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Diseguaglianze, lieve calo. I bonus non bastano. Metà mamme penalizzate

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Per l’Istat l’intervento dello Stato migliora di 16 punti lo squilibrio dei redditi. Ma il confronto con l’anno precedente è quasi in linea. Dal taglio del cuneo, beffa per 7 milioni di lavoratori
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ROMA – Disuguaglianze ridotte di 16 punti grazie ai bonus? Vero nel 2025 come pure nel 2024. Gli interventi dello Stato, indispensabili in un Paese con un alto livello di povertà anche per chi lavora, servono proprio ad attenuare i divari altrimenti insostenibili. Ma il governo Meloni ha ereditato la maggior parte delle misure in vigore, in alcuni casi rafforzandole, in altro sgonfiandole. Con effetti non sempre neutri per le famiglie. Insomma, c’è chi vince e c’è chi perde.

Indice di Gini e bonus

Il report dell’Istat sulla redistribuzione del reddito in Italia fa chiarezza. L’indice di Gini che misura le disuguaglianze scende in modo lievissimo nel 2025 – dal 31,41 al 31,17% – al punto che si potrebbe dire stabile. Senza bonus, i divari avrebbero pesato per 16 punti in più …

ROMA – Disuguaglianze ridotte di 16 punti grazie ai bonus? Vero nel 2025 come pure nel 2024. Gli interventi dello Stato, indispensabili in un Paese con un alto livello di povertà anche per chi lavora, servono proprio ad attenuare i divari altrimenti insostenibili. Ma il governo Meloni ha ereditato la maggior parte delle misure in vigore, in alcuni casi rafforzandole, in altro sgonfiandole. Con effetti non sempre neutri per le famiglie. Insomma, c’è chi vince e c’è chi perde.

Indice di Gini e bonus

Il report dell’Istat sulla redistribuzione del reddito in Italia fa chiarezza. L’indice di Gini che misura le disuguaglianze scende in modo lievissimo nel 2025 – dal 31,41 al 31,17% – al punto che si potrebbe dire stabile. Senza bonus, i divari avrebbero pesato per 16 punti in più (17 al Sud): esattamente come nel 2024. In pratica, nessun governo si può permettere di rinunciare all’assegno unico per i figli, al taglio del cuneo per i lavoratori dipendenti, ai sussidi per i poveri (che il governo Meloni ha dimezzato), ai bonus mamme e nuovi nati, agli sconti sociali in bolletta che ora dovranno persino essere rafforzati con la guerra in Iran.

Come sono andati i bonus nel 2025

Scendendo nei numeri si scoprono le pecche. Se la disuguaglianza in Italia non esplode, lo si deve soprattutto ai sussidi per i poveri (migliorano l’indice per metà). Ora si chiamano assegno di inclusione e supporto per la formazione e il lavoro. Dopo i tagli drastici al Reddito di cittadinanza e le critiche dell’Alleanza contro la povertà, il governo ha redistribuito una parte dei risparmi miliardari incassati. E così: alzando le soglie Isee, aumentando un poco gli assegni, l’anno scorso a un milione circa di famiglie sono arrivati in media 1.300 euro in più, il 10% extra del loro reddito.

La famiglia, tra assegno unico e bonus bebè

L’assegno unico per i figli è aumentato dello 0,8% perché è indicizzato all’inflazione. Il bonus nido è stato corretto, includendo anche le famiglie senza un altro figlio minore di 10 anni. E poi è rispuntato il bonus bebè da mille euro. Risultato: 120 euro in più nell’anno a 6 milioni di famiglie. Di più per quelle del ceto medio: tra 154 e 192 euro, anche grazie all’esenzione fino a 50mila euro di Bot e Btp dall’Isee.

La beffa dal taglio del cuneo

Altro discorso per il taglio del cuneo che da contributivo è diventato fiscale. Qui il vantaggio medio annuo è solo di 95 euro. Ma su 13,4 milioni di famiglie, solo 6,4 milioni hanno avuto un guadagno: 365 euro all’anno. Per altre 7,1 milioni una perdita media di 145 euro, per il nuovo metodo di calcolo. E perché il governo ora considera il reddito totale non solo quello da lavoro.

La beffa del bonus mamma

Ombre anche sul bonus mamme lavoratrici: su 900mila, la metà incassa 415 euro in più all’anno, l’altra metà (soprattutto assunte a tempo indeterminato con due figli) perdono mille euro. Perché nel frattempo il bonus si è rimpicciolito a 40 euro al mese.

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