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Murano: “Meno margini e nessun extraprofitto per noi petrolieri”

(ansa)
Il prezzo alla pompa di benzina e diesel è più basso e con aumenti poco significativi rispetto al resto d’Europa
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Dati alla mano, il prezzo alla pompa in Italia è stato molto più basso e con aumenti molto meno significativi rispetto al resto d’Europa». Parola di Gianni Murano, presidente di Unem, l’associazione che riunisce i petrolieri. Proprio questi risultati hanno permesso di allentare le tensioni esplose nei primi giorni di guerra in Iran, portando le parti a sedersi a un tavolo.

Murano, qual era il clima all’incontro con il ministro Salvini?

«In queste riunioni si è instaurato un clima di riconoscimento per gli sforzi che il settore sta facendo, anche alla luce dei risultati della nostra rete di distribuzione rispetto a quelle degli altri Stati membri. Ma al tempo stesso resta alta l’allerta del governo per identificare eventuali spec…

Dati alla mano, il prezzo alla pompa in Italia è stato molto più basso e con aumenti molto meno significativi rispetto al resto d’Europa». Parola di Gianni Murano, presidente di Unem, l’associazione che riunisce i petrolieri. Proprio questi risultati hanno permesso di allentare le tensioni esplose nei primi giorni di guerra in Iran, portando le parti a sedersi a un tavolo.

Murano, qual era il clima all’incontro con il ministro Salvini?

«In queste riunioni si è instaurato un clima di riconoscimento per gli sforzi che il settore sta facendo, anche alla luce dei risultati della nostra rete di distribuzione rispetto a quelle degli altri Stati membri. Ma al tempo stesso resta alta l’allerta del governo per identificare eventuali speculazioni».

Quali temi sono stati affrontati?

«Il ministro Salvini ha chiarito che il governo vuole assolutamente intervenire per limitare i maggiori oneri per il sistema Paese causati da questa crisi, in particolare per gli autotrasportatori e per le fasce più deboli della popolazione. Lui si è esposto sul taglio delle accise, ma le risorse da mettere in campo non sarebbero poche e dal governo erano arrivate ipotesi di interventi più mirati. Il ministro Urso, ad esempio, ci ha anticipato venerdì scorso che il precedente taglio delle accise non aveva avuto le conseguenze attese sull’inflazione».

Qual è stato, invece, il vostro contributo?

«Dimostrare, dati alla mano, che gli aumenti alla pompa sono stati inferiori rispetto al prezzo internazionale. Questo non ha fatto altro che comprimere il margine lordo di distribuzione, ovvero i guadagni delle società petrolifere: andare a parlare di extraprofitti è proprio un controsenso».

Crede che un intervento sulle accise basterebbe quanto meno a contenere i prezzi, se non proprio a portarli ai livelli pre guerra?

«Dipende da quante risorse il governo sarebbe disposto a mettere in campo. Un taglio analogo a quello deciso adesso, nel marzo 2022 costò un miliardo al mese. Altri interventi sulla fiscalità, come ridurre l’Iva sui carburanti, andrebbero decisi a livello europeo»

E gli Ets?

«Il meccanismo, esclusivamente europeo, rende l’Unione e soprattutto alcuni Paesi non competitivi. Il meccanismo dei certificati ha subito una distorsione finanziaria, per cui oggi il costo del carbonio lievita come un qualunque strumento finanziario, con effetti diretti sui prezzi dell’energia. È questo il sistema che va scardinato, creando un cap al prezzo degli Ets, ad esempio attraverso l’emissione di quote gratuite».

Può spiegarci perché quando il prezzo della materia prima sale i carburanti rincarano rapidamente, mentre quando le quotazioni scendono l’impressione è che i prezzi alla pompa si normalizzino più lentamente?

«La rincorsa non è proprio così immediata. I prezzi dei carburanti sul mercato sono sì legati alle quotazioni di riferimento di giornata (Platts), ma dipendono anche dalle valutazioni prese dai singoli operatori come dalla catena di approvvigionamento. Ancora una volta, dalla lettura dei prezzi consigliati e praticati emerge che i principali operatori hanno mantenuto un approccio prudenziale nel trasferire al consumatore i rialzi delle quotazioni».

Eppure qualcuno ancora vi accusa di speculazione. Come rispondete?

«Lasciamo parlare i numeri. Non posso esprimermi per ognuna delle 21.700 stazioni in Italia, ma le medie trasmettono un messaggio chiaro, permettendoci di costruire una conversazione franca e trasparente con il governo, che infatti non ha più parlato di speculazione. Se questi sono gli andamenti, non credo nemmeno ci siano i margini per applicare una tassa sugli extraprofitti».

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