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Il business del riarmo traina Berlino

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Superata la Cina per export legato alla difesa Ci si chiede se i cannoni potranno sostituire le auto. Fratzscher (Diw): “Idea fantasiosa”
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«Se si tratta di migliorare la capacità di difesa della Germania e dell’Europa, c’è bisogno di noi». Armin Papperger, amministratore delegato del colosso delle armi Rheinmetall, ha presentato nei giorni scorsi il bilancio del 2025: le vendite sono aumentate del 30% a 9,935 miliardi di euro e il risultato operativo è migliorato di un terzo rispetto al 2024, a 1,841 miliardi.

«Il mondo sta cambiando rapidamente e Rheinmetall è pronta», ha concluso Papperger. L’azienda è leader mondiale nella vendita di munizioni ed è salita alla ventesima posizione nella classifica globale dei produttori di armi. Per quest’anno Rheinmetall prevede un’ulteriore, enorme balzo del fatturato: dovrebbe crescere del 40-45% a 14-14,5 miliardi di euro.

il budget federale e l’esercito

La svolta annunciata

La “Zeitenwende”, la svolta epocale annunciata già dall’ex cancelliere Olaf Scholz nel 2022, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si è …

«Se si tratta di migliorare la capacità di difesa della Germania e dell’Europa, c’è bisogno di noi». Armin Papperger, amministratore delegato del colosso delle armi Rheinmetall, ha presentato nei giorni scorsi il bilancio del 2025: le vendite sono aumentate del 30% a 9,935 miliardi di euro e il risultato operativo è migliorato di un terzo rispetto al 2024, a 1,841 miliardi.

«Il mondo sta cambiando rapidamente e Rheinmetall è pronta», ha concluso Papperger. L’azienda è leader mondiale nella vendita di munizioni ed è salita alla ventesima posizione nella classifica globale dei produttori di armi. Per quest’anno Rheinmetall prevede un’ulteriore, enorme balzo del fatturato: dovrebbe crescere del 40-45% a 14-14,5 miliardi di euro.

il budget federale e l’esercito

La svolta annunciata

La “Zeitenwende”, la svolta epocale annunciata già dall’ex cancelliere Olaf Scholz nel 2022, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si è manifestata da subito negli impressionanti numeri macinati dall’industria degli armamenti. E la Germania, soprattutto in virtù del fatto che esporta ormai un quarto delle sue armi in direzione Kiev, ha scalato le classifiche globali degli esportatori. Tra il 2021 e il 2025, secondo l’Istituto di studi per la pace (Sipri), Berlino ha raggiunto quota 5,7% del mercato delle esportazioni mondiali, superando la Cina. Rispetto al quinquennio precedente, Berlino ha incrementato le sue forniture all’estero del 15% - nello stesso periodo il commercio di armi è aumentato complessivamente del 9,2%. L’Ucraina e l’Europa sono il mercato principale dell’industria tedesca delle armi e assorbono il 41% delle forniture; seguono il Medio Oriente (33%), l’Asia e l’Oceania (17%).

Il cancelliere Friedrich Merz, anche per accontentare gli umori del presidente americano Donald Trump, si è impegnato immediatamente a raggiungere il 3,5% di spesa per la difesa imposto ai partner della Nato. Un ulteriore 1,5% del Pil «sarà investito in infrastrutture che potranno essere sfruttate militarmente», ha puntualizzato il leader Cdu. Com’è noto, per liberare mille miliardi per la difesa nei prossimi anni, prima ancora di prendere le redini del governo, Merz ha convinto la Spd e i Verdi a votare un emendamento al freno al debito costituzionale.

Com’è emerso anche dall’ultima grande esercitazione Nato in Europa, “Steadfast Dart”, la Germania si prepara per ragioni geografiche ad essere l’hub principale delle eventuali operazioni militari congiunte, se la Russia attaccherà l’Europa. E dovrà garantire un passaggio fluido di armi ed eserciti, se Vladimir Putin, come sta emergendo chiaramente dai rapporti riservati della Nato, tenterà l’aggressione all’Europa. Mosca sta preparando un esercito da un milione e mezzo di soldati e sta ampliando e irrobustendo basi militari e infrastrutture anche dietro alla frontiera finlandese e in Bielorussia. «Finora si parlava del 2029 come dell’anno in cui potrebbe essere pronto ad attaccare, ma è una data virtuale: potrebbe avvenire anche prima. E la guerra ibrida contro l’Europa è partita da tempo», rivela una fonte Nato di alto livello a microfoni spenti.

La reintroduzione di una leva semi-obbligatoria

In Germania, intanto, dal primo gennaio sono partite le cartoline per chi compirà quest’anno la maggiore età: tra mille polemiche, una delle prime riforme del governo Merz è stata la reintroduzione di una leva semi-obbligatoria. L’obiettivo è costruire «l’esercito più grande d’Europa», come il cancelliere ha ripetuto più volte: passare dai circa 180mila a 260mila soldati che difendano la Germania e il continente dalle eventuali minacce russe.

Sui giornali si è scatenata anche una discussione che qualcuno ha ribattezzato ironicamente “Umbauphantasie”, “fantasia da ristrutturazione”. Parallelamente ai record continui nei bilanci registrati dai colossi delle armi e alla fioritura di start up del settore - alcune delle quali collaborano con l’Ucraina - come Helsing, Quantum Systems o Stark, qualcuno ha cominciato infatti a chiedersi se il riarmo potrà riassorbire l’emorragia di posti di lavoro che si sta registrando in questi ultimi anni nell’auto, ossia nell’industria-chiave del manifatturiero tedesco. Insomma, qualcuno si è domandato, a fronte della crisi strutturale del cuore dell’industria tedesca, se i cannoni potranno sostituire le automobili.

La voce degli economisti

Al di là degli ovvi dubbi di natura storica che un piano del genere evoca - anche ai vertici dei grandi marchi dell’auto e nelle rappresentanze dei lavoratori come Ig Metall - gli economisti sono convinti che la risposta sia no. A fronte dei numeri disastrosi presentati nelle scorse settimane da giganti del settore come Mercedes o Vw, che soffrono di utili dimezzati dalla sempre maggiore impenetrabilità del mercato cinese e da alcune scelte fatali compiute sull’elettrico, la discussione in Germania è ripartita. Ma il direttore dell’autorevole istituto economico Diw, Marcel Fratzscher, frena gli entusiasmi. Certo, «circa mezzo punto di crescita in più che la Germania riuscirà a conseguire nel 2026 è dovuto alle spese per gli investimenti e soprattutto a quelle per la difesa», ci spiega l’economista. Le stime del Diw sono che quest’anno la maggiore economia europea crescerà dell’1%, l’anno prossimo dell’1,4% (al netto degli effetti della guerra in Iran che potrebbe attutire quest’anno il ritmo del Pil di 0,1-0,2%). Per Fratzscher, però, l’idea che le fabbriche di armamenti possano salvare l’automotive è fantasiosa. «In termini occupazionali, l’industria delle armi è piccola rispetto a quella dell’auto e del suo indotto».

Secondo l’Agenzia federale del Lavoro sono 17mila gli impiegati diretti del settore, ma dai numeri dell’associazione delle aziende della difesa e della sicurezza Bdsv risultano 273mila occupati, diretti e indiretti. L’automotive conta invece su 773mila dipendenti diretti e 3,2 milioni impiegati totali, se si calcolano anche le aziende dell’indotto, le officine e i benzinai. Cifre ancora incomparabili.

In più, argomenta Fratzscher, «l’automotive ha creato in Germania delle sinergie fondamentali, negli ultimi decenni. Se lei osserva da dove vengono le convergenze, i brevetti, ebbene, la stragrande maggioranza viene da lì. L’industria degli armamenti crescerà, e vedo anche un notevole potenziale nella produzione di droni. Ma non potrà compensare neanche lontanamente le perdite di utili e di posti di lavoro del settore dell’auto».

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