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ROMA – “Apportare modifiche fondamentali, mettere in discussione lo strumento stesso o sospenderlo costituirebbe un passo indietro molto preoccupante, non solo in termini di ambizione climatica, ma anche perché indebolirebbe i segnali di prezzo del carbonio che sostengono investimenti e stabilità del mercato”. Con un non paper otto Paesi europei criticano l’apertura della presidente Ursula von der Leyen alle richieste di Italia, Francia, Germania e altri Paesi (11 in tutto) di rivedere il sistema a quote che regola il mercato delle emissioni. Un pilatro della politica ambientale europea sul quale si sta discutendo apertamente di modifiche e sospensioni perché, secondo Roma “rappresenta un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee incidendo sui costi e limitandone la competitività”.

ROMA – “Apportare modifiche fondamentali, mettere in discussione lo strumento stesso o sospenderlo costituirebbe un passo indietro molto preoccupante, non solo in termini di ambizione climatica, ma anche perché indebolirebbe i segnali di prezzo del carbonio che sostengono investimenti e stabilità del mercato”. Con un non paper otto Paesi europei criticano l’apertura della presidente Ursula von der Leyen alle richieste di Italia, Francia, Germania e altri Paesi (11 in tutto) di rivedere il sistema a quote che regola il mercato delle emissioni. Un pilatro della politica ambientale europea sul quale si sta discutendo apertamente di modifiche e sospensioni perché, secondo Roma “rappresenta un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee incidendo sui costi e limitandone la competitività”.

Il fronte contro la revisione dell’Ets

A questo fronte se ne oppone ora un altro. Danimarca, Olanda, Svezia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Lussemburgo, nel documento visionato dall’Ansa, chiedono di non scendere a compromessi sulle politiche green comunitarie. Gli Ets, il meccanismo che dà un prezzo e un mercato alle emissioni di anidride carbonica sono “la pietra angolare della politica climatica dell'Ue”.

L'Ets, evidenziano gli otto governi nel documento preparato in vista del vertice Ue del 19 e 20 marzo, "è essenziale per fornire i segnali necessari a rafforzare l'industria europea e guidare la decarbonizzazione e la reindustrializzazione basate su fonti energetiche domestiche, pulite e accessibili, garantendo al contempo la sicurezza economica". Secondo i Paesi firmatari, "industria e mercati energetici europei hanno bisogno di un quadro normativo stabile" capace di orientare gli investimenti: in questo contesto, "la stabilità dell'Ets, come strumento di prezzo del carbonio, è fondamentale per attrarre capitali e offrire visibilità di lungo periodo ai settori industriali".

"Ets strumento efficiente e sostenibile”

Il sistema europeo di scambio delle emissioni, si legge ancora nel non paper, si è dimostrato "uno strumento efficiente ed economicamente sostenibile" che "si è evoluto nel tempo" e che consente alle imprese flessibilità nel raggiungere gli obiettivi climatici, "riducendo i costi della transizione per imprese, consumatori e governi". Modificarlo profondamente o congelarlo "distorcerebbe le condizioni di concorrenza e penalizzerebbe chi ha già investito nella decarbonizzazione e rallenterebbe nuovi investimenti", avvertono i firmatari, lasciando spazio a "prendere in considerazione" soltanto "eventuali aggiustamenti mirati, che contribuiscano a preservarne la stabilità nei periodi di volatilità senza comprometterne gli obiettivi". La revisione dell'Ets già prevista in agenda, sottolineano ancora gli otto Paesi, "dovrebbe sostenere decarbonizzazione, investimenti e occupazione in Europa, riducendo al minimo il rischio di delocalizzazione delle emissioni (carbon leakage)".

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