Eni accelera sul gas asiatico. Si rafforza l’intesa con Petronas
di Emma BonottiMILANO – Prima l’Argentina e il Venezuela, poi la Libia e l’Angola. Ora l’Indonesia. Eni accelera ancora sul gas e aggiunge un ulteriore tassello al nuovo satellite dell’upstream che la compagnia sta mettendo a punto con Petronas proprio nel Sudest asiatico.
Si tratta di due nuove decisioni finali d’investimento per i progetti Gendalo e Gandang (il cosiddetto South Hub) e Geng North e Gehen (North Hub) al largo dell’arcipelago asiatico.
Lo sviluppo dei primi due giacimenti, tra i mille e i 1.800 metri sotto il livello del mare, prevede la perforazione di sette pozzi e il collegamento all’unità galleggiante di produzione di Jangkrik, dove già converge il metano proveniente da altri siti all’interno del progetto offshore del bacino del Kutei.
Il North Hub, invece, tr…
MILANO – Prima l’Argentina e il Venezuela, poi la Libia e l’Angola. Ora l’Indonesia. Eni accelera ancora sul gas e aggiunge un ulteriore tassello al nuovo satellite dell’upstream che la compagnia sta mettendo a punto con Petronas proprio nel Sudest asiatico.
Si tratta di due nuove decisioni finali d’investimento per i progetti Gendalo e Gandang (il cosiddetto South Hub) e Geng North e Gehen (North Hub) al largo dell’arcipelago asiatico.
Lo sviluppo dei primi due giacimenti, tra i mille e i 1.800 metri sotto il livello del mare, prevede la perforazione di sette pozzi e il collegamento all’unità galleggiante di produzione di Jangkrik, dove già converge il metano proveniente da altri siti all’interno del progetto offshore del bacino del Kutei.
Il North Hub, invece, troppo distante per essere allacciato a Jangkrik, rende necessari sedici pozzi a una profondità compresa tra 1.700 e 2.000 metri e la costruzione di una nuova unità galleggiante, con una capacità di trattamento di oltre 28 milioni di metri cubi giorno di gas e 90.000 barili al giorno di condensati, oltre che una capacità di stoccaggio di 1,4 milioni di barili. Una volta estratto, il metano sarà trasportato a terra per alimentare sia la rete nazionale esistente sia l’impianto di liquefazione di Bontang.
Da qui, il gas ormai liquido sarà destinato in primis alla domanda locale e per l’eccedenza ai mercati internazionali. I condensati, invece, saranno trattati e stoccati offshore, per poi essere esportati attraverso navi cisterne specializzate, dette shuttle tanker. L’avvio dei progetti è previsto per il 2028 e già nel 2029 Eni confida di raggiungere una produzione stabile di 56,5 milioni di metri cubi giorno di gas e 90.000 barili al giorno di condensati.
I volumi in gioco sono elevati. I giacimenti dei due hub racchiudono, nel complesso, circa 283 miliardi di metri cubi di gas inizialmente in posto (i volumi totali, compresi quelli che non potranno essere prodotti) e 550 milioni di barili di condensati associati. Un tesoretto che sarà ereditato dal nuovo satellite, ancora senza nome, assieme agli asset operativi, ai progetti in sviluppo e alle licenze esplorative delle due compagnie tra Indonesia e Malesia. E a un piano di investimenti quinquennale da oltre 15 miliardi di dollari.
La costituzione della newco dovrebbe essere finalizzata entro la metà di quest’anno. L’obiettivo è servire il crescente mercato asiatico, che vede nel gas naturale liquefatto una chiave per ridurre l’impiego di fonti più inquinanti. Si parte con una base produttiva iniziale di oltre 300 mila barili di olio equivalente al giorno, per poi superare i 500 mila entro il 2029. Un traguardo che, dopo l’annuncio di ieri, pare sempre più concreto.