La Fed lascia invariati i tassi: “Le ripercussioni dell’Iran sono incerte”. E Wall Street va giù
di Cenzio Di ZanniROMA – Decisione in linea con le attese. La Fed lascia i tassi invariati nella penultima riunione dell'era di Jerome Powell. Il costo del denaro resta dunque fermo fra il 3,5% e il 3,75%. La decisione è stata presa con 11 voti a favore e uno contrario: Stephen Miran, l’ideologo dei dazi che Donald Trump ha piazzato nella stanza dei bottoni della Federal Reserve a nel settembre scorso. Miran avrebbe preferito una taglio al costo del denaro di un quarto di punto. Subito, in linea con il refrain che la Casa Bianca ripete da mesi. In ogni caso, la banca centrale americana mantiene la previsione di una sforbiciata sui tassi quest'anno e nel 2027, stando a quanto emerge dalle dot-plot, le tabelle con le previsioni di chi siede nel board. Wall Street vira in negativo dopo la decisione.
ROMA – Decisione in linea con le attese. La Fed lascia i tassi invariati nella penultima riunione dell'era di Jerome Powell. Il costo del denaro resta dunque fermo fra il 3,5% e il 3,75%. La decisione è stata presa con 11 voti a favore e uno contrario: Stephen Miran, l’ideologo dei dazi che Donald Trump ha piazzato nella stanza dei bottoni della Federal Reserve a nel settembre scorso. Miran avrebbe preferito una taglio al costo del denaro di un quarto di punto. Subito, in linea con il refrain che la Casa Bianca ripete da mesi. In ogni caso, la banca centrale americana mantiene la previsione di una sforbiciata sui tassi quest'anno e nel 2027, stando a quanto emerge dalle dot-plot, le tabelle con le previsioni di chi siede nel board. Wall Street vira in negativo dopo la decisione.
Gli occhi dei governatori riuniti nel Fomc, il Federal open market committee, restano intanto puntati verso il Medio Oriente e, in particolare, sulle ripercussioni della guerra contro Tehran lanciata da Usa e Israele. Secondo le prime stime, gli effetti della crisi sull’economia americana sono "incerti", evidenzia nota dell’istituto dopo una due giorni di riunione. La banca centrale, in ogni caso, "è attenta ai rischi". E pronta ad aggiustare la sua politica monetaria se – continua il comunicato – "emergeranno rischi che possono impedire il raggiungimento degli obiettivi della massima occupazione e della stabilità dei prezzi”. Il target di ogni banchiere centrale.
L’impatto, spiega Powell, potrebbe essere limitato oppure molto più ampio, soprattutto se i prezzi della benzina dovessero restare elevati a lungo, comprimendo il reddito delle famiglie e i consumi. "Voglio sottolinearlo: nessuno sa davvero cosa succederà”, annota il presidente. "Gli effetti economici potrebbero essere più contenuti oppure molto più ampi. Semplicemente non lo sappiamo. Ognuno – aggiunge – mette nero su bianco ciò che gli sembra più ragionevole, ma senza una vera convinzione".
E ancora: "Riteniamo che l'attuale ritmo della politica monetaria sia appropriato". E se “la spesa dei consumatori e gli investimenti delle imprese sono in buona salute”, la brutta notizia arriva dal mercato immobiliare, che invece mostra segni di debolezza.
Le stime sull’economia americana
Negli aggiornamenti delle sue proiezioni economiche, la Fed prevede una crescita del prodotto interno lordo (Pil) di Washington del 2,4% quest'anno, leggermente superiore alle stime di dicembre, per poi attestarsi a un solido 2,3% nel 2027, tre decimi di punto in più rispetto agli scenari precedenti.
L’istituto ha però rivisto al rialzo anche le previsioni sull'inflazione per il 2026. Da quelle parti ci si attende che l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali rifletta un tasso di inflazione del 2,7%, sia complessivo che al netto delle componenti volatili. Tuttavia, prevedono che l'inflazione tornerà a ritracciare verso l'obiettivo del 2% fissato dalla Fed nei prossimi anni, a mano a mano che l'impatto dei dazi e della guerra si attenuerà. I guardiani del dollaro continuano a scommettere su un tasso di disoccupazione al 4,4% entro la fine dell'anno, nonostante una serie di dati deludenti sull'occupazione.
Powell mette le mani avanti: "Nel breve termine il rialzo dei prezzi dell'energia spingerà verso l'alto l'inflazione complessiva, ma è ancora troppo presto per capire entità e durata dei possibili effetti sull'economia".
Il destino di Powell
Il suo futuro? "Se il mio successore non sarà confermato prima del 15 maggio, resterò come presidente pro tempore, come previsto dalla legge", chiarisce Powell sottolineando che sarà nel board fino a quando l'indagine del dipartimento di Giustizia non sarà chiusa. Anzi: "Non ho alcuna intenzione di lasciarlo finché l'indagine non sarà davvero conclusa, con piena trasparenza e in modo definitivo: non ho altro da aggiungere". Quanto alla possibilità di restare come governatore dopo la fine del mandato da presidente, Powell non ha preso una decisione: “La prenderò – assicura – in base a ciò che riterrò migliore per l'istituzione e per le persone che serviamo".
L’indipendenza
Powell torna a battere sull’indipendenza della Fed (e di qualunque banca centrale). Lo fa dopo mesi passati nel mirino di Trump, che voleva disarcionarlo e per questo non gli ha risparmiato offese (“idiota”, “testa dura”, “mulo”). "L'indipendenza ci consente di fare il nostro lavoro. La stabilità dei prezzi è metà del nostro mandato, mentre l'altra metà è la massima occupazione. Se si guarda a qualsiasi economia avanzata che assomigli agli Stati Uniti, in un'economia di mercato e in una democrazia, si trova quasi sempre una banca centrale indipendente, in alcuni casi – ricorda l’avvocato nominato da Trump nel 2018 – con un grado di autonomia anche maggiore del nostro".
La stessa indipendenza per la quale si sono spesi i governatori centrali di mezzo mondo, a tutela del collega americano, “è fondamentale perché ci permette di prendere le decisioni necessarie per preservare la stabilità dei prezzi. È una prassi consolidata e ampiamente riconosciuta. Credo che – conclude Powell – goda di un forte sostegno, certamente anche al Congresso, che è l'organo responsabile della nostra supervisione. E questo sostegno si ritrova sia tra i democratici sia tra i repubblicani, alla Camera come al Senato". Un messaggio per Donald Trump.