✕

Stretto di Hormuz bloccato, l’Iran attacca tre mercantili: “Petrolio a 200 dollari”

Ascolta l'audio

I pasdaran: “Non passerà più nulla”. Gli Usa silurano le posamine. Altri droni della Repubblica islamica sulle basi americane del Golfo
2 minuti di lettura

DUBAI – Colpite e affondate: la battaglia navale dello Stretto di Hormuz è cominciata. Ieri gli Stati Uniti hanno annunciato di aver «neutralizzato» 16 posamine iraniane (ma per Trump sono 31) «per impedirgli di depositare esplosivi» nei pressi di quel collo di bottiglia che è lo stretto di Hormuz, attualmente controllato dai pasdaran. Mentre gli ayatollah hanno invece colpito tre mercantili perché — pare — intenzionati a forzare il blocco. E pazienza se a proposito dei posamine, prima Donald Trump e poi Emmanuel Macron ieri hanno detto di «non poter confermare» che avessero depositato esplosivi sul fondale.

Comunque, parlando in videoconferenza coi leader del G7, il presidente francese lo ha detto chiaro: «Le capacità militari iraniane non sono ridotte a zero, oggi lo Stretto è un teatro di guerra: facciamo ogni sforzo per riaprirlo presto».

Ma i pasdaran non ne vogliono sapere. E ieri hanno appunto colpito tre navi che si trovano nei paraggi dell’area attualmente più contesa al…

DUBAI – Colpite e affondate: la battaglia navale dello Stretto di Hormuz è cominciata. Ieri gli Stati Uniti hanno annunciato di aver «neutralizzato» 16 posamine iraniane (ma per Trump sono 31) «per impedirgli di depositare esplosivi» nei pressi di quel collo di bottiglia che è lo stretto di Hormuz, attualmente controllato dai pasdaran. Mentre gli ayatollah hanno invece colpito tre mercantili perché — pare — intenzionati a forzare il blocco. E pazienza se a proposito dei posamine, prima Donald Trump e poi Emmanuel Macron ieri hanno detto di «non poter confermare» che avessero depositato esplosivi sul fondale.

Comunque, parlando in videoconferenza coi leader del G7, il presidente francese lo ha detto chiaro: «Le capacità militari iraniane non sono ridotte a zero, oggi lo Stretto è un teatro di guerra: facciamo ogni sforzo per riaprirlo presto».

Ma i pasdaran non ne vogliono sapere. E ieri hanno appunto colpito tre navi che si trovano nei paraggi dell’area attualmente più contesa al mondo: lì dove passa il 20 per cento del petrolio globale. A essere colpite sono state la Express Room, israeliana battente bandiera liberiana, («non ha ascoltato i nostri avvertimenti» hanno affermato poi gli iraniani). E poi la portarinfuse tailandese Mayuree Naree, affondata con 23 marinai a bordo: 20 sono stati tratti in salvo dalla marina dell’Oman e 3 risultano dispersi. Infine la Star Gwyneth, con bandiera delle Isole Marshall, ma proprietà della compagnia di navigazione greca Star Bulk, ovvero dell’armatore Petros Pappas. Colpita a 50 miglia nautiche a nord-ovest di Dubai alle 2 del mattino.

«Qualsiasi nave o carico di petrolio appartenente a Israele, Stati Uniti e loro alleati sarà considerato obiettivo legittimo», ha tuonato in mattinata la Guardia Rivoluzionaria: «Dallo stretto non passerà più un solo litro di petrolio. Preparatevi a spendere 200 dollari a barile».

Notte decisamente movimentata, dunque. E non solo a fior d’acqua. I pasdaran se ne sono vantati: «Abbiamo lanciato gli attacchi più violenti dall’inizio della guerra», hanno affermato, citando obiettivi centrati in Israele e interessi statunitensi colpiti altrove: «La guerra finirà solo quando l’ombra della guerra sarà lontana dal nostro Paese». Mentre anche Teheran veniva bersagliata, i loro attacchi si sono concentrati soprattutto su basi americane: Al Udeid in Qatar, Harir in Iraq e Camp Arifjan in Kuwait. Insieme a obiettivi civili come — nuovamente — quell’aeroporto internazionale di Dubai, che gli Emirati stanno cercando di tenere aperto il più possibile. Due droni iraniani che sono riusciti a “bucare” la difesa aerea emiratina lo hanno centrato di prima mattina: quattro feriti lievi ma i voli non si sono interrotti. L’allarme nell’area è poi risuonato alle 10 di sera.

Il ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha fatto invece sapere di aver intercettato più di 20 droni e sette missili balistici. Mentre la Guardia Nazionale del Kuwait ha dichiarato di aver abbattuto altri otto droni. Ancora, il Qatar ha confermato l’intercettazione di diversi missili. E in Bahrein sono finite nuovamente sotto attacco le infrastrutture del porto di Mina Salman quartier generale della Quinta Flotta americana. Un drone, infine, ha colpito pure un’importante sede diplomatica Usa in Iraq, il Baghdad Diplomatic Support Center, hub logistico vicino all’aeroporto della capitale.

Ma i missili ieri si sono spinti anche oltre gli obiettivi ormai consueti: arrivando a colpire gli impianti di stoccaggio del petrolio nel porto di Salalah del pur amico Oman. Ovvero, il Paese che sta cercando di tenersi in equilibrio fra Stati Uniti e Iran al punto da essersi pure congratulato con Khamenei junior per la nomina a Guida Suprema. Qui, i droni hanno colpito i serbatoi di carburante nel porto, ma non ci sono stati danni alle navi mercantili nell’area.

Leggi i commenti