Il grande affare di Putin: dopo l’Iran incassa 150 milioni al giorno. Merz e l’Ue contro Trump
di Cenzio Di ZanniROMA – Se guerra chiama guerra, il primo vincitore del conflitto in Medio Oriente si chiama Vladimir Putin. Con la regione in fiamme e il petrolio in rialzo, le casse del Cremlino si gonfiano di 150 milioni di dollari al giorno in più: fondi destinati a finanziare i suoi attacchi contro l’Ucraina. Guerra chiama guerra, appunto. A fare i conti in tasca a Mosca è il Financial Times, secondo il quale i russi hanno già portato a casa una somma stimata tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari, frutto delle tasse sulle esportazioni di greggio cresciute con lo Stretto di Hormuz infestato dalle mine iraniane.
Ad alimentare la domanda sono l’India e – soprattutto – la Cina, che ha già perso il petrolio del Venezuela dopo il blitz americano a Caracas e l’arresto di Maduro. Attenzione: il saldo, secondo il quotidiano britannico, non tiene conto del fiume di soldi che potrà arrivare dopo che il Tesoro Usa, nella notte, ha firmato una deroga di 30 giorni per i Paesi che vogliano acquistare i prodot…
ROMA – Se guerra chiama guerra, il primo vincitore del conflitto in Medio Oriente si chiama Vladimir Putin. Con la regione in fiamme e il petrolio in rialzo, le casse del Cremlino si gonfiano di 150 milioni di dollari al giorno in più: fondi destinati a finanziare i suoi attacchi contro l’Ucraina. Guerra chiama guerra, appunto. A fare i conti in tasca a Mosca è il Financial Times, secondo il quale i russi hanno già portato a casa una somma stimata tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari, frutto delle tasse sulle esportazioni di greggio cresciute con lo Stretto di Hormuz infestato dalle mine iraniane.
Ad alimentare la domanda sono l’India e – soprattutto – la Cina, che ha già perso il petrolio del Venezuela dopo il blitz americano a Caracas e l’arresto di Maduro. Attenzione: il saldo, secondo il quotidiano britannico, non tiene conto del fiume di soldi che potrà arrivare dopo che il Tesoro Usa, nella notte, ha firmato una deroga di 30 giorni per i Paesi che vogliano acquistare i prodotti petroliferi russi già in transito. Un allentamento delle sanzioni a Mosca che fa infuriare il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la Ue, con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
Gli incassi stimati
Stando ai calcoli dell’Ft, basati sui dati del settore e sulle valutazioni di diversi analisti, il Cremlino potrebbe fatturare tra i 3,3 e i 4,9 miliardi di dollari in più entro marzo. Sempre che i prezzi del greggio russo Urals si aggirino in media tra i 70 e gli 80 dollari al barile fino alla fine del mese, anziché rimanere a un livello vicino alla media dei due mesi precedenti (52 dollari). Un paradosso. Prima della nuova guerra di Donald Trump e Benjamin Netanyahu contro l'Iran, Putin aveva dovuto fare i conti con il calo dei prezzi del petrolio, da un lato, e con la perdita della maggior parte delle vendite a Nuova Delhi, causa pressioni di Washington. Le esportazioni russe di prodotti petroliferi sono infatti crollate dell'11,4% a 6,6 milioni di barili al giorno a febbraio, livello più basso dall'invasione dell'Ucraina del 2022, secondo un rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia pubblicato giovedì scorso.
Il Cremlino “potrà anche risparmiare un po’ di soldi”
Ora molto dipenderà dalla durata del conflitto in Medio Oriente, ma i prezzi elevati "aiuteranno la Russia a rispettare gli indicatori di bilancio in questo trimestre. E persino a iniziare a risparmiare un po’ di soldi", sostiene Borys Dodonov, responsabile degli studi sull'energia e sul clima della Kyiv School of Economics. La guerra all’Iran offre alla Russia l'opportunità di rafforzare la sua presa sui mercati energetici a spese degli Stati del Golfo, che devono fare i conti con i canali chiusi.
Mosca spera di cogliere l'occasione. Tanto che Putin aveva anche teso la mano verso l'Europa, con un’offerta di energia che suona come una beffa a oltre quattro anni dall’invasione dell’Ucraina. Per Vaibhav Raghunandan, analista Ue-Russia del Centro per la ricerca sull'energia e l'aria pulita, l'interruzione di Hormuz ha scatenato il caos nei mercati mondiali del petrolio e del gas, minacciando di rimuovere dal mercato circa 60 milioni di tonnellate di petrolio greggio e sette milioni di tonnellate di Gnl ogni mese.
Nel tentativo di compensare le forniture perse dal Medio Oriente, le importazioni di India e Cina dalla Russia sono aumentate del 22% per ciascuno di questi paesi una settimana dopo l'inizio degli attacchi contro l'Iran, rispetto alla media giornaliera di febbraio, ricorda Raghunandan. "Se la crisi si protrae, si combatteranno per il petrolio russo", è la tesi di Sergey Vakulenko, ricercatore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino.
Lo scenario
Nel frattempo, i dati dell'istituto indiano Kpler mostrano che il petrolio russo bloccato nelle petroliere in mare è diminuito di 11 milioni di barili, attestandosi a 125 milioni di barili all'inizio del conflitto in Medio Oriente. Il petrolio della Federazione russa è ora scambiato a circa 20-30 dollari al barile in più rispetto alla media dei tre mesi precedenti. Gli analisti di Kpler ritengono che il greggio russo venga ora venduto in India a circa cinque dollari al barile in più rispetto al Brent, invertendo gli sconti precedenti. E ogni aumento di 10 dollari del prezzo medio mensile del barile genera 2,8 miliardi di entrate aggiuntive per gli esportatori russi, di cui 1,63 miliardi di dollari incassati con le tasse.
Se la crisi in Medio Oriente si prolunga, la Russia – per gli analisti – avrà la possibilità e la capacità di aumentare la produzione, adesso a quota 300mila barili al giorno al di sotto della quota Opec+. "Non è ancora chiaro fino a che punto e per quanto tempo gli Stati Uniti siano disposti ad allentare le rigide sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo", dice Michael Moynihan, direttore della ricerca sulla Russia di Wood Mackenzie, "soprattutto finché la guerra in Ucraina continuerà".
L’ottimismo di Bessent, l’affondo di Merz e Ue
Nonostante tutto, però, secondo Sumit Ritolia, analista capo di Kpler a Nuova Delhi, "la Russia è la grande vincitrice di questo conflitto". Con buona pace del segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, per il quale la revoca delle sanzioni – che durerà almeno fino all’11 aprile “per il petrolio già in transito” – non apporterebbe un beneficio significativo alla Russia, scrive su X. La pensa diversamente il cancelliere Merz: "L'alleggerimento delle sanzioni adesso, qualsiasi sia la ragione, è sbagliata".
Per tutta l’Ue, si diceva, parla il presidente Costa: "La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea. Aumentare la pressione economica sulla Russia – scrive su X il presidente del Consiglio europeo – è fondamentale affinché accetti di avviare negoziati seri per una pace giusta e duratura. L'indebolimento delle sanzioni aumenta le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l'Ucraina".