Sono due gli eventi del 2025 che hanno contribuito a rendere più movimentato del solito il mercato dei private banker e dei consulenti finanziari: le novità al vertice di Banca Profilo e, soprattutto, il cambio di controllo in Mediobanca, che ha condotto all’uscita dello storico ad Alberto Nagel e all’ingresso di Mps, oggi all’86,35% del capitale. Quest’ultima operazione, caratterizzata da un certo clima di incertezza che aleggia sulla fusione tra Milano e Siena e anche da qualche tensione (che ha portato alla mancata conferma dell’ad del Montepaschi Luigi Lovaglio), ha contribuito all’uscita di alcuni banker.
Il segnale di Deutsche Bank
Ecco che così, il 9 marzo, Deutsche Bank ha voluto mandare un segnale forte e chiaro della propria presenza sul mercato italiano, in passato messa in discussione, annunciando l’ingresso nel team di gestione patrimoniale della Banca per gli imprenditori, guidato da Claudio Detti, di 12 professionisti, tutti in arrivo da Mediobanca Private Banking. Da…
Sono due gli eventi del 2025 che hanno contribuito a rendere più movimentato del solito il mercato dei private banker e dei consulenti finanziari: le novità al vertice di Banca Profilo e, soprattutto, il cambio di controllo in Mediobanca, che ha condotto all’uscita dello storico ad Alberto Nagel e all’ingresso di Mps, oggi all’86,35% del capitale. Quest’ultima operazione, caratterizzata da un certo clima di incertezza che aleggia sulla fusione tra Milano e Siena e anche da qualche tensione (che ha portato alla mancata conferma dell’ad del Montepaschi Luigi Lovaglio), ha contribuito all’uscita di alcuni banker.
Il segnale di Deutsche Bank
Ecco che così, il 9 marzo, Deutsche Bank ha voluto mandare un segnale forte e chiaro della propria presenza sul mercato italiano, in passato messa in discussione, annunciando l’ingresso nel team di gestione patrimoniale della Banca per gli imprenditori, guidato da Claudio Detti, di 12 professionisti, tutti in arrivo da Mediobanca Private Banking. Da lì nei mesi scorsi, non senza tensioni, è uscito anche un pezzo grosso come Alessandro Vagnucci, per passare in Intesa Sanpaolo Private Banking. Lo stesso gruppo, che conta anche Fideuram, ha accolto alcuni altri professionisti di Piazzetta Cuccia. Mentre, complice anche la riorganizzazione delle prime linee voluta dall’ad di Mediobanca Alessandro Melzi d’Eril, due top manager della divisione Premier (rete di banker e consulenti nata a partire da CheBanca!), Lorenzo Bassani e Gianluca Talato, sono passati in Bper Banca Private Cesare Ponti ed è possibile che prossimamente qualcun altro li segua. Negli ultimi mesi si sono registrati, inoltre, piccoli spostamenti da Piazzetta Cuccia verso Unicredit, che sta rafforzando l’area di consulenza finanziaria e di private banking, ma anche verso gruppi come Bnp Paribas, Ersel, Pictet e Banca Generali (che Nagel aveva tentato senza successo di acquisire in chiave difensiva).
In un momento in cui la consulenza finanziaria, soprattutto di fascia alta, fa gola non solo alle banche reti ma anche a quelle tradizionali, perché è un business ad alto valore aggiunto e a basso consumo di capitale, si assiste a una vera e propria corsa ad accaparrarsi il miglior banker, spesso mettendo sul tavolo compensi elevati. Interpellato sul tema di recente, il numero uno di Finecobank, Alessandro Foti, ha parlato di «cifre insensate». In parallelo, è interesse degli stessi banker alzare il più possibile il compenso oggi anche perché, con l’Intelligenza artificiale che incombe sul settore, del doman non v’è certezza.
La ricchezza come materia prima dell’Europa
Secondo Antonella Massari, segretario generale di Aipb, oggi «l’attenzione si concentra su settori solidi e in crescita come il risparmio gestito, l’assicurativo e il wealth management, ambiti che generano valore per i clienti, margini per gli istituti e maggiori solidità e prospettive di sviluppo. Il solo Private banking, che gestisce gli asset dei clienti dai 500mila euro in su, a fine 2025 ha visto le masse crescere del 12,7% annuo al massimo storico di 1.417 miliardi. La ricchezza delle famiglie - aggiunge Massari - rappresenta la vera materia prima dell’Europa e presidiarla è fondamentale per favorire crescita e competitività attraverso la trasformazione dei risparmi in investimenti produttivi».
In ogni caso, molti gruppi, a partire da Mediobanca, stanno mettendo in campo misure per trattenere i professionisti. E proprio il mancato rinnovo del “retention plan”, scaduto a maggio del 2025, sarebbe tra i motivi alla base, l’anno scorso, dell’uscita da Banca Profilo di 14 professionisti su 31. La maggior parte è approdata in Cassa Lombarda e qualcuno in Ersel e Banca Generali.
L’emorragia di banker si è arrestata con il nuovo cda, nominato proprio a maggio, mentre da settembre Matteo Arpe è tornato alla guida come ad dopo tanti anni, ruolo in precedenza ricoperto da Fabio Candeli, a sua volta uscito da Banca Profilo alla fine dell’anno scorso. Intanto, da ottobre, c’è stato un completo rinnovo della prima linea, che ha tra l’altro comportato l’ingresso di 13 nuovi manager senior, mentre è partito un piano di assunzione di una decina di banker. Banca Profilo ha anche deciso di promuovere una causa contro Cassa Lombarda, per concorrenza sleale, ora nella fase di merito. A dimostrazione del fatto che quella per i banker spesso è una battaglia senza esclusione di colpi.
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