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“Hormuz non riaprirà prima di due mesi”. La funesta previsione delle Intelligenze artificiali

Navi cargo ferme al largo di Dubai 

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I ricercatori di un istituto svizzero hanno chiesto a 14 diverse IA di analizzare la crisi. Il responso? Assai più pessimistico degli esperti umani: lo Stretto potrebbe restare chiuso fino al 25 maggio, o anche di più
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ROMA – Quando riaprirà lo stretto di Hormuz? Ecco il dubbio attorno a cui da giorni si arrovella – senza risposta - il mondo, la domanda da cui dipendono le prospettive dei mercati, dell’inflazione e della crescita globale. In mezzo a tanta incertezza i ricercatori del St. Gallen Endowment, una fondazione no profit svizzera dedicata all’analisi del commercio internazionale, hanno avuto un’idea: chiederlo all’Intelligenza artificiale. O meglio – fra poco spiegheremo – alle Intelligenze artificiali. E la media delle loro risposte è decisamente preoccupante, molto più pessimista del consenso che ancora regge tra gli analisti umani: difficilmente la riapertura avverrà prima di due mesi, più probabilmente tra due e tre, quando i danni per il sistema energetico globale saranno profondi e assai lunghi da riassorbire, forse perfino dopo.

ROMA – Quando riaprirà lo stretto di Hormuz? Ecco il dubbio attorno a cui da giorni si arrovella – senza risposta - il mondo, la domanda da cui dipendono le prospettive dei mercati, dell’inflazione e della crescita globale. In mezzo a tanta incertezza i ricercatori del St. Gallen Endowment, una fondazione no profit svizzera dedicata all’analisi del commercio internazionale, hanno avuto un’idea: chiederlo all’Intelligenza artificiale. O meglio – fra poco spiegheremo – alle Intelligenze artificiali. E la media delle loro risposte è decisamente preoccupante, molto più pessimista del consenso che ancora regge tra gli analisti umani: difficilmente la riapertura avverrà prima di due mesi, più probabilmente tra due e tre, quando i danni per il sistema energetico globale saranno profondi e assai lunghi da riassorbire, forse perfino dopo.

Quattordici esperti

L’esperimento dell’organizzazione svizzera va ovviamente preso con le pinze. Ma il metodo è interessante. E’ stato chiesto infatti a quattordici IA di applicare all’osservazione della crisi in corso ognuna un diverso punto di vista analitico, dall’esperto dei Guardiani della rivoluzione iraniani a quello della difesa americana, passando per i vari modelli applicati nella teoria dei giochi e delle relazioni internazionali. Ognuno di questi “esperti” formula quindi una previsione aggiornandola giorno per giorno sulla base degli eventi più recenti, e queste vengono infine combinate per costruire un “consenso”. Risultato? Al momento la fine delle azioni militari americane viene collocata il 4 maggio e la riapertura dello Stretto di Hormuz – cioè il primo passaggio di una nave commerciale non scortata – il 25 maggio. La possibilità che ciò accada entro un mese è solo del 3%, entro due mesi è del 16%, entro tre mesi del 45%, ma con una significativa coda lunga che vede la chiusura prolungarsi oltre.

Va detto che le differenze nelle previsioni dei vari modelli sono significative, lasciando quindi aperta la possibilità di una risoluzione breve se dovesse prevalere una “spiegazione” piuttosto che un’altra. Ma va anche notato che con il passare dei giorni tutte le previsioni sono diventate più pessimistiche sulla durata delle crisi.

Pessimismo crescente

Non è difficile capire il motivo, vista l'escalation verbale e bellica che al momento non pare invertirsi. Lo stesso è successo d’altra parte anche tra gli analisti umani, finanziari e non, tra cui però regge ancora un consenso decisamente più ottimistico sul fatto che la crisi possa risolversi nel giro di un paio di settimane e che in un orizzonte relativamente breve la fiammata dei prezzi del greggio possa essere riassorbita, senza effetti troppo pesanti sull’inflazione e sulla crescita. Il prezzo del petrolio, arrivato in area 100 dollari al barile ma per li momento non oltre, riflette questa convinzione, così come l’andamento di mercati finanziari che per ora hanno tenuto. Chi avrà ragione, tra esperti umani ed esperti artificiali?

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