MILANO – Disciplina negli investimenti e remunerazione più generosa per i soci. Con tanto di dividendo straordinario se i prezzi delle commodity dovessero rimanere elevati. Eni mostra i muscoli con l’aggiornamento del piano 2026-30, che prevede meno di sei miliardi di investimenti lordi all’anno (5 netti) per un totale di circa 29 nel quinquennio, dedicati soprattutto al profittevole business degli idrocarburi.
Il titolo festeggia, chiudendo la seduta di ieri in progresso del 3,75%: secondo Barclays ora la società può puntare ai 100 miliardi di capitalizzazione.
Nell’E&P “il miglior portafoglio della storia del gruppo”
Per l’ad Claudio Descalzi siamo di fronte al «miglior portafoglio di progetti E&P della storia del gruppo», diversificato a livello geografico e tecnologico, in grado di sostenere una crescita annua della produzione upstream del 3-4% in arco piano. Nello stesso lasso di tempo, Eni prevede di duplicare la quantità di gas naturale liquefatto a sua disposizione. Un contributo rilevante proverrà dall’Indonesia, dove entro giugno verrà ufficializzata la nuova jv nel gas con Petronas, battezzata Searah. Limitato, invece, l’impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz, dove Eni al momento non ha cargo.
Plenitude fuori dal perimetro di bilancio
Tornando agli investimenti, le somme messe in campo sono minori rispetto al passato, merito della maggior efficienza e del deconsolidamento di alcune attività, a cominciare da Plenitude.
La casa madre, infatti, ha avviato assieme agli altri soci, i fondi Ares (20%, prima dell’operazione) e Eip (10%), un riassetto nel capitale del satellite green, con l’obiettivo dichiarato di definire una nuova governance - sotto il controllo congiunto di Ares ed Eni - e deconsolidare la società dal perimetro di bilancio del gruppo. Tecnicamente, l’operazione avverrà attraverso un aumento di capitale da 1,5 miliardi, sottoscritto da Ares per almeno due terzi, e con la discesa del primo socio al 65% del capitale.
La mossa rientra nella strategia satellitare che dal 2019 ha generato 16 miliardi di cassa e che dovrebbe generarne altrettanti nei prossimi cinque anni. Sotto il profilo finanziario, il gruppo progetta una solida crescita del flusso di cassa operativo (+14% medio annuo) e un debito contenuto, con un gearing tra 10 e 15% al 2030.
Nuovo buyback e (con prezzi alti) dividendo straordinario
In uno scenario di mercati energetici «volatili e imprevedibili», Eni propone «una strategia coerente, - argomenta Descalzi - da cui emergono chiare opportunità di crescita». Per l’azienda e per i soci. Al dividendo 2026 da 1,1 euro per azione (+5%) si aggiunge un buyback da 1,5 miliardi, che potrebbero salire a quattro se i flussi di cassa operativi dovessero crescere per effetto di un prezzo medio annuo del Brent sopra alle previsioni di 70 dollari al barile, ma inferiori a 90.
E con il petrolio sopra i 90 dollari e/o prezzi del gas o margini di raffinazione del 50% oltre le attese, l’intero extra incasso sarà distribuito agli azionisti come dividendo straordinario. «È la prima volta, ma non siamo mai stati così forti». Parola di Descalzi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA