Cani e gatti, le spese crescono: ecco quanto costa allevarli. La proposta di un’Iva agevolata
di Irene Maria ScaliseROMA – Carissimi animali domestici. Nel senso di molto amati ma anche di economicamente dispendiosi. La fotografia del rapporto tra gli italiani e i loro pet "La convivenza con cani e gatti: il valore sociale economico” commissionato da Lav e realizzato da Ref Ricerche, è stata presentata questa mattina a Roma. In Italia – quantifica il dossier – la spesa per beni e servizi legati alla cura di cani e gatti si avvicina ai 7 miliardi di euro l’anno, con un costo medio di oltre 600 euro annui per animale considerando alimentazione e cure sanitarie. In questo contesto avere un cane e un gatto diventa un lusso. Il peso economico della cura degli animali sta producendo effetti concreti: il 23% delle persone rinuncia ad accogliere un nuovo animale per timore dei costi e il 10% ha dovuto separarsi dal proprio cane o gatto per ragioni economiche (Eurispes – Rapporto Italia 2025).
ROMA – Carissimi animali domestici. Nel senso di molto amati ma anche di economicamente dispendiosi. La fotografia del rapporto tra gli italiani e i loro pet "La convivenza con cani e gatti: il valore sociale economico” commissionato da Lav e realizzato da Ref Ricerche, è stata presentata questa mattina a Roma. In Italia – quantifica il dossier – la spesa per beni e servizi legati alla cura di cani e gatti si avvicina ai 7 miliardi di euro l’anno, con un costo medio di oltre 600 euro annui per animale considerando alimentazione e cure sanitarie. In questo contesto avere un cane e un gatto diventa un lusso. Il peso economico della cura degli animali sta producendo effetti concreti: il 23% delle persone rinuncia ad accogliere un nuovo animale per timore dei costi e il 10% ha dovuto separarsi dal proprio cane o gatto per ragioni economiche (Eurispes – Rapporto Italia 2025).
Il valore della pet economy
Di contro dal punto di vista economico, la pet economy in Italia rappresenta un settore rilevante: contribuisce per circa lo 0,4% al PIL nazionale e sostiene circa 96.000 posti di lavoro. Lo studio analizza inoltre uno scenario di riforma fiscale basato sull’allineamento dell’IVA sul cibo per animali a quella applicata all’alimentazione umana (4%) e sull’azzeramento dell’IVA sulle prestazioni veterinarie, come per le cure mediche rivolte alle persone. Secondo le stime elaborate, una misura di questo tipo comporterebbe un costo per la finanza pubblica pari a circa 577 milioni di euro, che potrebbe essere interamente compensato attraverso una riduzione di una quota dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), rendendo l’intervento sostanzialmente neutrale per il bilancio pubblico.
“Forze politiche di maggioranza e opposizione hanno incluso nei programmi elettorali delle elezioni politiche del 2022 misure volte a facilitare la convivenza con gli animali familiari, anche attraverso la riduzione dell’IVA su cibo e prestazioni veterinarie – ha precisato Ilaria Innocenti Responsabile Ufficio rapporti istituzionali LAV – in Europa, undici Paesi applicano già un’IVA agevolata sugli alimenti per cani e gatti e, in Italia, sono state presentate proposte di legge bipartisan per la riduzione dell’IVA anche sulle spese veterinarie, così come per garantire cure veterinarie gratuite a cani e gatti che vivono con persone socialmente fragili, a conferma del consenso trasversale. È quindi urgente avviare l’iter parlamentare di queste proposte di legge e giungere a una rapida approvazione”.
Gli animali tra spese e risparmio
Il desiderio di avere un animale in casa ha subito un’impennata negli ultimi anni. In particolare, il rialzo del periodo post pandemia – evidenzia il dossier – ha portato le spese per gli animali familiari ad incidere in misura significativa sul totale della spesa delle famiglie. Di fatto, quella che era una tendenza in corso da tempo, ha evidenziato una brusca accelerazione, e rappresenta uno dei cambiamenti negli stili di vita emersi a seguito del Covid-19. Un ulteriore fattore che ha sostenuto il peso relativo di queste spese è rappresentato dai rincari del cibo per animali nel 2022-23, risultati superiori alla media dell’inflazione complessiva, che hanno quindi spinto i consumatori ad aumentare la spesa dedicata a queste voci”.
Ma gli animali non sono solo una spesa. Anzi. Secondo alcune analisi recenti (Assalco Zoomark, 2025) rappresentano un risparmio. Vivere con un animale familiare riduce negli anziani il ricorso alle visite mediche del 15% e ore benefici alla salute al pari di un farmaco. Si stima un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale quantificabile in circa 4 miliardi di euro annui, derivante dalla ridotta necessità di interventi medici e dal minor impatto della spesa farmacologica.
I prezzi della pet economy
Tutti i comportamenti di consumo nel corso degli ultimi anni sono stati condizionati dall’accelerazione dell’inflazione. Molti beni e servizi hanno infatti registrato aumenti dei prezzi significativi. Questo è quanto accaduto anche per i prezzi dei beni e dei servizi specifici per gli animali familiari. Al riguardo – dice il dossier – possiamo usare l’espressione “pet-inflation” per riferirci appunto all’inflazione di questo insieme di beni e servizi. L’andamento storico della pet-inflation è stato caratterizzato da valori vicini a zero negli anni precedenti la pandemia sino al 2021, per poi evidenziare un’impennata dal 2022, e una fase di rientro nel corso del 2024. In generale, quindi, il profilo della pet-inflation è prossimo a quello registrato dall’inflazione complessiva del sistema economico. All’interno della pet-inflation, occorre comunque distinguere fra la dinamica dei prezzi dei beni e quelli dei servizi, con i secondi che hanno evidenziato un andamento nel complesso stabile. I forti aumenti della pet-inflation nel 2022-23 sono riconducibili difatti principalmente ai prezzi del cibo per animali, il cui andamento ha rispecchiato le forti tensioni che hanno caratterizzato tutta l’industria alimentare. L’andamento dei prezzi al consumo ha riscontro nei prezzi praticati dall’industria e in particolare dal settore che produce i prodotti alimentari per gli animali.
La possibilità di un’aliquota ridotta
Al fine di agevolare la convivenza con gli animali familiari nel rapporto il rapporto presentato a Roma suggerisce politiche a supporto delle famiglie. Un punto importante è quello delle spese legate al cibo per animali familiari. Un aspetto di cui tenere conto è che i prodotti alimentari sono quelli per i quali più frequentemente i Paesi applicano un’aliquota ridotta dell’Iva. Il differenziale fra le aliquote dell’Iva ordinaria, cioè quella applicata sulla maggior parte dei beni e servizi acquistati dai consumatori, e le aliquote ridotte sui prodotti alimentari (o almeno su una parte di tali prodotti) è significativo. Basti considerare che in genere nei Paesi europei le aliquote dell’Iva ordinaria si collocano intorno al 20%, mentre le aliquote agevolate sui prodotti alimentari, quando sono previste, si posizionano intorno al 10%. La differenza fra le due aliquote è quindi rilevante, e può quindi dare luogo a divergenze di costo importanti per i prodotti cui si applicano nei due casi. Fra i 27 Paesi considerati, le aliquote dell’Iva ordinaria oscillano fra un minimo dell’8.1% (Malta) e un massimo del 27% (Ungheria). Fra i maggiori Paesi, l’Italia ha un’aliquota dell’Iva ordinaria al 22%, la Francia al 20%, la Germania al 19%. Solamente tre di questi Paesi non hanno un’aliquota agevolata su almeno una parte dei prodotti per l’alimentazione umana (Danimarca, Estonia, Lituania). Negli altri Paesi le aliquote ridotte sui prodotti alimentari sono in genere significativamente inferiori a quelle dell’Iva ordinaria; in Italia vi sono due aliquote ridotte sui prodotti alimentari, un’aliquota al 4% ed un’altra al 10%. Le stesse aliquote agevolate sono applicate in Spagna; in Germania l’aliquota in Germania l’aliquota agevolata sugli alimentari è al 7%, in Francia al 5.5%. Se l’Italia si allineasse agli standard delle maggiori economie europee l’aliquota dell’Iva sul cibo per cani e gatti potrebbe scendere dal 22% al 10% o al 5%, con una riduzione quindi significativa del costo per le famiglie.