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“Nelle crisi si consolidano i legami”

Cisotta (Italiacamp): “Dubai e Abu Dhabi resteranno un ponte a Est per le aziende tricolori e aiuteranno a ripartire”
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«Il mio approccio è sempre trovare un lato positivo in ciò che accade. Ogni crisi apre scenari e prospettive nuove da cogliere. In Italia, finora, si è fatto uno storytelling degli Emirati come luogo del lusso e del turismo di élite. Invece sono un Paese in cui si lavora tanto e alla cui crescita noi italiani contribuiamo molto. La guerra incide anche sulle nostre aziende e sui nostri interessi. Ma è difficile fare previsioni oggi: tutto dipenderà da quanto durerà». Leo Cisotta, 44 anni, pugliese che ha studiato a Washington, fra i fondatori di Italiacamp - impact organization impegnata in progetti di innovazione economica e sociale – guida gli Hub for Made in Italy di Dubai e Abu Dhabi, centri per l’internalizzazione delle imprese italiane nei Paesi del Golfo. «Aiutiamo le società a espandersi sia qui in Medio Oriente che in Nord Africa e Sud Est Asiatico», ci spiega accogliendoci nel quartier generale della Convention Tower, nel Dubai World Trade Center.

Cosa offrite alle imprese i…

«Il mio approccio è sempre trovare un lato positivo in ciò che accade. Ogni crisi apre scenari e prospettive nuove da cogliere. In Italia, finora, si è fatto uno storytelling degli Emirati come luogo del lusso e del turismo di élite. Invece sono un Paese in cui si lavora tanto e alla cui crescita noi italiani contribuiamo molto. La guerra incide anche sulle nostre aziende e sui nostri interessi. Ma è difficile fare previsioni oggi: tutto dipenderà da quanto durerà». Leo Cisotta, 44 anni, pugliese che ha studiato a Washington, fra i fondatori di Italiacamp - impact organization impegnata in progetti di innovazione economica e sociale – guida gli Hub for Made in Italy di Dubai e Abu Dhabi, centri per l’internalizzazione delle imprese italiane nei Paesi del Golfo. «Aiutiamo le società a espandersi sia qui in Medio Oriente che in Nord Africa e Sud Est Asiatico», ci spiega accogliendoci nel quartier generale della Convention Tower, nel Dubai World Trade Center.

Cosa offrite alle imprese italiane?

«Da qui è più facile fare business in Indonesia, Malesia, Australia, Africa. Offriamo supporto e soluzioni utili a 200 Pmi italiane che vogliono sviluppare il loro business ad Est, gestendo uffici di rappresentanza, commerciali, direzionali. Operiamo a Dubai da tre anni e abbiamo aperto ad Abu Dhabi lo scorso novembre».

Qual è il giro d’affari italiano qui?

«Negli Emirati operano circa 6 mila aziende italiane. L’anno scorso il nostro export ha raggiunto i 10 miliardi. Per dare un’idea, il giro d’affari italiano in India ne vale “appena” 6».

Come sta incidendo la guerra?

«Sono giornate particolari, ma andiamo avanti. Molte aziende continuano a lavorare. Ce ne sono che soffrono e sono in perdita: soprattutto quelle che lavorano in ambito food. I ristoranti sono vuoti, lo stretto di Hormuz è chiuso: importeremo meno prodotti italiani in ambito food&beverage. Anche la moda potrebbe risentirne. Allo stesso tempo, ci sono aziende che possono avere un importante ruolo nella tenuta globale: quelle del settore della difesa, ad esempio. Un mondo che va dall’aerospace alle componenti per satelliti e che riveste oggi un ruolo fondamentale non solo per l’innovazione tecnologica, ma sul come garante di una stabilità duratura. Investire oggi ad Abu Dhabi significa puntare sulla sicurezza e sulla cooperazione internazionale come basi per la ripartenza post-conflitto».

Perché?

«Dubai e Abu Dhabi rappresentano due anime distinte e complementari degli Emirati, ciascuna con le proprie eccellenze. Se Dubai è da tempo il punto di riferimento per il commercio e il turismo, la capitale Abu Dhabi si sta affermando come il cuore istituzionale e tecnologico della regione, ideale per chi opera in ambiti come l’IA e il digitale. È un mercato che noi italiani stiamo iniziando a scoprire solo ora e che, superata l’attuale fase di incertezza, offrirà solide prospettive di crescita».

Come sarà il futuro?

«È difficile ora fare previsioni. Noi lavoriamo a due scenari. Uno a breve, con impatti calcolabili e gestibili. E un altro dove la guerra si prolunga per oltre un mese. Ma il nostro è un modello che sta in piedi comunque, perché ha gambe e braccia qui e testa in Italia. Certo, ci aspettiamo resistenza nei prossimi mesi, bisognerà ricostruire la fiducia. Ma sono convinto che gli Emirati daranno una grossa mano».

Come?

«Offrendo nuovi framework fiduciari. Incentivi o agevolazioni fiscali e organizzativi. L’ecosistema locale è estremamente dinamico e concreto, consapevole delle sfide e delle necessità. Sebbene l’attuale scenario imponga cautela, il rallentamento può trasformarsi in opportunità strategica: il momento ideale per consolidare le relazioni e attrarre un numero sempre maggiore di investitori e imprenditori emiratini verso l’Italia».

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