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Fitch conferma il rating all’Italia: BBB+. Istat, si è esaurita la spinta del Pil

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Per l’istituto a gennaio la produzione ha segnato un calo dello 0,6%. L’agenzia di valutazione del debito sovrano mantiene l’outlook “stabile”
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ROMA – Ombre sull’economia italiana, ma Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB+. La spinta dell’ultimo trimestre dell’anno scorso, andato meglio della Francia e in linea con la Germania (Pil a +0,3% contro lo 0,2% transalpino, ma la Spagna segna +0,8%), sembra essersi esaurita, segnala l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia. Il 2026 è iniziato sotto i colpi di un’incertezza geopolitica che ha invertito bruscamente la rotta. A gennaio la produzione industriale ha segnato un calo dello 0,6% sia rispetto al mese precedente che sull’anno, dopo che novembre e dicembre positivi avevano interrotto una lunga serie di segni meno iniziata nel febbraio 2023.

Il giudizio di Fitch

Il contesto di ince…

ROMA – Ombre sull’economia italiana, ma Fitch conferma il rating dell’Italia a BBB+. La spinta dell’ultimo trimestre dell’anno scorso, andato meglio della Francia e in linea con la Germania (Pil a +0,3% contro lo 0,2% transalpino, ma la Spagna segna +0,8%), sembra essersi esaurita, segnala l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia. Il 2026 è iniziato sotto i colpi di un’incertezza geopolitica che ha invertito bruscamente la rotta. A gennaio la produzione industriale ha segnato un calo dello 0,6% sia rispetto al mese precedente che sull’anno, dopo che novembre e dicembre positivi avevano interrotto una lunga serie di segni meno iniziata nel febbraio 2023.

Il giudizio di Fitch

Il contesto di incertezza induce Fitch a confermare il rating dell’Italia, dopo il piccolo avanzamento di settembre. Il giudizio sui nostri titoli del debito resta dunque BBB+ con outlook stabile. Pesa l’alto debito che sale al 137,8% quest’anno, con un Pil a +0,8% e un deficit al 2,9%. Ma l’agenzia Usa avverte: «Il conflitto in Medio Oriente rappresenta un rischio per la crescita, dato l’impatto dei prezzi dell’energia sull’inflazione italiana». Il quadro d’altro canto è dominato dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran di fine febbraio.

La fiammata dell’inflazione

L’instabilità nello Stretto di Hormuz, osserva Istat, ha spinto il Brent sopra i 100 dollari al barile, innescando una fiammata inflattiva. L’indice Ipca è balzato all’1,6% a febbraio dall’1% di gennaio. Secondo l’Istat, la situazione «prefigura una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026». L’Istituto avverte che l’impatto sistemico resta di «difficile valutazione». Dipenderà dalla durata del conflitto e dalla possibile «compromissione delle infrastrutture estrattive o delle rotte di approvvigionamento». In questo contesto, se la manifattura soffre a gennaio (chimica -7,2%, tessile -3,9% sull’anno), il comparto energia vola del 10,4% annuo, con punte del +14,4% per la fornitura di gas ed elettricità, segnale di un mercato in allerta che non ha ancora «scontato interamente l’ipotesi di un conflitto di lunga durata».

Il 2025 positivo, con luci e ombre

Lo shock colpisce un’Italia reduce da un 2025 positivo. L’anno si era chiuso con un Pil al +0,5%, trainato dai consumi interni e dall’edilizia (+4,8%). Il mercato del lavoro ha raggiunto il record di 24,181 milioni di occupati, con la disoccupazione al 5,1%. Tuttavia, l’ultima rilevazione di gennaio conferma le crepe. Una crescita che coinvolge quasi totalmente i lavoratori maturi over 50, a scapito di tutte le altre fasce d’età, soprattutto giovani. Con alti tassi di inattività (oltre un terzo della popolazione attiva) specie tra le donne.

Anche il fronte estero, che nel 2025 ha tenuto con l’export al +3,3% anche grazie al farmaceutico (+28,5% verso gli Usa), sconta ora il rallentamento del commercio mondiale, passato dal +1,8% di novembre allo 0,4% di dicembre. E la probabile fine dell’effetto “frontloading” – l’anticipo delle forniture per schivare i dazi Usa.

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